Come affrontare la vecchiaia oggi e vivere infelici

Pubblicato il: 19 luglio 2013 alle 7:26 am

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Anche chi vi scrive, da molto tempo, ha effettuato il “giro di boa” dei 50 anni, in questa regata che l’ISTAT ha “deciso” di aumentare di durata in base alle “proprie” bastarde statistiche che sembrerebbero garantire a tutti una vita quasi secolare.

Tutti noi (anche il bieco governuccio italiano che ci specula su per intascarsi gran parte dei nostri contributi previdenziali) sappiamo invece che purtroppo questa statistica è solo un gioco di numeri simile a quello che attribuisce 7 polli al giorno a ogni uomo presente sulla terra, anche se nella realtà sul nostro pianeta esistono 3 miliardi di indigenti “morti” di fame.

E’ vero che le probabilità di una vita più lunga sembrano aumentate rispetto ai secoli scorsi, ma si tratta pur sempre di probabilità, e comunque bisogna tenere presente che sono aumentate, parallelamente, anche le difficoltà di poter vivere serenamente in un paese, come il nostro, ormai preda degli abusi pubblici e privati, per non dirla in maniera più drammatica: ostaggio di predoni malavitosi e di uno stato sciacallo.

Chi ha superato i 70 anni e vorrebbe apprestarsi ad affrontare gli ultimi 20 anni che gli restano, sempre secondo l’ISTAT, nella più completa rilassatezza, viene invece inesorabilmente deluso.

Avendo in tasca una pensione sicura, erogata da un Ente statale come l’INPS che prende mensilmente valanghe di soldi tramite i contributi dei lavoratori in servizio pari quasi alla metà del loro salario (e per oltre quarant’anni), avendo il beneficio di non doversi più recare giornalmente al vecchio posto di lavoro e di dover affrontare le problematicità quotidiane di un servizio, magari dietro un pubblico sportello, fronteggiando una clientela esigente e pressante che spesso mette in difficoltà, il povero “anziano” ritiene di poter trascorrere la sua vita da pensionato in piena serenità mentale e fisica.

MA  QUANDO  MAI!

Ogni giorno, e a qualsiasi ora, specialmente a ora di pranzo e di cena, viene tempestato da bieche  telefonate di call-center volte a estorcergli contratti per l’erogazione di servizi (che non gli servono o che già riceve da altre società) profittando della sua età avanzata, che lo rende reattivamente debole, e di possibili momenti di scarsa lucidità mentale, sempre più probabili e costanti con l’aumentare degli anni anagrafici.

I maligni call-center hanno a disposizione banche dati a volontà,  il cui libero interscambio dovrebbe essere vietato ai sensi della legge sulla privacy ma avviene invece regolarmente, facendo circolare i dati sensibili di mano in mano, in base a infami escamotage che agirano la normativa statale, e tramite i quali certi operatori telefonici riescono a intercettare nominativi di anziani, che magari vivono da soli, e che risultano così facili obiettivi da colpire.

Talvolta poi, anche le risposte negative dei “clientiperseguitati si trasformano in “accettazioni”, il tutto per le false attestazioni degli operatori, o le rielaborazioni audio di “sì” concessi al telefono per domande ben diverse da quelle attinenti il contratto (per esempio: è lei il signor tal dei tali?), o promesse di prestazioni che ovviamente la compagnia di pertinenza si guarderà bene dall’accordare.

Dunque truffe, raggiri ed estorsioni a seguito dei quali i malcapitati si ritrovano legati a fornitori di servizi diversi da quelli con cui avevano avuto in precedenza ottimi rapporti da diverse decine d’anni.

Ma non finisce qui! Il pensionato è soggetto anche:

  • all’INPS, che lo tempesta di tonnellate di carta con le più incredibili comunicazioni, delle quali riesce a comprendere il significato solo nel 20% dei casi;
  • alle proposte di finanziamento più varie e più corpose, che poi però finiscono con l’essere regolarmente declinate non appena il pensionato si dovesse convincere ad accettarne una;
  • alle persecuzioni epistolari del Comune o del suo Esattore che arriva a “notificargli” i moduli in bianco per la tassa sul ritiro della spazzatura, quasi fosse un atto giudiziario, e anche se lui è regolarmente in regola con i pagamenti;
  • all’assalto all’arma bianca da parte dello stato italiano (non merita il maiuscolo) che gli diminuisce la pensione, gli aumenta le tasse, gli impone scadenze perentorie per i pagamenti, gli leva la casa se risulta moroso, lo costringe a fare file chilometriche per l’esonero dal ticket sanitario ecc. ecc.;
  • alla perfidia del postino che non vuole perdere tempo a farsi firmare la ricevuta dal destinatario e, senza neanche provare a suonare alla porta, gli lascia direttamente la cartolina di avviso per andare a ritirare la posta presso l’Ufficio Centrale della Posta, sito a una ventina di chilometri dalla casa del povero disgraziato, che non possiede un’auto, vive da solo e non può neanche prendere l’autobus per problemi di salute.
  • ecc.  ecc. (sono tante e tali le oppressioni alle quali sono soggetti i pensionati italiani che elelencarle qui risulta praticamente impossibile).

Insomma il poveraccio (anche alla lettera, vista la pensione con la quale deve sopravvivere) che pensava di poter vivere felice da pensionato si accorge a un certo punto che, forse forse, era meglio restare a lavorare, avrebbe avuto meno rogne da affrontare e qualche soldo in più per campare.

In quel preciso momento un orrendo pensiero lo pervade: “ALLORA  LA  FORNERO  L’HA  FATTO  PER  NOI” …….  santa subito!

Autore dell'articolo: admin

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