Duemila a 1 – Odissea nello sfascio

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2000 a 1 – Odissea nello Sfascio

Breve racconto fanta-demenziale  in 3 capitoli di Sergio Figuccia

E’ una storia ambientata in un’epoca chiamata  “2000 a 1” perché tutto, in quella fantomatica era, funzionava col rapporto di 2000 a 1.
Infatti, dopo il passaggio della Cometa “Europa”, che aveva segnato l’inizio di quell’era di stenti, chi aveva 2.000 lire in tasca si era ritrovato a possedere solo 1 euro, e chi aveva acquistato 2.000 euro in bond Parmalat si era ritrovato sempre con 1 euro, chi  invece aveva investito il proprio denaro in 2.000 azioniArgentine” era riuscito a farsene pagare una.
A ogni anno che passava le aziende diminuivano di 2.000 unità i propri dipendenti,  mentre ogni 2.000 impiegati solo uno riusciva ad avere uno stipendio adeguato o uno scatto di carriera.
D’altra parte le Compagnie Assicurative pagavano un sinistro ogni 2.000 incidenti denunciati e aumentavano per 2.000 volte, in contropartita, i prezzi delle polizze.
Al posto di 2.000 piccoli esercenti era subentrato un solo stratosferico ipermercato, mentre per ogni gruppo di 2.000 disoccupati solo uno aveva trovato lavoro,  e ogni 2.000 nuovi assunti solo uno riusciva ad arrivare alla pensione; … e che dire dei prezzi al consumo? Anche in quel caso tutto funzionava col rapporto 2.000 a 1, infatti: quanto ci “pensava su” una casalinga prima di comprare un carciofo? Ovviamente 2.000 volte!
Insomma l’era del “2.000 a 1”, tanto temuta dai “millenaristi”, sarà il periodo storico nel quale si svolge la nostra storia, sarà come mettere 2000 volte il dito in una piaga.

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Capitolo 1

Lo “strambonauta” riuscì con difficoltà a posarsi sul suolo di quello strano pianeta che era comparso  improvvisamente davanti il musetto della sua navicella a protoni.
La sua era una “missione impossibile”, forse per questo aveva chiamato “Tom” il suo mezzo spaziale derivato da un vecchio missile “cruise”.
A bordo del suo “Tom-Cruise”, per l’incarico che gli aveva affidato la Nasa, doveva viaggiare all’interno dell’anello “terziario” nel 1° sistema “Bi-Polare”, alla ricerca di posti strambi abitati, in tempi remoti,  da popolazioni arcaiche, ormai estinte; ecco perché era stato chiamato “strambonauta”, ed ecco perché quel pianeta, così in rovina, lo affascinava tanto.
Correva l’anno……..boh?……correva tanto, che non si riusciva neanche a vederlo!
Tutto ormai correva troppo velocemente!  Nel suo mondo di origine, correva la gente, correvano le auto, correvano i vigili urbani, correvano le multe, correvano gli impiegati per passare il badge in tempo utile……Ogni mattina insomma, al risveglio, tutto iniziava a correre, non c’era proprio verso di rallentare, era una guerra di tutti contro tutto.

Così lo strambonauta , dopo un forte esaurimento nervoso preso a causa dello stress giornaliero per andare al lavoro (vedi foto a lato), aveva preferito cambiare aria e abitare le rarefatte atmosfere del cosmo, prive di gravità e dei soliti problemi quotidiani che ormai non sopportava più.
L’atterraggio riuscì alla perfezione, e il solo fatto che ogni suo movimento era lentissimo, lo rendeva felice; si sentiva leggerissimo…alla faccia dei suoi amici (o pseudo tali) che continuamente, sul suo pianeta, gli ricordavano che negli ultimi tempi si era appesantito.
Non appena posato il piede sul terreno sabbioso, notò uno strano essere mezzo nudo seduto su una roccia, proprio accanto al piccolo cratere dove era atterrata la navicella.
– Chi sei….come ti chiami ? – chiese al discinto umanoide.
– Sono un “mutande”…non lo vedi ?
– Un “mutante” vorrai dire….da come parli sembri della Provincia di Agrigento!
– Non so di quale Provincia tu stia parlando….ma io sono proprio un “mutande”; faccio parte di un antico popolo chiamato “Medioceto”. Dopo tanti anni di discreto benessere, la mia gente fu messa in crisi dall’avvento del terribile mostro “Euro” che si è avventato sulle nostre terre mordendo avidamente le nostre tasche. Abbiamo tentato di resistere, ma i pochi che sono riusciti a sopravvivere hanno dato vita alla nuova stirpe dei “mutande”. Io sono uno di questi. Continuiamo certo a campare …ma come puoi vedere siamo un po’ mal messi.
– Ma non c’erano i sindacati a difendervi?
– Sì, certo …c’era la CIPS, che aveva fra i suoi iscritti i lavoratori “elettronici” e i “computerizzati”, la Z.T.ELLE che raggruppava lavoratrici non coniugate dal carattere controverso, la UIC, il sindacato famoso per i suoi scioperi “a singhiozzo”, e il sindacato degli “AUTOMI”, che raccoglieva i robot, i replicanti e gli alieni. Tutti i sindacati si sono opposti strenuamente al degrado dell’immagine dei lavoratori, ma ogni giorno la lotta si è fatta sempre più ardua.
Un giorno poi si aggiunse un altro nemico da combattere: il “Pensionufo”, una specie alata di pensione che, non appena sembrava sul punto di essere catturata, svolazzava via beffarda.

