Italiani, italiazzi e italioti

Pubblicato il: 8 ottobre 2014 alle 6:00 am

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Il nostro è proprio uno strano Paese, ricchissimo e poverissimo, bellissimo e bruttissimo, luminosissimo e oscuro. L’Italia è un ossimoro vivente, la più grande contraddizione presente in natura.

Abbiamo tutto e il contrario di tutto, ma questo sarebbe anche normale per una grande nazione dal passato illustre, il vero problema è che mancano gli elementi centrali, c’è insomma il nero e il bianco ma in assenza di una scala mediana di grigi. I contrasti sono esaltati fino all’estremo, i contorni tagliati di netto con l’accetta, senza sfumature, senza un minimo di gradualità. 

Il dramma dell’Italia è proprio questo: ci mancano i termini intermedi. Non abbiamo più, per esempio, la vecchia cara “classe media“, quella che spendeva i soldi permettendo alle aziende italiane di vendere i propri prodotti nel mercato interno, divenuto ormai preda della barbarica invasione estera “imposta” sia dalle infami castranti regole comunitarie, sia dalla concorrenza sleale dei paesi cosiddetti “emergenti” e dei colossi mondiali, come la cina, che ci hanno invaso con i loro prodotti a bassissimo costo ma di pessima qualità (talvolta anche pericolosa per la salute) e realizzati con trattamenti schiavizzanti dei lavoratori, roba da far scattare interventi internazionali per violazione dei diritti umani e invece clamorosamente tollerati.  

Ma non abbiamo più neanche le equilibrate correnti di pensiero, ricche di chiaroscuri, che permettevano giudizi e analisi da parte dell’opinione pubblica prive di convincimenti estremi improntati a rabbia, banali antagonismi e superficiali valutazioni faziose.

Oggi l’Italia è un paese di nani e giganti, di “pro” e “contro”, di “bianchi” e “neri” proprio come su una scacchiera. 

E’ risultato dunque inevitabile che nel momento in cui il Popolo Italiano è stato attaccato dalla barbarie europeista per essere impoverito e diviso, in funzione della cessione della sovranità sul proprio territorio al gruppo di potere imperante nel vecchio continente,  (come da specifica e quasi ingenua dichiarazione di draghi che ha strappato il velo omertoso che copre i reali obiettivi dell’europa nei nostri confronti) gli italiani si sono divisi in due fazioni come ai tempi dei guelfi e ghibellini nel XII secolo, a dimostrazione che siamo tornati indietro nel tempo anche oltre lo stesso medioevo che sembrava, fino a qualche mese fa, il termine storico di paragone con la nostra epoca.

Oggi si sono formati i “populisti” (chiamati anche “euroscettici”) che non ne possono più di euro, nuove tasse, licenziamenti, imprese fallite, spread in erezione, pil moscio, cali degli stipendi, disoccupazione giovanile, politici corrotti e via dicendo (la serie dei problemi è pressoché infinita) e gli “europeisti”,  quei pochi oltre la “casta” (ovviamente ruffiana e leccapiedi della cricca di bruxelles) che credono ancora nel “sogno europeo” grazie al quale un certo romano prodi ci ha sacrificati sull’altare di maastricht una ventina di anni fa, non sappiamo ancora se in preda a perfida e lucida follia o (più probabilmente) a incapacità politica, strategica e mentale di vedere oltre il proprio naso. 

La differenza fra i due gruppi non sta solo nella “corrente di pensiero” ispiratrice, ma soprattutto nella tipologia di reazione alla crisi, che comunque sta facendo “male” oggettivamente a chiunque, qualsiasi sia la fazione di appartenenza.

I populisti hanno raggiunto l’apice della disponibilità a sopportare, hanno già versato l’ultima goccia di fiele nel vaso della pazienza ormai pronto a traboccare.

Conosciamo bene gli europeisti della “casta” (inutile parlarne ancora) che hanno tutte le loro brave ragioni a mantenere lo stato attuale delle cose a loro ancora pienamente favorevole per l’immensità dei benefici acquisiti nel tempo; privilegi, questi, ottenuti anche grazie all’azione deterrente contro le opposizioni, svolta in favore della comunità economica europea che ha permesso, in una decina di anni, la grande penetrazione nel tessuto connettivo italiano del concetto di “necessità di mantenimento dell’euro”.

In sostanza la casta ha agito come un moderno “cavallo di troia“, operando dall’interno della nostra politica per aprire le porte agli “invasori“, vogliosi di conquistare la sovranità assoluta del nostro territorio (ripeto: vedasi dichiarazione di draghi). Per far questo la corrente “castista”, interna al macro-gruppo degli europeisti ha ottenuto potere, soldi e coperture, si è “venduta” al “grande fratello euro” e ha tradito la fiducia che gli italiani avevano ingenuamente concesso.

Poi ci sono gli altri europeisti, quelli “fottuti” come i populisti, se non di  più, ma con la insana voglia di “andare contro corrente” solo per partito preso, per moda o contro-moda; per quella smania, tipica di molti italiani, di non voler concedere agli altri il vantaggio dell’accoglienza delle loro idee. Anche in presenza di ovvietà e oggettività allo stato puro questi “italioti“, possibilmente ancora vicini a qualche uomo politico dal quale agognano ancora la concessione di qualche beneficio,  pur di mettersi di traverso per ostacolare “avversari” che la pensano diversamente, “sparano” contro i contestatori del sistema, contestando i contestatori.

L’accusa? << Troppo semplicistico andare contro il sistema “sbraitando” sempre per le tasse troppo alte e per i politici troppo incapaci e corrotti>>…. già!  Ora dovremmo stare pure in silenzio e subire passivamente la pioggia di immondi liquami che la comunità europea, d’accordo coi nostri governi, ci butta addosso quotidianamente… non possiamo neppure gridare più il classico “piove! Governo ladro“.

E qui giù con le critiche a Beppe Grillo che sembra hitler, a Matteo Salvini che è uno scissionista, a Giorgia Meloni e Guido Crosetto che teorizzano senza mettere in pratica; non parliamo poi della satira, dei programmi di denuncia televisiva, per gli italioti europeisti tutta roba da buttare via….. poi magari i qualunquisti sono invece i “populisti”; proprio come girare la frittata per non fare vedere il lato bruciato. 

La presenza di gente di questo tipo, all’interno di una massa popolare che non ne può più, è a dir poco deleteria. In Francia non è così e già i primi segnali si sono visti.

O gli italioti filo-europeisti si convincono, una buona volta, ad alzare la testa unendosi nella protesta popolare a tutti gli altri contestatori che loro invece stupidamente stigmatizzano, o non ci resta che aspettare la “seconda Rivoluzione Francese” per aggregarci allo sdegno anti-euro sempre più crescente.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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