La Cultura messa in croce, anzi, in Crocetta

Pubblicato il: 8 marzo 2014 alle 7:17 pm

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I soldi continuano a mancare in Italia e ovviamente anche in Sicilia. Le alternative all’elemosina da chiedere a Bruxelles, per quello sventurato e autolesionistico progetto politico che ci ha incatenato a vita all’euro, sono due: o castrarsi o morire.

Tenendo presente che prima di morire noi, che abbiamo subìto passivamente questa ottusa scelta economica, dovremmo provvedere a strozzare con le nostre stesse mani chi ha commesso questo reato contro la nostra patria macchiandosi così di “alto tradimento” del proprio popolo, non ci resta che dare fondo a tutta la nostra civiltà e pazienza di siciliani onesti e non-violenti, “castrandoci” in qualche modo per continuare a vivere.

Sì è proprio questa la triste realtà, dobbiamo “tagliare”… tagliare dappertutto, senza soluzione di continuità.

Non è certo colpa di Crocetta se dopo i tagli al settore “sanità” e a quelli della “formazione” (che tuttavia in passato ha ampiamente abusato dei fondi pubblici) ora ci va di mezzo anche la “cultura”. Da qualche parte deve pur intervenire la “forbice economica”, visto che non è riuscita ancora a tagliare le teste dei veri colpevoli di questa situazione!

E’ ampiamente diffuso un luogo comune che vede la spesa pubblica per la “Cultura” come costo pressoché voluttuario, quindi sacrificabileNon è così, non è assolutamente così!

La Cultura sta alla base dell’intera economia, costituisce gran parte della “fondazione” sulla quale viene edificata la storia di un territorio, di un paese, la cui crescita quindi non può di certo prescindere dalla propria piattaforma di sostegno.

Eppure, non appena si parla di “tagli alla spesa”, viene subito in mente la “cultura” e salta fuori il vecchio stolto e insensato detto popolare, purtroppo citato anche da Tremonti e Obama (esposto ai giovani studenti del Wisconsin), che recita: “con la cultura non si mangia”.

Pensare di poter mangiare “pane e cultura” è certamente assurdo, ma soltanto se si ritiene la cultura un “condimento”, è invece un ingrediente principale ed essenziale, e non può essere mangiato da solo, come la farina o il sale, ma senza di essa non si può fare “pane”.

Dal giusto utilizzo della nostra “cultura” dipendono i settori macro-economici del turismo, dei trasporti, del lavoro, della formazione, dell’ambiente e di tutti i loro indotti, ivi compresi il comparto alberghiero, dei servizi, del commercio, dell’artigianato ecc. ecc. ecc.

Se non mangiamo con tutta ‘sta roba!

Purtroppo però i tagli del 54%, previsti nella Finanziaria Regionale, rischiano di far saltare proprio un pezzo importante della nostra “cultura”, della nostra storia: La Fondazione Orestiadi.

Ecco di seguito il relativo comunicato diffuso da Alberto Samonà (Ufficio Stampa della Fondazione):

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<< La Fondazione Orestiadi chiude. È questa la drammatica conseguenza che si verificherebbe se fossero confermate le notizie di stampa, secondo cui dalla finanziaria regionalela Fondazione subirebbe un taglio ai finanziamenti del 54% passando da 434 mila euro del2013 a 200 mila del 2014. Per scongiurare questa ipotesi, il presidente della Fondazione Orestiadi architetto Rosario Fontana, e la professoressa Francesca Corrao, presidente del comitato scientifico, hanno chiesto un incontro urgente al presidente della Regione Rosario Crocetta.

La decurtazione dei contributi sarebbe, infatti, una scure che si abbatterebbe su tutte le attività e comporterebbe l’annullamento del programma estivo del Festival delle Orestiadi diretto da Claudio Collovà, giunto alla XXXIII edizione, rassegna teatrale internazionale tra le più longeve in Italia, premiata nel 2012 dal Premio nazionale della critica teatrale, e la revoca degli impegni già presi con compagnie nazionali ed internazionali, con grave danno per l’immagine della Sicilia.

Una simile eventualità determinerebbe, inoltre, la chiusura del Museo delle Trame Mediterranee, riconosciuto nel 2011 tra le eccellenze in Europa e premiato dall’ICOM (International Council of Museum) per il miglior progetto di mediazione culturale in Italia.

E ancora, comporterebbe anche l’impossibilità di portare a compimento il primo festival di teatro, circo contemporaneo, musica e danza intitolato “Orestiadi nel Segno del contemporaneo”, che prevede più di 25 gruppi provenienti dall’Italia e dall’Europa.

Sarebbero, poi, inevitabili la chiusura della sede della Fondazione Orestiadi a Tunisi e l’annullamento dei progetti in cantiere con la Fondazione Burriper le celebrazioni del Centenario della nascita del grande maestro, con iniziative già in atto in America (Guggenheim) Milano (Expo) Città di Castello e Gibellina.

“Tutto ciò comporterebbe la perdita di otto posti di lavoro – sottolineano da Gibellina – e delle collaborazioni esterne di cui si avvale la Fondazione, dell’indotto che ricade sulle aziende e sulle strutture ricettive del Belice, la perdita di sponsor, ma soprattutto la cancellazione di 50 anni di storia di rinascita del Belice nel progetto di ricostruzione della città di Gibellina, a cui hanno contribuito, tanti artisti da tutto il mondo, del quale oggi è ancora possibile ammirarne le opere nel museo della 

Fondazione e la fine del progetto di Ludovico Corrao, che con il suo acume culturale e lungimiranza politica aveva dato speranza alle nostre popolazioni”.

“Nella storia –  Francesca Corrao rivolgendosi al Presidente – non si è mai verificato che ad una crisi sia subentrata una rinascita senza ripartire dalla cultura; la dignità dell’essere umano va posta al centro delle nostre priorità come lo è stato nella cultura dell’umanesimo da cui è fiorito il rinascimento. La cultura della Sicilia è fonte di guadagno per l’indotto del turismo che ha potenzialità non sviluppate. Chiudere la Fondazione Orestiadi e la sede tunisina di Dar Bach Hamba corrisponde a fare vincere i signori della guerra che considerano la nostra isola come centro smistamento di immigrati. Rinunciando alla cultura rinunciamo a noi stessi e ci rassegniamo a fare da ponte aereo per le guerre presenti e future del Mediterraneo. Tagliate pure i fondi alla Fondazione e siate responsabili della vostra scelta di non volere dare un futuro alla Sicilia e a un Mediterraneo di pace”.

“Gibellina ela Fondazione Orestiadi– conclude la nota – costituiscono un presidio di primissimo piano in Sicilia per l’arte contemporanea e sono un luogo privilegiato nella sperimentazione dei nuovi linguaggi. Farli morire sarebbe un delitto”. >>

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Per chiudere, e per chi non conoscesse ancora la “Fondazione Orestiadi”, vi segnaliamo un link dove poter ammirare la splendida sede settecentesca della Fondazione presso il “Baglio Di Stefano” di Gibellina, che è anche sede del “Museo delle Trame Mediterranee”.

Cliccate qui.

Autore dell'articolo: admin

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