La schizzofrenia del cambiamento a tutti i costi

Pubblicato il: 14 febbraio 2012 alle 7:19 am

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Nel grosso recipiente dei “luoghi comuni”, ormai da molti anni,  sono presenti in pianta stabile frasi del tipo: “nulla sarà più come prima”, “meglio cambiare, no?”, “il futuro è il cambiamento”, “si cambia per crescere”, e così via stupidando.

 In questa “cultura del continuo cambiamento”, di gran moda nel terzo millennio, viene stabilito in modo assoluto e incontrovertibile che tutto ciò che ci circonda deve essere sottoposto a  variazioni continue ed irreversibili.

Ancora non è stato possibile accertare chi abbia partorito ab origine questa “legge universale”, si sa solo che è partita da necessità dei mercati commerciali e che è stata poi estesa anche in ambiti sociali e politici.

In sostanza si è cominciato con lo spostare settimanalmente i prodotti sugli scaffali dei supermercati;  lì dove c’era il dentifricio i negozianti trasferivano prima la pasta, poi i detersivi, poi infine la verdura, tutto nell’ottica di far girare la testa ai clienti, costringendoli a fare l’intera spesa del mese prima di trovare quel rotolo di nastro adesivo che inizialmente era l’unico motivo che li aveva condotti all’interno del supermarket.

Un non ben identificato “grande pensatore”, le cui capacità intellettive sono state asservite principalmente alla truffa ai danni dei consumatori, ha scritto nei libri che espongono le più fantasiose teorie di marketing del mondo, questa sua elucubrazione psicologica (altresì detta “masturbazione mentale”), rendendola una sorta di dogma assoluto.

Questa legge è stata scritta nei “libri di testo” non certo col sangue dei commercianti ma bensì con quello della gente, costretta per decenni a spendere interi patrimoni per portare a casa, insieme a pochi prodotti effettivamente legati alle necessità casalinghe, tonnellate di inutili bagattelle da gettare nella spazzatura già la settimana successiva a quella di acquisto.

Vi siete mai chiesti perché un determinato prodotto sta inalterato sul mercato per non più di tre mesi? Poi cambia nome, cambia presentazione grafica, colori e tipologia del packaging, pur restando all’interno quello che era prima, e che era stato negli ultimi otto/dieci anni.

In “sostanza” non cambia nulla, ma il mercato ritiene che sia necessario prendere per il culo la gente…spendendo, tra l’altro, un sacco di soldi per farlo.

Ebbene il “cambiamentoschizzofrenico oggi è stato adottato da tutti e in tutti gli ambiti; non importa se le cose vanno bene o male….intanto occorre cambiare, comunque, in ogni caso e costi quel che costi

Perché?  ….Ti rispondono sempre: “E’ una scommessa!!”….”E’ una sfida” …in realtà occorre chiamarla per quel che è: una enorme, gigantesca MINCHIATA!!

Nel terziario, per esempio, vuoi per la subentrata crisi economica, vuoi per l’aumentata informatizzazione, vuoi per le evoluzioni strategiche gestionali (tutti alibi adottati universalmente dagli ottusi management che poi portano al fallimento le aziende) periodicamente decine di migliaia di lavoratori cambiano attività e mansioni, lasciando alle ortiche esperienze e professionalità acquisite in precedenza.

Perché? E qui l’altra frase fatta: “per rimettersi in gioco!”.

Quel sessantenne che negli ultimi 10 anni ha già cambiato 15 volte ufficio e sa che gli restano altri 5/7 anni di ulteriori cambiamenti prima della pensione o della morte, sarà certamente felice nel “rimettersi in gioco”, anche se non ha ben capito di che gioco si tratti, perché gli hanno cambiato le carte sul tavolo tante di quelle volte che è ormai nel pieno del caos mentale: “Ma giocavo a burraco o a ramino? a poker o a scala 40?”.

Vorrei dire al povero malcapitato, e non certo per tranquillizzarlo, che lui “si è rimesso in gioco”…ma che sono gli altri a giocare con lui e non viceversa.; a scacchi, per esempio, le pedine stanno li per essere mangiate o spostate….e loro non si divertono affatto a mettersi o rimettersi in gioco.

Non parliamo poi dei cambiamenti politici. Di partiti che cambiano nome e logo ogni tre o quattro anni, senza cambiare però le “teste” all’interno.

Dopo aver saccheggiato, dizionari ed enciclopedie alla ricerca di parole alternative a democrazia, popolo, libertà, futuro ecc., e dopo aver sfruttato immagini di animali rampanti di varie famiglie di vertebrati e non, fiori di tutti i tipi infilati dappertutto, drappi colorati, croci uncinate, lisce o al seltz, ….ancora oggi i politici italici hanno il coraggio di proporre nuove liste, di parlare di “cambiamenti epocali”, di riforme rivoluzionarie.

Sarà “noiosa” come “il posto fisso”, di montiana recente memoria,  sarà tradizionale come l’inno nazionale,  sarà ovvia e scontata come la “monotonia”….ma il popolo italiano oggi vuole solo “stabilità”, il cambiamento schizzofrenico e senza motivo lasciamolo ai coglioni.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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