L’articolo 18, prossimo martire sull’altare della patria

Pubblicato il: 22 agosto 2011 alle 1:07 pm

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La crisi internazionale è l’alibi, l’interesse di una espansione nella gestione del potere datoriale è invece il movente.

E’ dall’epoca dell’omicidio del giuslavorista Marco Biagi che il Governo Italiano di centro-destra, in tutti i modi, sta cercando di intervenire con forza sull’Articolo 18 per modificarlo, ad uso e consumo di una certa casta di imprenditori italiani.

Biagi è stato il martire di questo tentativo, ma nonostante la sua drammatica uccisione, si continua a reiterare nel tempo la ricerca di possibili giustificazioni per poter mettere mano su un diritto cautelativo dei lavoratori che è costato tanti anni di sacrifici e di lotte.

Dopo la solita tiritera sulle pensioni, ogni evento è buono per riproporre l’opzione “Articolo 18”: La crisi della Grecia, quella del Portogallo, la caduta delle borse, la diarrea di Marchionne, l’alitosi della Marcegaglia…insomma qualsiasi cosa va bene, pur di rompere le scatole ai lavoratori.

Già in questo blog se ne è parlato in abbondanza (vedi articolo “Attenti alla flessibilità”, “Più si sale e più vengono le vertigini” ecc. ecc.), ma non basta mai….perchè ci provano sempre, senza soluzione di continuità.

Di per sé la possibilità di una gestione meno rigida delle risorse umane (prima i lavoratori si chiamavano “personale dell’azienda”,  per cambiare le cose si comincia sempre col cambiare le nomenclature) non è idea del tutto peregrina.

Le problematiche attuative sono legate piuttosto alle modalità di accesso a questa opportunità e soprattutto alla natura di certi individui italici che non dormono la notte se durante il giorno non sono riusciti a dimostrare a se stessi di essere persone “importanti”.

La pericolosità di questi individui è altissima, sono più velenosi, acidi e letali di una vedova nera; pur di esaltare il proprio “ego”, tutto votato al comando e al sadico rapporto con i propri “sottomessi” (vedere tutte le opere su “Fantozzi”),  sarebbero capaci di buttare sul lastrico centinaia o migliaia di famiglie, proprio plasmando le eventuali variazioni apportate al famoso articolo 18, sotto la bandiera di una oculata gestione aziendale.

In 35 anni di lavoro ne ho adocchiati molti di questi “comandanti” esaltati, e in diverse sfere operative, sia nel pubblico che nel privato.

Concedere questo ulteriore potere a gente che ha già dato l’anima alla massoneria o alla politica, se non addirittura alla delinquenza organizzata, pur di sedersi sul trono del comando è grave e azzardato.

Il licenziamento è una sorta di sacrificio umano che prevede una vittima ed un carnefice, ma il martirio senza giusta causa dipende solo dalla volontà del boia.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

1 commento su “L’articolo 18, prossimo martire sull’altare della patria

    Santokenonsuda

    (25/08/2011 - 09:13)

    I veri falliti nella vita sono coloro che bramano sempre di poter comandare e che sono disposti a tutto per poterlo fare.

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