Quando lo Stato diventa sciacallo

Pubblicato il: 2 dicembre 2010 alle 11:47 am

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Nelle pagine web di Wikipedia si legge questa definizione di “sciacallo”:
<< Specie di mammifero appartenente al genere dei “Canis” che si ciba abitualmente di animali morti. Nel linguaggio comune il termine “sciacallo” viene spesso usato in senso denigratorio per indicare chi trae in qualche modo giovamento dalla morte o dalle difficoltà altrui.>>

 

Probabilmente sono molte le occasioni nelle quali lo Stato si identifica con lo sgradevole animaletto, ovviamente parlo genericamente dell’ordinamento giuridico politico che esercita il potere sovrano su un determinato territorio e sui soggetti a esso appartenenti, non in particolare dello Stato Italiano; la similitudine infatti vale un po’ in tutti i paesi del mondo, non è una prerogativa della nostra terra.

Ma in queste righe vorrei soffermarmi solo su due particolari circostanze che fanno venire la bava alle già fameliche fauci dei governi di mezzo mondo.
 
 
Il primo caso è la celebre “tassa di successione”; un incredibile balzello su un passaggio forzato di proprietà da un defunto al proprio legittimo congiunto-erede. Non c’è una vendita con effettivo guadagno fra le parti, non c’è volontà specifica da parte del subentrante, che “riceve” solo per necessità scaturita da evento luttuoso, eppure lo Stato deve mangiarci sopra, approfitta della morte di un cittadino per alimentare le proprie casse …se non è attività di sciacallaggio questa! Anche le tasse dovrebbero possedere certi requisiti morali.
 
 
Il secondo caso riguarda le Lotterie Nazionali ed il SuperEnalotto italiano in particolare.
Come ho già detto in precedenza il problema riguarda tutte le Nazioni che hanno adottato questi giochi a livello statale, ma il SuperEnalotto ne è l’emblema più eclatante, il simbolo perfetto dello sfruttamento bieco e maligno di una debolezza umana per fini economici.
Il SuperEnalotto è un gioco “d’azzardo” per definizione, e come tale dovrebbe essere messo al bando o se non altro “trattato con le pinze” (come avviene per altri giochi dove l’interesse di Stato non è presente), non dovrebbe essere di certo pubblicizzato ed esaltato, proprio dallo Stato e dai suoi organi di comunicazione, come avviene invece con estrema regolarità.
Un esempio opposto avviene in tutti gli Stati del mondo per i prodotti derivanti dal “fumo”, la cui pubblicità è considerata illegale, e i fabbricanti, nonostante il monopolio statale, sono obbligati a specifiche indicazioni del tipo: “Il fumo nuoce alla salute”, “Fumare rende impotenti”, “La sigaretta ti fa venire lo schioppone”, “La trombosi viene fumando e non trombando” ecc. ecc.
I giochi d’azzardo invece sono “strombazzati” ai quattro venti e propagandati in tutte le forme.
L’esempio più bello è il TG1 italiano che, nei tre giorni di estrazioni settimanali, si prodiga a comunicare in tempo reale le varie combinazioni numeriche, a farle visionare costantemente durante la trasmissione, con apposita sovrimpressione fissa a colori e qualunque sia la gravità della notizia in discussione, a intervallare, ai normali servizi sui morti del giorno e le sguaiate esternazioni dei politici, un bel reportage sul gioco con tanto di interviste a giocatori e aspiranti vincitori.
Qual è il motivo di tanto zelo giornalistico nella televisione pubblica (di Stato)? Forse quel tanto sbandierato dovere d’informazione? Assolutamente NO!! E’ quel 53,6% del montepremi che finisce ad ogni turno di giocate nelle tasche dell’erario, alla faccia di chi si svena nella speranza di una vittoria che ha una probabilità di verificarsi di 1 su 622.614.630 per ogni combinazione giocata, mille volte più alta della probabilità di partorire due gemelli siamesi che non muoiano prematuramente o di cadere su una buccia di banana effettuando una doppia capriola all’indietro senza sbattere la testa.
 
 
Insomma prima di morire o di affidare le nostre speranze ad un biglietto …pensiamoci due volte (o anche tre, come le giocate settimanali), lo sciacallo è sempre in agguato.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

2 commenti su “Quando lo Stato diventa sciacallo

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