I Sindacati lottarono anche contro questa bestia, ma nella battaglia si ruppero diverse cose:  si ruppero le relazioni fra i Sindacati,  si ruppero i rapporti fra le Aziende e gli impiegati….. ma soprattutto i lavoratori videro rompersi definitivamente i loro “diritti acquisiti”.
(  continua )

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Capitolo 2

Il “mutande” raccontava le traversie del suo popolo senza mostrare particolare sofferenza;  evidentemente aveva già fatto l’abitudine a mostrare il suo stato senza alcuna vergogna, d’altronde lui e la sua gente erano solo vittime in quello “sfascio” epocale.

– Ma gli avvenimenti che ti trasformarono in “mutande”  furono così repentini?  – chiese incuriosito lo “strambonauta”

– No, tutto è avvenuto per “gradi”.  Si cominciò, per esempio, a cambiare i nomi alle mansioni dei lavoratori all’interno delle aziende. Si crearono così strani incarichi professionali precari che già davano un’idea ben precisa sull’incombente fine del sistema impiegatizio. Spuntarono così i “Capo-Linea”, i “Gestori Finali”, i “Segretari usa e getta” e la figura più ambigua di “Defuntionario”, derivata direttamente dal latino, che peraltro era anch’essa ormai “lingua morta”.  Furono istituiti nuovi ruoli che, già dal nome, indicavano chiaramente un ipotetico e incerto futuro; il vecchio “Preposto” fu sostituito dal “Supposto” , il “Commesso”, già da tempo in estinzione diventò “Fummesso” e la figura di “Sostituto” si trasformò in quella più drammaticamente sincopata di “S.O.S.” , che già da sola la diceva lunga sul naufragio totale che stavamo vivendo.

– Riusciste a capire chi causò questo putiferio?
– Fu un “parto intellettivo” delle “Grandi Menti” che controllavano sottobanco l’intero pianeta.  Fu una svolta epocale che iniziò dalla idea “fissa” di abolire a tutti i costi il posto “fisso”.  Il povero “posto fisso” non aveva fatto male a nessuno, eppure nacque spontaneo un movimento che fece di tutto per ucciderlo;  si inventarono di tutto per colpirlo: si parlò di  “assistenzialismo” , di lavoratori in esubero, di “mobilità”…. sta di fatto che in breve tempo i lavoratori “esuberanti” divennero “tristissimi”, la “mobilità” si trasformò in “mobbing” e la gente che aveva iniziato a lavorare a 18 anni come “impiegato amministrativo” si ritrovò con la prospettiva di poter chiudere la propria carriera lavorativa solo a 126 anni, (o con 92 anni di contribuzione), passando dall’originario incarico ai successivi livelli retributivi di “facchino-aggiunto”, poi di “vice-sciacquapalliere”, e in seguito di “aiuto-mezzemaniche”, di “aiuto-portaborsista”, per finire la carriera come “aiuto-aiuto-aiuto”.
– Alla faccia della “specializzazione”……ma riuscirono ad adeguarsi?
– No. Cambiando lavoro continuamente non riuscirono a rendersi mai più conto di quello che facevano e lavorarono sempre male, concedendo così ai  “manager”  varie opportunità per essere buttati fuori dalle aziende; lavoravano male perché cambiavano troppo spesso lavoro e, cambiando lavoro spesso, non potevano dimostrare di essere bravi ed erano costretti a cercare altro lavoro….era diventata insomma una spirale senza fine…..come un cane che si morde la coda.
– Ma le “Grandi Menti” cosa avevano da guadagnare in questo sconvolgimento globale?
– Tutto quello che nasce dal “caos” fa sempre comodo a chi ha l’obiettivo di stravolgere il sistema per poterlo poi controllare a piacimento. Le Banche, per esempio, non potevano essere di certo “manipolate” in quanto “Istituti di Diritto Pubblico” …quindi alcune “Grandi Menti”  pensarono bene, con le scuse più inverosimili, di trasformare i vecchi e solidi Istituti in “S.P.A.”, l’acronimo di “Speculazioni Per Affaristi”, affidandole alle lobby di intrallazzisti. Da quel momento il controllo del denaro passò dallo Stato a un piccolo numero di privati senza scrupoli ai quali non interessava di certo il conseguente impoverimento dell’intera popolazione che, lentamente, iniziò a trasformarsi in esseri “mutandi”.

