La relatività del tempo

Pubblicato il: 12 febbraio 2015 alle 6:53 pm

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La teoria della relatività legata al tempo appare uno dei meno evidenti principi scientifici studiati dall’uomo, e risulta così poco tangibile da sembrare quasi impalpabile, se non irrazionale.

Di “relatività” se ne era già occupato Einstein, ma era ben altra cosa …. diciamo “più fisica”.

Questa di cui vi parliamo è invece una teoria diversa, una faccenda del tutto psicologica: “Il tempo è relativo e dipende dai momenti differenti nei quali transitiamo nell’arco della nostra vita”.

Vola alla velocità di un’astronave quando osservi crescere i tuoi figli e vorresti rivederli e riabbracciarli da piccoli, magari per una volta, per un’altra volta sola.

Vola più veloce di un’aquila quando ti vedi invecchiare ogni giorno di più senza pietà, senza la possibilità di riconquistare un briciolo di quello che avevi nella tua giovinezza che, a sua volta ti sembrava non passare mai, perché volevi essere un adulto con tutte le prerogative di uomo libero e autonomo.

Non passa mai quando aspetti di andare in pensione, perché non ne puoi più di lavorare, specialmente dopo 40 anni di servizio continuativo e dopo che una tizia qualunque, che non hai mai visto prima, che non ha alcun minimo rapporto con la tua persona, presa chissà da dove, chissà per quali meriti particolari e chissà da chi “manipolata a dovere”, ha deciso di farti allungare il collo proprio mentre stavi tagliando il “traguardo” del tuo meritatissimo ingresso in quiescenza. E vedi che tutti sembrano d’accordo, anzi ne sono quasi soddisfatti perché è un “tuo problema”, ma solo finché non toccherà anche a loro soffrire nello stesso modo e per la stessa identica cosa.

Il tempo arriva persino a tornare indietro quando costati che, pur trovandoci nell’era digitale della “comunicazione globale” nella quale in tutto il mondo “tutti si connettono con tutti”, ogni singolo individuo tende invece a chiudersi in se stesso e a non comunicare più con l’esterno, proprio come faceva l’uomo preistorico quando si nascondeva nella sua caverna e usciva solo per “cacciare”.

Le lancette dell’orologio, a quel punto, sembrano girare all’incontrario, il tempo sembra implodere in se stesso come avviene solo nei “buchi neri” sparsi nell’universo, anche loro solitari, anche loro emarginati nel cosmo.

Nell’età della globalizzazione vedi così la gente morire in solitudine  in un angolo della propria casa o in un tratto di mare in tempesta, proprio come accadeva nell’età della pietra,  e come accadrà sempre nell’eternità del cosmo quando le stelle collassano per trasformarsi in supernove negli angoli più remoti dello spazio.

Chi resta assiste alla triste fine di queste vite in totale abbandono, in completa assenza di “contatti” umani e il tempo in cui queste persone sono rimaste con noi, su questo pianeta, sembra sparire nel nulla, sembra quasi non esserci mai stato … il loro tempo non esiste, non è mai esistito, ecco perché la loro fine non servirà neanche a migliorare le cose per il futuro, perché il tempo, in questi casi, torna indietro su se stesso, si riavvolge come una vecchia cassetta a nastro magnetico cancellando i ricordi, dissolvendo le tracce, eliminando tutto: dai sorrisi più belli alle lacrime più intense, dalle tante speranze frustrate ai sogni spietatamente annegati in quel maledetto mare nero chiamato “oblio“.

Il tempo è relativo.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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