Unicredit assume, con tanti “se” e tanti “ma”

Pubblicato il: 19 dicembre 2013 alle 8:07 pm

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Con un documento a firma di tutte le sigle sindacali nazionali dei bancari (FABI, Dircredito, FIBA-CISL, Sinfub, UGL-Credito, UILCA) datato 17/12/13, è stata diramata la notizia che Unicredit, in base a un accordo pregresso con le organizzazioni sindacali, ha deciso finalmente di assumere 700 giovani ….. ma….!

Ma la notizia è di quelle che vanno in controtendenza rispetto alla abusata frasaccia dei nostri politicanti: “senza se e senza ma”.

Queste assunzioni, concordate appunto in base alle precedenti fuoriuscite da Unicredit di lavoratori posti in prepensionamento, si faranno infatti …. MA IN ROMANIA!  C’è dunque un “MA” grande quanto la Transilvania (in Romania appunto).

La Romania sembra ormai essere diventata l’acronimo di “mania di rompere”, una consuetudine varata da marchionne un po’ di tempo fa con la FIAT, ma adottata con gioia anche da unicredit, per “rompere” con la tradizione di assumere in loco e soprattutto “rompere” le scatole, il maggiormente possibile, a sei milioni di giovani italiani disoccupati e sfiduciati.

Carosone cantava nel 1958 “Tu vuò fa’ l’americano, ma sei nato in Italy”, così parafrasando e attualizzando il compianto cantautore nostrano, potremmo dire alla banca denominata (per ora) unicredit che “vorrebbe fa’ l’europea…. ma è nata e cresciuta in Italia; l’espansione in altri luoghi, figlia della globalizzazione che sta uccidendo il mondo, è comunque successiva alla nascita di un istituto di credito che inizialmente si chiamava Credito Italiano e che è arrivato allo stato attuale fagocitando nel tempo decine e decine di altre banche “nazional-popolari” come: il Banco di Roma, il Banco di Sicilia, il Credito Romagnolo, la Cassa di Risparmio di Modena, la Banca del Monte di Bologna e Ravenna, la Banca Popolare del Molise, la Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza, Belluno e Ancona, la Cassa di Risparmio di Torino, la Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, la Cassa di Risparmio di Trieste ecc. ecc…… tutta roba tricolore e nostrana.

Le origini sono dunque quelle e le 700 assunzioni rumene, estranee alle radici di unicredit e decise in un momento tanto sfortunato per l’economia italiana, non suonano certo come un “progresso aziendale”, ma piuttosto come un enorme “TRADIMENTO” nei confronti della base istituzionale se non addirittura di tutti i clienti stessi dell’istituto.

Per quanto preparati possano essere gli amici rumeni (pare che l’Università di Informatica di Iasi, dalla quale verranno prelevati i 700 laureati in fase di assunzione, sia comunque un istituzione accademica piuttosto buona) non è difficile ritenere che in Italia possano esistere altrettanti giovani capaci cui concedere lavoro e liberare da anni di “parcheggio intellettuale”.

Le sigle sindacali che hanno sottoscritto il documento, hanno inoltre specificato, per quanto ovvio, che i lavoratori rumeni costano molto meno e godono di minori tutele sociali e occupazionali e quindi la vera finalità dell’operazione è quella di aumentare i profitti da dividere agli azionisti e agli assetati (di sangue? Trattandosi di Romania, patria di Dracula….!) Top Manager della banca.

A questo punto vogliamo dare un consiglio ai “geni” del management di unicredit: per risparmiare ancora di più, perché non assumete 700 cinesi?  Costerebbero pochissimo (solo qualche euro l’ora), non sono sindacalizzati, lavorerebbero 23 ore su 24, sarebbero più ubbidienti e disponibili agli schizofrenici quotidiani cambiamenti imposti dalla “cabina di comando” della banca e potreste “depositarli”, per l’unica ora di riposo giornaliero, anche dentro gli armadietti degli stessi uffici…. tutti risparmi sul costo del lavoro…. Che ne dite?

Autore dell'articolo: admin

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