Amici nemici, un problema generazionale

Pubblicato il: 8 luglio 2013 alle 7:31 am

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Vi siete guardati intorno negli ultimi anni?  Avete notato differenze fra i rapporti interpersonali della vostra generazione e quelli intrattenuti dai vostri figli con i loro amici?

La stirpe degli ultra cinquantenni di oggi si è da tempo inaridita.

E’ triste, e non certo retorico, dover ammettere che i valori sociali di chi ha superato il mezzo secolo di vita sono evaporati nella ionosfera e poi, passando dal buco dell’ozono, sono finiti nel nulla cosmico.

C’è da chiedersi dunque perché non collima più, per esempio, il concetto di “amicizia” fra moderni ultra cinquantenni con quello fra giovani di età inferiore ai 30 anni o perché gli odierni attempati si incaponiscono a perseguire ancora logiche di casta o di associazionismi occulti per il raggiungimento dei loro obiettivi (spesso anche personalissimi o infami), quando i loro stessi figli hanno preso coscienza dei cambiamenti sociali  adeguandosi alle nuove necessità e affrontandone coraggiosamente, da soli e senza alcun aiuto esterno, i conseguenti problemi (altro che bamboccioni! E vero fornero? E vero padoa schioppa, dovunque tu sia?).

Gli anziani di oggi costituiscono invece una generazione disgraziata.

Non sono più capaci di intrattenere rapporti sinceri e leali con quelli che una volta si chiamavano “amici”; o rompono i legami che ritengono troppo “ingombranti”, per invidia, gelosia o per quella esasperante smania di “confronto” che spesso li vede perdenti, oppure continuano a “trascinarsi” dietro falsi rapporti amichevoli basati solo su possibili opportunità da sfruttare in futuro, se non in un parassitario presente, vissuto magari all’ombra di quell’ “amico” che non spenderà comunque mai un solo centesimo per ricambiare quel ruffiano legame sopportato solamente per pura ostentazione di superiorità.

Brutta generazione! Che ha vissuto il ’68 ribellandosi e il 2012 facendosi soggiogare, che ha creduto nella vera amicizia solo fino al momento in cui ha dovuto fare i conti con un concetto considerato ormai molto più determinante per la società contemporanea: il protagonismo.

Successo a tutti i costi, egocentrismo assoluto, voglia di spiccare in qualche modo sugli altri, carrierismo esasperato, sono tutte alterazioni sociali che hanno condotto alla deformazione dei rapporti fra un singolo individuo e un altro.

Il fenomeno, partito già dagli anni ’80, come sempre dall’America (vera fucina di stronzate di livello universale, che poi vengono automaticamente scimmiottate nel resto dell’occidente) con il celebre “edonismo reaganiano“, si è purtroppo consolidato in Italia con il “berlusconismo“, altro fenomeno, stavolta nostrano, che ha portato al massimo del parossismo il culto della competizione e dell’apparenza.

La generazione che è stata maggiormente permeata da queste due “correnti di pensiero” (chiamiamole così per non offendere chi ne è stato contagiato) è stata proprio quella degli attuali ultra-cinquantenni, mentre le nuove generazioni ne sembrano esenti (speriamo continui così anche in futuro).

Per gli “infettati” non c’è più spazio per la solidarietà sociale, anche se “ufficialmente” si presentano con la maschera che il Premio Nobel per la Letteratura José Saramago ha definito la “maschera della falsità“. Esternamente gente cordiale, sensibile, altruista, internamente insulsi individui gretti, egoisti, presuntuosi e aridi. Non si “muovono” se non hanno ritorni economici o di “immagine”, non sono disponibili a concedere nulla senza un concambio adeguato.

Saramago, qualche giorno prima di morire, ha detto: “Non viviamo una crisi economica, questa è una crisi morale, per questo sarà molto difficile uscirne“, e il filosofo Emil Cioran ha affermato in coerenza: “Oggi quasi nessuno riesce a fare a meno della propria maschera. Si ha troppa paura di farsi vedere a cuore nudo dagl’altri, mostrarsi nella propria schiettezza, aprirsi con fiducia,  farsi capire per quello che realmente si sente e si prova. Tutto nasce da questo complesso di timori. Siamo soltanto maschere che non hanno il coraggio di essere“.

In questo scenario un “amico”  diventa solo un numero in più sui contatti di Facebook, per dirla alla maniera di Pirandello: un fastidioso antagonista da “trattare con i guanti gialli“.

Un “amico” diventa un ex nel momento in cui non si riesce a tenerne il passo, o a dimostrare di esserne in qualche modo superiore, nonostante la propria innegabile mediocrità dovrebbe invece costituire un razionale deterrente a qualsiasi genere di competitività nei confronti di certo prossimo maggiormente qualificato.

Ognuno si ritene un “padre eterno” e si ostina in penosi tentativi per dimostrarlo; gli “altri” (praticamente tutto il resto del mondo) sono solo “personaggi di contorno” che devono essere funzionali esclusivamente alla propria esaltazione. 

