Ultime FAQ sull’unione monetaria europea

Pubblicato il: 1 novembre 2013 alle 4:50 pm

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L’unione europea ci da soldi da investire e noi li perdiamo senza utilizzarli? 
Ma siamo proprio tanto incapaci da perdere quest’opportunità e facciamo tornare il denaro a Bruxelles? 


La realtà è molto diversa da quella che appare.

I celebri “fondi europei” sono l’ennesima gigantesca menzogna di questa unione monetaria che definire “mostruosa” potrebbe risultare perfino riduttivo.

Tutto è basato sulla falsità e la specifica volontà di affossare gran parte dei paesi membri a vantaggio di pochissime nazioni (ma ora è rimasta solo la germania) che, pur non avendo economie particolarmente performanti, assurgono a leader incontrastati semplicemente perchè tutti gli altri stati scendono costantemente di livello nella scala finanziaria dell’unione.

Così non sono gli italiani a essere incapaci di utilizzare i fondi “stanziati” dall’eu, ma bensì le regole, i paletti, i vincoli, le pastoie amministrative, appositamente posti a presidio del denaro falsamente disponibile, che ne rendono pressoché impossibile l’impiego.

I soldi “tornano” a Bruxelles ma, a monte, era proprio questo l’obiettivo primario dell’unione.  In sostanza ci vengono concessi finanziamenti col contagocce, somministrate sanzioni a tempesta, non ci viene data libertà di battere moneta, non possiamo sforare da quel maledetto 3% nel rapporto deficit/PIL, fissato quasi 20 anni fa a Maastricht, e per giunta dobbiamo rientrare dal nostro debito pubblico (il fiscal compact sottoscritto da mario monti) a colpi di 50 miliardi l’anno……tutto solo sulle spalle dei cittadini italiani con lo strumento delle tasse, perchè i soldi che girano in Italia sono sempre gli stessi. Se non è schiavitù questa!

TORNIAMO A ESSERE PADRONI DEL NOSTRO TERRITORIO E DEL NOSTRO DENARO, UNA LIBERTÀ CHE POSSIAMO RAGGIUNGERE SOLO FUORI DALL’UNIONE MONETARIA EUROPEA.

Domani sarà il giorno dei morti, speriamo di poter festeggiare, nel 2 novembre dei prossimi anni, anche la morte dell’odiato euro.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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