Legge fornero, scrive Montoro

Pubblicato il: 7 novembre 2014 alle 6:00 am

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Ci scrive da Biella Antonio Montoro per manifestare il suo sdegno, che è anche il nostro e di tutti coloro che sono ancora in possesso di buon senso e di umana capacità di comprensione, in merito a una delle infinite discriminazioni che l’orrenda e demenziale “legge fornero” ha scatenato in Italia dal 2012, anno del suo varo nel nostro parlamento e della famosa profezia Maja, che evidentemente riguardava proprio gli sfracelli portati in Italia dallo sciagurato governo tecnico di mario monti.

Antonio ci fa rilevare come il diritto alla pensione per molti consiglieri regionali sia stato fissato a 50 anni di età anagrafica e gli invalidi parziali invece sono costretti a uniformarsi ai requisiti standard della “legge fornero” fissati a 67 anni che, fra breve, saranno elevati addirittura a 70 anni.

E’ inconcepibile, illogico e controproducente costringere gente, già anziana e carica di acciacchi e handicap, a lavorare forzatamente fino a 70 anni, o 43 e passa di contribuzione (è stato indicizzato alle aspettative di vita persino il massimo contributivo per la pensione anticipata, ex-anzianità) nei casi di “pensione anticipata” (già quest’ultima dicitura dopo quasi 50 anni di lavoro effettivo appare quasi una presa in giro).

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Ecco comunque cosa ha scritto Antonio Montoro:

“Biella, 2014

 Non tagliate la sanità. Tagliate i loro privilegi.

Da notizie stampa si legge che molti ex consiglieri regionali hanno diritto alla (meritata?) pensione dopo i 50 anni di età, mentre gli invalidi parziali devono attendere di raggiungere i 68-70 anni. Ai primi bastano pochi anni di “lavoro”, agli invalidi con percentuale compresa fra il 46 e il 74% si chiede di lavorare almeno 43 anni per avere diritto all’assegno anticipato.

Se sei ultracinquantenne disoccupato, non hai più speranza. Vedere una casta che usufruisce di ingiustificati e ingiustificabili privilegi, con lauti assegni, fa aumentare la rabbia e la frustrazione. Con il tempo, arriva quel senso di solitudine che ti accompagna ogni giorno, il pensiero di non farcela, quel senso di angoscia portato dalla salute che non ti rende competitivo.

Questo è il pensiero costante di chi convive con un handicap. A un invalido che ha lavorato per 35/40 anni non si può chiedere di più.

Pensateci bene, politici giovani, sani e in pensione. Il buon senso e la giustizia, a mio modesto parere, richiederebbero una situazione esattamente contraria.”

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Hai perfettamente ragione Antonio, questa normativa che avrebbe dovuto far risparmiare soldi allo stato italiano, pur “scippando” diritti ai lavoratori e costringendo tanta gente a immani sacrifici, che a 60/65 anni diventano inumani,  si è tuttavia rivelata perfino controproducente, arrivando a danneggiare anche la stessa inps che ne avrebbe dovuto ricevere benefici economici (vedi caso esodati, statali pagati due/tre anni in più con stipendi nettamente superiori alle pensioni, disoccupazione salita alle stelle con concomitante forte contrazione dei contributi accumulati, ecc. ecc.).

Lo stato ci ha rimesso, il mondo intero ci ha deriso, la comunità europea ci ha preso per i fondelli plaudendo ufficialmente ai sacrifici che ci siamo autoimposti ma sogghignando dietro le quinte per la profonda stupidità delle nostre scelte, centinaia di migliaia di lavoratori sono stati condannati a restare in servizio per altri 3/4 anni in più pur non essendo nelle condizioni fisiche di mantenere un impegno tanto gravoso a quell’età avanzata, ma, nonostante tutto questa orripilante normativa sta ancora là, nero su bianco sulle pagine della storia della Repubblica, non c’è stato nessuno in grado di cancellarla o almeno di ridimensionarla in qualche modo.

Solo la Lega Nord e Italia dei Valori sono riusciti a lanciare una sottoscrizione referendaria per la totale abolizione della “legge-fornero”, che sembrerebbe essere giunta a felice conclusione (solo la Lega ha raccolto oltre 500.000 firme).

Ma certamente, come per tante altre cose in Italia,  vi sono persone che non sono neanche minimamente interessate alla soppressione della legge, per esempio:

– 1) la casta dei politici e dell’indotto della politica. La copertura derivante da una eventuale abolizione potrebbe andare a “intaccare” i benefici di questi ricchi parassiti dello stato.

– 2) il centro-destra che ha sostenuto a suo tempo questa specie di “altro-porcellum”, votato all’unanimità per accontentare mario monti e la persecutoria comunità europea.

– 3) gli ignavi, coloro che o non lavorano o lavorano da poco e non pensano neanche lontanamente a un beneficio che dovrebbero raggiungere solo fra troppi anni per pensarci ora (questi sono i peggiori, lasciano fare gli altri senza sporcarsi le mani e senza schierarsi da nessuna parte, pur essendo anche loro compresi nella platea dei danneggiati).

– 4) renzi e il suo entourage, troppo vicino al centro-destra che ha votato la legge per poter andarci contro, troppo intento in altre “procedure” per mettere mano su qualcosa che, per istituzione, prevede la ricerca di risorse economiche a copertura, e troppo smanioso di mantenere quel potere, assegnatogli da napolitano, per colpire realmente (a parole finge di volerlo fare) quella casta che lo sorregge.

Insomma, caro Antonio, dobbiamo sperare o in una sorta di rivoluzione francese, ma gli italiani non ne sono capaci perché la maggioranza è costituita da elementi come quelli indicati al precedente punto 3, o nella riuscita (a sorpresa) di quel referendum che Lega e IdV stanno cercando di indire e sempre che le istituzioni siano tanto “magnanime” da concedere quest’opportunità al popolo.

Non ci resta che piangere ….. incrociando anche le dita.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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