Guai se gli “altri” che si aggirano nella più vicina orbita hanno invece capacità e talento superiori! Vanno immediatamente epurati e trattati appositamente con il massimo del disinteresse e con la più estrema indifferenza, se non magari “accoltellati” (in senso metaforico ovviamente) dietro le spalle e in contumacia, nel patetico tentativo di sminuirne il valore all’interno del gruppo, con la mera illusione di riuscire così a conquistare “punti” per se stessi e poter risalire dagli ultimi posti della “classifica sociale”.

L’ammirazione e il consenso per il prossimo, in questo contesto, sono da abolire in toto. L’amico deve essere un essere inferiore, un sottomesso, oppure, e questa è l’unica eccezione, deve essere già in possesso di quel “potere” che può essere asservito alle proprie smanie di “ascesa“. Lui però, l’amico potente,  non muoverà mai un dito al riguardo, proprio al contrario di quello che facevano gli “amici” della generazione precedente.

Brutta davvero!  Altro che “generazione di ferro”!

La nostra (perché anche io che vi scrivo purtroppo ne faccio parte) è proprio una generazione di “falliti rampanti”, quelli che leggendo (sempre che disposti intanto ad ammettere di averlo fatto) risponderanno subito: “Pensa per te … io non sono un fallito”; gli stessi personaggi che non hanno ancora compreso che  in questa cloaca sociale a “emergere” sono spesso solo gli “stronzi”.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

6 commenti su “Amici nemici, un problema generazionale

    Francesco M Scorsone

    (11/07/2013 - 18:53)

    Caro Sergio, non posso essere d’accordo fino in fondo con quello che scrivi anche se c’è molta verità in ciò che dici a proposito degli arrampicatori sociali e amici. Io come sai ho anche una decina d’anni in più di te e pur avvertendo la presenza sempre più crescente di soggetti qualunquisti, egocentrici e dissacratori della morale ponendo al centro della loro bieca personalità il denaro e il sesso fine a se stesso non m pongo più il problema di ciò che poteva essere la nostra società e non lo può più essere. Il caimano si è mangiato il topo e ora piange lacrime incontenibili perché per la prima volta ha timore delle patrie galere. Che non si preoccupi, non succederà. Non succederà nulla tranne che la Santanché diventi vicepresidente della camera dei deputati.”Bisogna che tutto cambi affinché tutto resti immutato”.

    Sergio Figuccia

    (11/07/2013 - 18:57)

    Certamente non si tratta di un problema assoluto, che vale cioè per chiunque; è una questione di percentuali, i cui ordini di grandezza sono tuttavia molto alti. Non siamo (per fortuna) tutti così ma, anche se come te ci ho ormai fatto “il callo”, non ti nascondo che in certe circostanze mi fa rabbia vedere una generazione tanto disunita nonostante le problematiche che ci accomunano. Per esempio la generazione dei nostri genitori era legata dalle difficoltà e le angosce dovute al secondo conflitto mondiale, quella dei nostri figli dalle preoccupazioni per il lavoro, e noi che dobbiamo fare i conti con l’Europa che ci ha dichiarato guerra, coi nostri governucoli di incapaci, i nostri politici di merda, e le tasse che ci stanno mangiando vivi, stiamo là a guardare, a calare la testa rassegnati e a pensare di salvare noi stessi cercando di affondare tutti gli altri. Non sono solo io a notare questo impoverimento dei valori, soprattutto quello della solidarietà e dell’amicizia in particolare: ne hanno parlato tra gli altri anche premi Nobel come Saramago, Benedetto XVI e Papa Francesco. Edonismo reaganiano e berlusconismo sono fenomeni nati a cavallo degli ultimi due secoli e purtroppo è la nostra generazione che ne è rimasta tragicamente contagiata.

    Piera L.P.

    (05/08/2013 - 13:33)

    Bravo Sergio! Il tuo articolo è la realtà … hai centrato benissimo il problema sociale …. attualissimo.

    Loredana B.

    (05/08/2013 - 13:45)

    E’ duro leggere quello che hai scritto. Forse io ho 30 anni 🙂 non mi riconosco con questi 50enni aridi, sconosco l’invidia ma mi rendo conto che il mondo può girare in modo differente, ed è molto triste.

    Sergio Figuccia

    (05/08/2013 - 13:56)

    Certo non parliamo di un fenomeno che riguarda la totalità della nostra generazione, è comunque una grossa “fetta” a rientrare nella statistica. L’analisi è impietosa, è vero, ma non è solo frutto di mie personali sensazioni, ne hanno parlato anche grandi sociologi di livello mondiale. Se entriamo in merito alle tante amicizie distrutte, che invece sembravano profonde, andiamo certamente a trovare motivazioni legate a gelosie, invidie e a smanie di competività che risultano al centro di questi fallimenti, spesso anche all’interno di coppie coniugali.
    Difficile mantenere amicizie sincere, genuine e soprattutto disinteressate, quando riusciamo a mantenerle, in quest’habitat sociale deteriorato, dobbiamo tenercele strette, sono ormai in via di estinzione, proprio come i panda.

    […] Quest’articolo è anche presente sul blog "Striscia la protesta" al link:  http://www.striscialaprotesta.it/2013/07/08/amici-nemici-un-problema-generazionale/#more-3086 […]

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