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Manager e magnager, un emblematico anagramma

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Che il declino dell’Italia sia derivato dalla incapacità della classe dirigente dominante negli ultimi 20 anni, è cosa risaputa e innegabile.

Hanno premuto dietro le quinte per rimpiazzare coloro che li hanno preceduti fino agli inizi degli anni ’90, si sono inventati titoli di studio mai acquisiti, si sono venduti, si sono fatti raccomandare da chiunque, hanno barattato la loro dignità persino con uno sgangherato sgabello pur di sedere in una delle stanze “dei bottoni”, hanno accantonato quegli ultimi pochi valori morali, rimasti nel loro animo dopo una gretta istruzione (quando c’è stata) a base solo di profitto e business, per poter acquisire “potere” e poi? …. Poi si sono ritrovati in prima fila a comandare, in modo sgangherato, un esercito di sgangherati.

I nuovi manager sono inadeguati e non solo perché l’incarico è difficile, in un momento di crisi economica senza eguali nella storia italiana, ma soprattutto perché sono troppo spesso arroganti, impreparati, pieni di sé, non ascoltano i consigli dei lavoratori (che ne sanno molto più di loro), fingono di essere alla mano e disponibili al dialogo con tutti, ma sono dei grandi ipocriti che tentano di dare all’esterno un’immagine completamente diversa da quella che sanno invece di avere.

Questi individui non hanno alcuna stima del pensiero altrui e credono solo nei loro concetti, ma non si rendono minimamente conto di non essere capaci di generare idee e quelle che ritengono di partorire dal loro “ingegno” sono frutto invece di “scimmiottamento” inconscio (ma non sempre) di ispirazioni estranee, di menti realmente pensanti, magari degli autori degli stessi libri sui quali dicono di aver studiato.

In ogni caso però le cose vanno comunque avanti, nonostante l’incapacità dei management, dei dirigenti, dello stuolo di presidenti e amministratori delegati che vantano continuamente l’importanza fondamentale del loro ruolo nelle aziende pubbliche e private di questa povera Italia.

Le cose vanno avanti ma l’economia va indietro; le imprese falliscono, i marchi storici sono acquisiti da aziende estere, le società pubbliche vanno in rosso, in “profondo rosso” e loro sono sempre pagati a “sangue di Papa” per non fare nulla.

Allora quando le cose vanno a rotoli (di carta igienica, evidentemente) dovrebbero essere loro i primi a essere mandati “a cagare”, dovrebbero essere i primi a subire i tagli delle varie “spending review”, invece ne pagano le conseguenze i lavoratori considerati in esubero, mentre i manager continuano imperterriti a “magnare a quattro ganasce”, a essere strapagati (anche mille volte in più rispetto a un lavoratore di base), a trovarsi inondati da un mare di soldi quando percepiscono il TFR.

In tutto questo scenario, secondo voi, come si collocano figure come quella di Mastrapasqua, con i suoi venticinque incarichi amministrativi (fra i quali sembrerebbe aver rinunciato solo all’INPS) e di Mauro Moretti, manager delle Ferrovie dello Stato, che si rifiuta di farsi diminuire lo stipendio pari a 3,4 volte quello del presidente della Repubblica?

E che dire di Alessandro Profumo che dopo aver inciuciato in Unicredit, facendo calare sulla banca una sanzione di oltre 240 milioni di euro per evasione fiscale, si è pure “fregato” una liquidazione di oltre 60 milioni di euro (per poi passare, come se non gli bastassero i soldi per campare, a presiedere pure il Monte dei Paschi). Ma potremmo parlare anche di Mussari, presidente dell’ABI coinvolto nello scandalo dei titoli tossici, di Marchionne che sta tentando da anni di chiudere la Fiat in Italia per esportarla all’estero, di Bisignani, coinvolto nel processo Enimont e nell’inchiesta P4, di Guargaglini, ex-presidente di Finmeccanica indagato per frode fiscale e false fatturazioni…. e potremmo continuare con altre centinaia di nomi a vari livelli di incarico, di corruzione o di incapacità.

Insomma, siamo proprio convinti che gente come questa abbia la competenza adeguata a reggere il rilancio delle aziende italiane? Per dirla alla loro maniera (è una delle frasi più abusate di tutti i dirigenti contemporanei) “di vincere la sfida europea”?

Certo loro si credono supereroi, insostituibili e fondamentali, per questo pretendono di essere pagati con la somma di tutti gli stipendi dei lavoratori delle aziende che amministrano; a ogni fine mese il famoso “totale” delle buste paga in realtà è il lordo incamerato dal dirigente generale, anche se nella filiera produttiva il grande manager non ci ha messo neanche un dito.

Signori (si fa per dire), se vi sentite supereroi mettetevi pure la “maschera”, ma dovreste farlo per la vergogna di esistere.

Autore dell'articolo: admin

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