Il governo vuole liberalizzare le trivellazioni petrolifere nei nostri mari

Pubblicato il: 15 ottobre 2014 alle 4:26 pm

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Facciamo seguito all’articolo “La piattaforma petrolifera Ocean Endeavour” del 23 agosto 2014 per comunicare che ieri, 14 ottobre, Greenpeace ha occupato pacificamente la piattaforma oggetto dell’articolo, già posizionata nel Canale di Sicilia, a largo della costa di Licata (Provincia di Agrigento) e pronta a stritolare i fondali dell’isola alla ricerca di idrocarburi per conto dell’eni.

L’azione provocatoria di Greenpeace, come in precedenza (vedi stesso articolo del 23/8), è stata effettuata con l’appoggio della nave Rainbow Warrior per protestare contro il “decretino” “sblocca italia” nel quale è prevista una sconcertante e scellerata liberalizzazione delle ricerche e delle estrazioni petrolifere su tutti i mari italiani.

Renzi , come peraltro tutti i suoi predecessori, nonostante le belle parole e le frasi a effetto lanciate di continuo al Popolo, sta dimostrando sempre più di essere in realtà uno “schiavo” delle multinazionali, una sorta di “sacerdote” pronto a sacrificare l’intero territorio italiano sull’altare dei ricchissimi signorotti senza scrupoli che governano il mondo con le loro dannate società.

Gli attivisti di Greenpeace hanno scalato la piattaforma aprendo poi uno striscione di 120 metri quadrati con la foto di matteo renzi che promette in perfetto stile Albanese (nel personaggio Cetto La Qualunque)Più trivelle per tutti”.

Greenpeace ha pienamente centrato il problema con questo slogan ironico; L’analisi preventiva di eventuali problematiche di impatto ambientale, prima dei rilasci delle concessioni alle trivellazioni, ha fino ad oggi evitato abusi e assalti al territorio, ma la liberazione delle richieste da questo vincolo, chiamato dagli attivisti “sblocca trivelle” (parafrasando il decreto “sblocca italia”), permetterà a chiunque, e all’eni per prima, di sfondare, spremere, distruggere e mettere di conseguenza a rischio di terremoti il nostro territorio.

Per renzi, dunque, è giusto dare il via libera, e con tutti gli enormi rischi connessi, allo scempio dall’esterno dei nostri fondali per consegnare alle multinazionali quelle scarsissime riserve di petrolio rimaste nella nostra nazione. Una ennesima allucinante idea distruttiva estratta dal cappello a cilindro del nostro “stravagante” presidente del consiglio.

Quello che fa più male però è il fatto che la contestazione sia portata avanti solo dagli attivisti di  Greenpeace, ai quali va la nostra più sincera gratitudine, ma con il totale distacco del  Popolo Siciliano e del governatore crocetta. I Siciliani stanno a guardare l’ennesimo assalto al proprio territorio senza muovere un dito per impedirlo. Almeno per il “muos” qualcosa si è fatto, qualche corteo di protesta per le strade siciliane si è visto e quattro denunce sono state attivate, ma in questa circostanza, che è molto più grave (la nuova tecnologia di estrazione, detta fracking e basata sulla frantumazione delle rocce, potrebbe innescare terremoti  già peraltro “fisilogicamente” previsti dai sismologi in questo decennio proprio nel sud dell’Italia) i  Siciliani sembrano esserne disinteressati…. forse per stanchezza, o forse per rassegnazione?

In entrambi i casi l’assenza di una forte contestazione ha autorizzato il signorino renzi a dichiarare: “non si può rinunciare a estrarre il nostro petrolio, poco e di scarsa qualità, per l’opposizione di tre o quattro comitatini locali”…. e se consideriamo la nostra salute e la nostra stessa sopravvivenza, signorino renzi, potremmo rinunciarci o dobbiamo ancora farci schiavizzare per mantenere te in quel posto?

Autore dell'articolo: admin

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