La “munnizza” a Palermo? Meno male che le strade sono piene…

Inserito da Carlo Ferlisi
Dic 19 2011
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Chi l’ha detto che l’emergenza rifiuti a Palermo è una piaga sociale? La “munnizza” a Palermo ti può salvare la vita: o meglio, ti può salvare la… serata!

Questo è un fatto realmente accaduto, di cui sono testimone oculare in quanto è successo al sottoscritto.

La cronaca: Palermo, domenica 18 dicembre 2011, ore 17,45, Via Pignatelli Aragona. Vettura Fiat Stilo, equipaggio composto da marito, moglie, figlia (che deve andare al Teatro Massimo, spettacolo Lo Schiaccianoci, quello che succederà a me dopo pochi minuti).  

Alle 17,30 in punto la figlia sbarca al teatro, la moglie dice al marito di restare in zona per cercare qualche regalo di natale; il marito va a cercare un parcheggio. Giunto in Via Pignatelli Aragona senza avere trovato alcun posteggio, tenta di girare a sinistra, direzione Via Tunisi, ma improvvisamente, ed al centro dell’incrocio, la vettura cessa di vivere, esalando l’ultimo respiro.

Il marito, allora, prova e riprova ad accendere, ma il motore si rifiuta di partire. La gente suona infastidita, il marito scende dalla macchina e prova a spingere. Chiaramente il servo sterzo impedisce di ruotare il volante, per cui non riesce a imboccare la via Tunisi. La pressione (del marito) comincia a salire, la sciarpa viene lanciata sul sedile posteriore perché, improvvisamente, fa caldo.

Un posteggiatore abusivo extracomunitario si avvicina e gli fa capire che è disposto a spingerlo e, senza preavviso, comincia. A questo punto partono gli improperi del marito che cerca di spiegare, parlando con tutti i verbi all’infinito, che la vettura non gira per colpa del servosterzo. Indecifrabile la faccia del posteggiatore, che avrà pensato: “ma chistu chi bbuoli riri?”.

La vettura si posiziona, da sola, all’angolo con la Via Tunisi, ma di traverso. E lì rimane. Il marito chiama la moglie al cellulare. Lei: “hai posteggiato?”. Lui: “sono rimasto per strada, la macchina non parte, raggiungimi”.

Il cervello del marito diventa un frullatore. Domenica pomeriggio, alle diciotto, fuori zona rispetto a parenti e amici: il panico regna sovrano. Si omettono le riflessioni sulla risoluzione del problema da rinviare all’indomani: macchina per strada, carro attrezzi, multa per sosta vietata, meccanico da portare sul posto, assenza dal lavoro, un casino.

Mentre il marito aspetta la moglie e si scusa occasionalmente con cittadini inferociti per la posizione dell’auto “poco urbana”, arriva la folgorazione. “Ma ieri si era accesa la spia della riserva, o l’altro ieri, ma, per caso, non è che, forse, non vorrei, ma vuoi vedere che è finita la benzina?” “Ma di domenica sera, in pieno centro storico, senza un bicchiere, una bottiglia, ma come si fa?”

Al marito verrebbe da piangere, la moglie che non arriva, non sa a chi telefonare o a quale santo rivolgersi. Mentre si trova in pieno dramma psico-fisico succede il miracolo. Dalla via Tunisi chi ti spunta? L’amico macellaio da oltre 10 anni.

“Gaspare! Ma che ci fai qui?” “Ho lasciato mia moglie al teatro, ma piuttosto, che ci fai per strada? Stai andando al teatro? “Ma quale teatro, (e qui subentra la vergogna) sono rimasto senza benzina, credo”. Per farla breve (!), l’amico si mette a disposizione per aiutare il marito sventurato, ma a parte trovare il benzinaio aperto, occorre un recipiente.

E qui entra in ballo la “munnizza”.  L’amico macellaio attraversa la strada, dove giaceva da settimane uno sconsideratamente enorme cumulo di immondizia, si fionda al suo interno e dopo pochi secondi esce dalle macerie, esultando, con una bottiglia di ammorbidente da 5 litri, sparisce di nuovo entro il cumulo e dopo pochi secondi riesce con pure il tappo.

È fatta. Gli chiede il tempo necessario e sparisce ingoiato dal “ciaffico”. Il marito si rinfranca, nel frattempo è tornata la moglie che viene esortata dallo stesso, nell’attesa della benzina, a fare qualche acquisto di natale, tanto una mezzoretta sarebbe trascorsa.

Così il marito rimane nuovamente solo, a scusarsi ogni tanto con i cittadini più intransigenti a cui la vettura sembrava lasciata lì di proposito…

Nel frattempo il marito, per anticipare i tempi, controlla come fare il trasbordo della benzina nel serbatoio; apre il tappo, guarda all’interno e si accorge che il buco è un po’ piccolo: la bottiglia dell’ammorbidente ha il collo troppo grosso, e decide di recuperare un imbuto. Ma dove?

Facendo di necessità virtù, lontano da occhi indiscreti, si fionda dall’altro lato della strada, sullo sconsideratamente enorme cumulo di immondizia, vestito in modo abbastanza elegante, con cappotto e sciarpa, inizia la ricerca di qualcosa che possa somigliare ad un imbuto, avendo cura ogni tanto di accertarsi di non essere visto da nessuno, mentre “passeggia” sulla maleodorante e sparpagliata munnizza.

Ad un tratto emerge, tra carta igienica usata e resti di una frugale cena, una bottiglia di coca cola di plastica da mezzo litro. È lei, presto diventerà imbuto.

Con un occhio alla strada e l’altro ai passanti, in una frazione di secondo si cala a raccogliere la bottiglia, mentre in quel momento una signora sulla sessantina, che passava sul marciapiede, lo guarda con quell’aria di chi pensa: “ma guarda tu ‘sto miserabile”, e passa avanti facendolo sentire una merda.

Ma l’emergenza fa fare le più “alte bassezze”, quindi si va avanti. La bottiglia va bene, ma occorre tagliare la base, per diventare imbuto. Non avendo coltelli o seghetti a portata di mano, blocca di nuovo il posteggiatore chiedendo, sempre con verbi all’infinito, di aiutarlo nel taglio. Lui, più impaurito che stupito, afferra la bottiglia e si incammina non si sa bene dove. Fortunatamente torna subito con la bottiglia a forma di imbuto. Torna anche la moglie a forma di Babbo Natale, con i pacchi regalo, e torna anche l’amico macellaio a forma di benzinaio, con il Coccolino senza piombo.

Il marito apre il coperchio, apre il tappo, prova l’imbuto ma, udite udite, c’è la protezione con una chiusura a molla che si deve spingere per fare entrare la benzina, ma bottiglia di coca ha il collo più grosso e non la spinge giù. Come si fa? Il marito pensa, realizza, e stacca l’antenna della macchina per usarla come canna per tenere giù la protezione del serbatoio. Finalmente la benzina penetra docilmente nel ventre della Stilo. Qualche problemino per tirare fuori l’antenna, rimasta incastrata nella protezione, ma alla fine la macchina riparte. Missione compiuta.

Tutto questo è successo in un’ora, una domenica pomeriggio, nel centro storico di Palermo, in prossimità delle feste di Natale.

E poi dicono la “munnizza”. Buon Natale a tutti!

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