Quando l’insignificante assurge a pubblico dominio

Pubblicato il: 24 gennaio 2011 alle 6:49 pm

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Famosi per la stampa, inutili per la società.
La foto che vedete in alto costituisce il 70% della prima pagina di giorno 21 gennaio 2011 del Giornale di Sicilia. Lo spazio dedicato ad una tizia qualunque, resa celeberrima dai media solo per aver avuto rapporti (peraltro tutti da definire) col Presidente del Consiglio italiano, è stato pari a quello riservato al Papa quando è venuto in visita a Palermo.

Non entro in merito all’attività svolta da questa… “tizia”, che peraltro è padrona di buttare via la sua vita come vuole, la libertà ed il libero arbitrio costituiscono “diritto comune”, ed a noi…”non ce ne può fregà de meno”, ma è a dir poco ignobile che i quotidiani italiani diano tanto rilievo a singole tristissime esistenze, solo perché si sono incrociate, in un ennesimo misero istante della loro vita, con un personaggio ricco di tutto: fama, potere, anni, boria, viagra e testosterone.

Che il Giornale di Sicilia ci metta al corrente della “importante” presenza della tizia in Sicilia, peraltro anche per subire un processo per furto, per poi segnalarci dove andrà a farsi le vacanze, quasi fosse una personalità che possa dare lustro al territorio, è un grave attentato alla pubblica moralità, all’etica professionale dei giornalisti, ed allo stesso “Codice di Autoregolamentazione”, sottoscritto il 25/5/2009 dall’Ordine dei giornalisti italiani, dalla Federazione Radio e Televisioni, dalla Federazione Nazionale della Stampa e dall’Agcom, alla presenza della Presidenza della Corte Costituzionale e di autorevoli giuristi del CSM.
 
Per vendere qualche copia in più sfruttando la pruriginosa curiosità di certe frange sociali che vivono essenzialmente solo di gossip popolare, il Giornale di Sicilia, ma anche molte altre testate italiane, utilizza la prima pagina come “specchietto per le allodole”, inserendo foto e titoli macroscopici per pubblicizzare articoli interni di irrilevante interesse pubblico, con il solo risultato finale (l’aumento delle vendite è infatti tutto da dimostrare) di dare risalto alla mediocrità, se non alla nullità totale, rispetto ai valori ed alle capacità che vengono relegati nei fondi-pagina se non addirittura omessi.
Così una Ruby qualunque, così come una D’addario o una Noemi, riesce ad avere comunque il suo momento di celebrità pur non contando nulla, pur non sapendo far nulla, pur non avendo alcuna capacità artistica, né alcun merito per la comunità (si può anche consultare l’articolo del 26/1/2010 di questo stesso blog).
Le figure di queste “tizie” assurgono, pur nel disinteresse ufficiale delle masse, ai livelli di “gloria” di un Premio Nobel o di astro nascente della Scienza o dell’Arte, nell’aura dorata e scintillante di una pura “nullità” resa “valore aggiunto” dalle indegne valutazioni dei media e di certa insulsa stampa.
Così un giorno al Museo si dirà:
“Perbacco!!… queste esposte sono le mutande di Trincapisella, quella famosa giffina..” (giffina = tizia che ha partecipato alla trasmissione televisiva “Il Grande Fratello”)
Oppure, parlando fra amici collezionisti:
“Cacchio!!…io ho la foto autografata da Ruby…vale un casino!”
O ancora:
“Non so cosa facesse nella vita…ma ricordo che questa Noemi era una celebrità”.
 
Cosa fare per evitare tutto questo?
Non comprare i giornali che propagandano queste “miserie”, non guardare le TV che ci inebetiscono con la presenza in video di tanta inutile gentaglia.
Oggi abbiamo le alternative… ed Internet, pur replicando in parte quello che ci propinano gli altri media, ci da comunque una vasta possibilità di scelta non essendo monopolizzata dai soliti 3 o 4 gruppi televisivi, o da quel gruppetto di scadenti responsabili di testate giornalistiche.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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