Durante il colloquio improvvisato con lo “strambonauta”, trapelavano chiaramente nel comportamento del “mutande”, sia la nostalgia per i trascorsi da lavoratore stimato, sia l’originaria dignità connessa a quel ruolo sociale un tempo rivestito e in seguito andato in malora.
Improvvisamente però il dialogo fra i due venne interrotto da un suono metallico proveniente dalla “Tom-Cruise” (la navicella spaziale dello stambonauta).
Era un brano musicale intitolato “Così parlò Zaratustra” che “BALL”, il computer di bordo della navicella, utilizzava per richiamare all’ordine il suo pilota.

BALL, inserito fra le attrezzature in dotazione, era un computer di “rottura”, non effettuava infatti particolari algoritmi od operazioni di servizio come tutti gli altri macchinari similari;  si limitava a inviare di continuo al navigatore, promemoria di tutti i tipi, per tenerlo aggiornato sulle procedure di rito.
Lo strambonauta detestava BALL  e le sue comunicazioni sparate a raffica, specialmente per quella musica oracolare e imperiosa che le preannunziava e per la voce con la quale BALL esponeva le sue nozioni.
Chi l’aveva progettato infatti, per farlo parlare, aveva avuto la geniale idea di adoperare la voce di Vincenzo Mollica, un noto giornalista italiano al quale veniva concesso di recensire praticamente di tutto, dai libri alla musica, dai film ai festival musicali, dai video-clip ai fumetti e che non riusciva mai a prendere fiato durante la lettura dei suoi testi, creando così, a ogni suo strepitato intervento televisivo, un malefico effetto ansiogeno per i telespettatori che avevano la disgrazia di sentirlo al termine di quasi tutti i telegiornali nazionali  e che venivano costretti, di conseguenza, a un’ora di camera di decompressione per tornare in possesso delle loro facoltà psico-fisiche.
Anche quella volta lo strambonauta fu costretto a interrompere il dialogo col  “mutande” per correre nuovamente nella plancia dell’astronave ad ascoltare la mefistofelica voce di BALL.

– Devi ricordarti sempre cosa occorre per avere l’astronave in regola, bip! – sentenziò BALL non appena lo strambonauta mise piede in cabina – per non incorrere nelle pesanti sanzioni pecuniarie e nelle violente pene peculiari, devi indossare le cinture di sicurezza, bip! avere a bordo il giubotto catarifrangente bip! devi revisionare il veicolo ogni due anni, bip! accendere le luci anche di giorno bip! esporre il bollino blu per dimostrare di aver controllato i gas di scarico, indossare il casco protettivo, rinnovare la patente ogni 5 anni, pagare l’assicurazione, pagare la tassa di proprietà, bip! riscontrare il… bip! … regolarizzare la … bip! ripor.. bip! … bip! bip! bip!

(continua)

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Capitolo 3

BALL non era nuovo a quegli exploit …ogni tanto si  imBALLava da solo e andava in tilt.   Lo strambonauta d’altronde conosceva bene la filastrocca che il computer gli stava recitando, e aveva ringraziato il cielo (anzi lo spazio) per l’improvvisa interruzione tecnica di quel dannato “promemoria”.

Tornò così a piccoli salti vicino al “mutande”;  era troppo incuriosito dalla storia di quello strano essere per interrompere il contatto che si era generato.

– Scusami , ma il mio computer  BALL  sta diventando ogni giorno più invadente; funziona solo come memoria elettronica di “Normative regolamentari”, che in termine tecnico chiamiamo “e-NORME”, così come chiamiamo “e-mail” la posta elettronica; …  solo che, ripetendo di continuo tutte queste scemenze,  questo computer sta ormai mutando in un  “e-norme rompimento di BALL”.

