Facebook & C, un fenomeno poco fenomenale

Pubblicato il: 18 agosto 2012 alle 3:21 pm

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Il successo riscontrato sul web dai social network è un fenomeno piuttosto controverso. Non c’è alcun dubbio sulla “necessità” di dover essere presenti per non risultare fuori (out, come detta ormai il linguaggio più di moda) dalla “pazza folla” stipata nel web, ma siamo proprio sicuri che si tratti di una innovazione epocale?

Si sta facendo solo una riflessione al riguardo, siamo ormai coinvolti pressoché tutti in questa sorta di delirio informatico-comunicativo e non possiamo che tentare almeno di cavarne fuori qualche lucida considerazione che ci faccia prendere coscienza del valore di questo nuovo strumento che ormai adoperiamo più dello spazzolino da denti.

Facebook (attualmente) è il social network più diffuso nel mondo, ed anche noi di “Striscia la Protesta” vi siamo presenti, ma solo per “forza di cose”. In realtà il nostro sito al suo interno non è altro che un clone alleggerito del blog principale www.striscialaprotesta.it . In pratica tutto ciò che viene pubblicato all’interno del blog viene linkato, come si dice in gergo, sulla relativa pagina di Facebook solo per essere maggiormente divulgato in rete, ma si tratta pur sempre di una duplicazione.

Tutti coloro che possiedono un sito personale o un blog, con tanto di dominio diretto (es:www.nome.it), non fanno altro che ripetere e raddoppiare i dati su un omologo spazio all’interno di Facebook pur di segnalare agli “amici”, con maggiore facilità, tutto quanto già proposto sulla rete da qualche altra parte.

E non solo!  Chi sta su Facebook solo per restare in contatto continuo con le persone che vengono chiamate “amici” (ai giorni d’oggi è già difficile trovarne uno vero di amico, figuriamoci quando se ne “spacciano” ufficialmente oltre 5.000!), non trova di meglio che condividere foto, video, citazioni e quant’altro reperito in rete o, a sua volta, speditogli da altri utentiamici” … insomma ‘sta roba gira di continuo nel cyber-spazio accompagnata solo da commenti diversi.

Ecco! I commenti … altra storia da “oggi le comiche“. I commenti più diffusi, almeno fra i navigatori italiani di Facebook sono:

ahahahahah!! (comprendendo le varianti eheheheh, ihihihih, e ohohohoh)

che bellooooo!

già!

d’accordo (con la sua variante pop “infatti” e quella americana “ok“)

D’altra parte queste poche parole, che perdono la valenza di “significato” per passare al ruolo di suono o al sotto-ruolo di rumore, fanno il verso all’ormai celebre “mi piace” coniato proprio da Mark Zuckerberg, l’inventore di Facebook.

Certamente non voglio negare l’importanza della sintesi, ma a tutto c’è un limite! Leggere  la notizia del terremoto in Emilia, comunicata “fresca fresca” da qualche aspirante “giornalista” sulla propria bacheca, seguita da una serie di “mi piace“, devo sinceramente confessarvi che mi ha sconvolto più della notizia stessa; oppure vedere il drammatico filmato sulla esplosione di un deposito di armi in Nigeria accompagnato da due commenti “mah!” e “non ho parole“, sembra rendere inutili e fini a se stesse anche le grandi capacità comunicative di Facebook & company.

I social network sono strumenti importanti, ma non per diffondere sciocchezze o amenità adolescenziali (spesso adottate anche da tristissimi adulti mai cresciuti). Hanno enormi potenzialità di coinvolgimento delle masse, ma solo se adoperati nel modo giusto.

E poi! Sforziamoci di adoperare un po’ di più il cervello; il sintetizzare troppo rischia di renderci aridi e “liofilizzati“. Scrivere è bello quando si riesce ad esprimere compiutamente il proprio pensiero, non “accorciamoci” troppo nell’esternare i nostri sentimenti… meglio un commento prolisso (come quello che state leggendo) che un insignificante mugugno onomatopeico.

Per concludere: Facebook sì, ma non dovrebbe essere esclusivamente duplicazione dei dati forniti dai blog o dai siti già presenti in rete, né un’accozzaglia di commenti gratuiti e banali.

Facebook va benissimo per chi voglia espandere pensieri, idee e opinioni, sempre che sia in possesso di proprie capacità al riguardo; diffondere solo materiale pubblicato da altra gente, per quanto possa risultare utile alla informazione globale, se ripetuta incessantemente è azione scorretta, perché tendente a presentare come “personale” il frutto dell’intelligenza altrui, si tratta in fondo di una forma di plagio: si fa cultura elaborando ed esternalizzando proprie analisi e proprie idee, il “ripetitore” è solo uno strumento di diffusione, non è certo un intellettuale.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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