Le agenzie di rating producono solo turbative di mercato

Pubblicato il: 16 luglio 2012 alle 1:51 pm

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In questo blog se ne è già parlato nell’agosto del 2011 (articolo: “La BCEe le agenzie di rating, peggio delle piaghe bibliche”) già da allora, ma anche molto prima in tanti articoli precedenti, avevamo segnalato il nostro giudizio negativo sulla concessione di un forte potere economico-finanziario ad agenzie private di dubbia provenienza e proprietà solo per la fama che le stesse avevano raccolto in passato.

Senza bisogno di essere economisti o laureati alla Bocconi (chi lo sa perché ci si ostina ancora a concedere il crisma della conoscenza estrema solo agli addottorati di tale università) in molti avevamo già da tempo compreso la pericolosità di una scelta che, sulla carta, avrebbe dovuto regolarizzare i mercati, ma che a lungo andare avrebbe certamente (proprio come poi è avvenuto) tentato gli analisti ad edulcorare in qualche modo gli scambi per favorire i loro “datori di lavoro” o, quantomeno, le “eminenze grigie” occultate dietro certe precise insegne.

Avevamo inutilmente gridato che  “il re era nudo” già circa tre anni fa …ma per tutto il mondo invece il monarca stava seduto sul “trono” perfino con abiti griffati.

Tutto ciò era chiaro fin dall’inizio, ma come si sa, la grande massa degli investitori si fa forviare molto facilmente dalle valutazioni di queste moderne “cassandre”, che producono i loro vaticini solo in funzione di invisibili, ma ben concreti, benefici in favore delle potenti lobbie finanziarie che stanno nascoste dietro le tre insegne di maggior risonanza: Moody’sStandard & Poor’s  e Fitch Ratings.

Nonostante i clamorosi errori (chissà fino a che punto prodotti in buona fede) che ne hanno manifestato l’inattendibilità nei grandi fallimenti internazionali del recente passato ( Lehman Brothers, Cirio, Parmalat ecc.), ancora oggi questi “falsi oracoli” del ventunesimo secolo continuano a beneficiare della immeritata fiducia dei mercati creando di continuo turbative e speculazioni internazionali, ponendo il loro insulso giudizio praticamente su tutto: piccole società locali, grandi holding internazionali, multinazionali, gruppi etnici (hanno persino concesso la “tripla A” nel dicembre del 2011 agli Indiani d’America Navajo), per concludere con gli  Stati, le Nazioni europee soprattutto, bistrattati e strapazzati in base a previsioni apocalittiche che nessuno, tranne nostro  Signore, sarebbe effettivamente in grado di anticipare.

Analizzano (si fa per dire) le economie di tutto il pianeta, senza alcun veto, senza alcun freno, senza alcuna specifica autorizzazione …. Poi sparano le loro sentenze, creando panico fra gli investitori più deboli, favorendo le speculazioni e gli acquisti dei titoli riconducibili ai loro padroni … loro contro il “resto del mondo”, declassando tutti, “a tappeto“,  secondo tabelle e metri di giudizio da loro stabiliti unilateralmente, e che a questo punto valgono veramente poco, se non nulla.

Ma chi controlla i controllori?  Chi stabilisce il rating delle agenzie di rating?  Ma quando non esistevano come si andava avanti?  E’ forse il caso di dire che: era meglio prima?

Vale sempre più il motto di Striscia la Protesta (vedi una delle nostre categorie di articoli: “Il  potere da  potare): non bisogna mai concedere troppo potere a poche persone; si generano sempre mostri che finiscono col crescere impunemente a scapito di chi gli ha concesso quel potere.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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