Il linguaggio nelle aziende : perifrasi, metafore, litoti

Pubblicato il: 1 ottobre 2012 alle 8:01 am

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Il termine perifrasi deriva dal greco (perì = intorno e frazo = dico). È una figura retorica: un oggetto o una persona è indicata non con il loro nome ma con altre parole atte a farla riconoscere ugualmente.

Condizione essenziale della perifrasi è quindi la chiarezza, la determinatezza che evita l’equivoco.

Celebri esempi sono, nella letteratura italiana, forniti da Dante, che parla di “Ministro maggior della natura” per indicare il sole, da Petrarca che parla di “Bel paese” per indicare l’Italia; nel linguaggio comune per indicare Roma parliamo della “città eterna”.

Nelle aziende le perifrasi sono molto utilizzate.

Si dice: “Se non ci sarà un’inversione di tendenza nelle vendite prenderemo le opportune iniziative” per indicare un immediato trasferimento. Oppure: “Voi sarete i futuri direttori…” intanto ancora avete lo stipendio da magazziniere.

E ancora: “i vostri sforzi saranno premiati adeguatamente, la riorganizzazione aziendale è un passaggio epocale…” per dire che non avrete nulla e vi potete asciugare il “musso” (=muso). Scusate il francesismo!

In realtà solitamente l’hanno pensato in lingua italiana, ma noi preferiamo tradurre la perifrasi così.

E ancora: “Voi siete l’immagine dell’Azienda, siete il nostro fiore all’occhiello!” così è detto agli impiegati per affermare che devono dare il meglio di loro stessi ma con 30 anni di servizio non ci hanno fatto appassire? “Daremo adeguato risalto ai risultati commerciali raggiunti”, significa che i “manager” avranno “risaltato” le loro tasche, noi invece abbiamo svuotato le “tasche” altrui (clienti imboniti) con piccolissimi premi (ammesso che raggiungiamo gli impossibili, e modificabili ad arte, obiettivi commerciali).

Infine: “è una proposta interessante che permetterà grandi sviluppi nella tua carriera” in pratica o siete stati trasferiti a cento chilometri di distanza o farete un lavoro che nessuno vuole fare…

Il termine metafora etimologicamente significa “trasferimento”.

Nella letteratura consiste nel trasferire una parola dal suo significato proprio ad un altro col quale ha stretta somiglianza.

E’ la sintesi della similitudine, una similitudine abbreviata a cui manca uno dei termini.

Eliminando il termine di paragone e la congiunzione che l’accompagna si passa dalla similitudine alla metafora. Per esempio, la similitudine: “Denti bianchi come l’avorio”. La metafora: “Denti avorio fino”.

In azienda riceveremo un “freddo saluto” dal direttore di turno, spocchioso, che quando era nostro pari grado ci avrà salutato con un “caldo abbraccio”.

Qualcuno riceverà una “dolce promozione”, tanti, tantissimi una “bocciatura amara”.

Spesso avranno un “cuore di sasso”, avranno la “fronte rannuvolata”, quando affermeranno che dobbiamo vendere di più e ancora, mentre il “cielo ridente” lo sarà per loro, quando percepiranno le “laute prebende” sulla nostra pelle.  Con i loro premi “voleranno sino al settimo cielo”, noi ci solleveremo un pochino dal “lastrico”.

Il termine litote deriva dal greco litòs, “semplice“. Consiste nell’esprimere un concetto in forma attenuata, per lo più negando il concetto opposto.

Così, nei Promessi Sposi, Manzoni, anziché dire che Don Abbondio era un vile, dice che “di certo non era un cuor di leone“. Il manager ultra felice per i risultati ottenuti dirà “Non mi lamento”, in realtà si trattiene nel dire “sono felicissimo” per continuare a spremere i lavoratori.

E ancora: “Non posso negare che ha avuto una buona prestazione lavorativa durante tutto l’anno”, ma siccome, ancora una volta, il collega non avrà nessuna promozione, il capo non “afferma”.

All’ennesimo passo falso nel rapporto con i colleghi, diranno che “non è stato molto intelligente” ma vorrebbero dire “si è comportato come uno stupido”.

Se un “manager”  ritiene di avere assolutamente ragione e pretenderà di essere seguito alla lettera dirà che i suoi “collaboratoripensanti non “sono rimasti in silenzio”.

Se hanno scelto un “prodotto” per loro vincente, anziché dire “è stato un fiasco”, diranno “lo aspettiamo da non poco”.  

Purtroppo, in azienda, il linguaggio ricorda tanto quello politico di cui George Orwell diceva: “Il linguaggio politico è concepito in modo che le menzogne suonino sincere e l’omicidio rispettabile, e per dare una parvenza di solidità all’aria.”

 

Autore dell'articolo: Giuseppe Angelini

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