– Conosco il problema, anche da noi tutto è tenuto sotto controllo dall’Autorità Superiore;  voi avete l’ “e-Norme”… noi abbiamo il “Grande Fardello”. E’ la tecnica asservita al potere … un sistema di osservazione capillare che permette di scrutare la popolazione in ogni sua attività (anche quella più intima) con l’uso di telecamere sofisticatissime piazzate nei punti più disparati degli agglomerati urbani.
Così, se con la tua auto ti capita di oltrepassare di 2 centimetri la striscia gialla di una corsia preferenziale, immediatamente la grave infrazione viene registrata dalla telecamera inserita in una pigna di uno degli alberi che costeggia la carreggiata o da quell’altra montata sul cappello del finto vigile fermo sul finto marciapiede del finto incrocio stradale, e così scattano le multe, (stavolta vere) i verbali, le contravvenzioni e le pene.

– Ma dev’essere proprio un terribile “fardello”  quello di essere osservati continuamente senza saperlo!
– No, No … il fardello è quello di essere presi continuamente per i “fondelli”. Le Funzioni Governative infatti hanno varato contemporaneamente una legge sulla “Privacy” che condanna la violazione della riservatezza alla quale ha diritto ogni cittadino, cosa che però può fare indiscriminatamente sia l’Autorità Superiore, con la scusa della sicurezza pubblica, sia qualsiasi società commerciale che faccia sottoscrivere una liberatoria in tal senso agli individui “presi di mira”.
Ora, considerando che nessuno può ricevere un servizio sociale senza sottoscrivere la “liberatoria”, e che nessuno può comunque opporsi  allo “spionaggio” delle Autorità che gestiscono il potere “assoluto”………… mi spieghi tu a cosa diavolo serve questa legge sulla “Privacy”.

– Cose dell’altro mondo!
– Già! – precisò il “mutande” – cose di questo mondo! E pensa che c’è pure un “Garante” sulla Privacy che ha un nutrito staff  di collaboratori… tutta gente strapagata che non fa certo parte della mia razza di “Mutande”.  Per me e la mia gente tutto è diverso, siamo nudi e indifesi, soggetti a controllo e speculazioni di qualsiasi tipo, e senza alcuna reale protezione da parte delle istituzioni pubbliche.

– Ma chi vi governa deve pur tenere conto che la vostra è una “razza” povera!
– Certo! E proprio per questo quando il governo cerca soldi lo fa solo nelle nostre povere tasche, non certo in quelle ricche dei grassi affaristi o dei corrotti politici intrallazzisti. Così i nostri amministratori si inventano di tutto pur di spogliarci sempre di più. Paghiamo tasse sempre più alte e con le motivazioni più creative e sofisticate che mente pensante possa inventare: c’è, per esempio, la tassa sul possesso degli elettrodomestici televisivi, nonostante all’acquisto dello stesso apparecchio si paghi già un’altra tassa del 22% del suo prezzo, o il tributo sul ritiro dei rifiuti anche se l’immondizia giace da anni per le strade perché in realtà non c’è nessuno che la rimuova. Poi subiamo anche ritorsioni dal governo centrale ogni qual volta non riusciamo a pagare il nostro debito accumulato nel tempo, in questo caso viene scatenato il terribile mostro “EURO” che ci colpisce e ci azzanna con i suoi morsi mortali.
Impoverendolo sempre più il nostro popolo viene governato più facilmente, è la dura “legge” di questo pianeta.

Lo strambonauta a quel punto, sempre più incuriosito, fece al “mutande” la più classica delle domande.
– Scusami, ma potresti dirmi come si chiama il tuo pianeta, perché quel cretino di BALL all’atterraggio non mi ha saputo dare delle indicazioni comprensibili.

– In realtà il nostro è un satellite naturale di un pianeta chiamato Giove, in particolare è il quarto satellite in ordine di grandezza. Il nostro mondo si chiama EUROPA.

Per lo strambonauta fu un fulmine a ciel sereno. In un nano-secondo quell’incontro si trasformò in una metafora spaziale, quello strano satellite di Giove aveva il nome del continente in cui lui viveva sulla Terra.
– Porca miseria! – pensò, considerando proprio la povertà dell’alieno con cui stava parlando – ma ‘sta storia sembra esattamente quella di casa mia!

Si congedò in fretta dall’alieno “mutande” concedendogli tutta la sua solidarietà per il suo triste destino e si rimbarcò sul suo “Tom-Cruise”.

BALL, con la solita concitata voce monotòna, campionata da quella di Vincenzo Mollica, gli chiese subito:
– Si torna a casa?
NOOO! Assolutamente NO!  Direzione: Alfa CentauriUltimo pianeta a destra, quello più lontanooooo.

(fine)

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