La pubblicità Mediaset è invadente

Pubblicato il: 4 giugno 2015 alle 7:27 pm

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Ci ha scritto l’amico Giuseppe Capodieci per chiederci come mai “noi“, che critichiamo tanto l’operato di certi media nazionali, siano essi pubblici che privati, pecchiamo poi di “deregolamentazione” nel settore della réclame televisiva, riempiendo le serate degli italiani di interruzioni pubblicitarie che distruggono la continuità di film, fiction, talk show ecc. Intanto vogliamo chiariare, ancora una volta, un qui pro quo che ci trasciniamo dal 2009, anno di fondazione del nostro blog.

Per quanto l’intestazione del nostro sito internet, e della nostra pagina Facebook, sia simile a quella del noto format televisivo mandato in onda da Canale 5 da ben 25 anni, e anche se la nostra attività è analoga a quella di “Striscia la Notizia“, noi di “Striscia la Protesta” operiamo esclusivamente sul web (internet) con un blog e con una pagina Facebook.

Anche la parola “Striscia” ha un significato ben diverso: nel caso del programma televisivo di Canale 5 si tratta di un format giornalistico, nel nostro caso è la terza persona del verbo “strisciare“, nel senso che la protesta contro il potere si muove silenziosamente fra la gente.

I temi che prendiamo in considerazione qualche volta coincidono, tuttavia stiamo sempre bene attenti a prendere sempre noi l’iniziativa nei casi che evidenziamo, e non approfittiamo mai di qualcosa già considerato dai nostri “cugini” televisivi.

Il problema evidenziato da Giuseppe, che fa spesso saltare i finali delle registrazioni programmate sui decoder di Sky, avviene perchè Mediaset diffonde la pubblicità senza curarsi di come e quanto le relative interruzioni possano influire sulle trasmissioni. Certo non è un bell’esempio di professionalità ma dimostra quanto è importante il profitto nella conduzione delle aziende del terzo millennio, sono disposte a perdere la reputazione pur di assicurarsi i maggiori introiti pubblicitari possibili.

D’altra parte le reti private non usufruiscono del cosiddetto “canone” (che in realtà è una tassa sul possesso di un televisore), di cui usufruisce solo la rai, e gli introiti sono esclusivamente riconducibili a sponsorizzazioni e spot pubblicitari, pertanto più “passaggi” vengono mandati in onda più soldi entrano nelle casse aziendali. Ma a tutto dovrebbe esserci un limite, come ci fa notare giustamente l’amico Giuseppe.

Per noi, per esempio, è intollerabile quella serie di spot di 60 secondi in totale che Canale 5 “deve” far partire inesorabilmente alle ore 21,00, qualsiasi cosa si stia trasmettendo in quel fatidico istante. Così i “cugini” di “Striscia la Notizia” sono costretti giornalmente alla improvvisa e dilettantistica interruzione di un loro servizio, quasi fosse caduto il collegamento o fosse andata via la luce; talvolta ci incappa Abete, altre volte Stoppa, ogni tanto la Petyx e così via, fino a disturbare così tanto lo scorrere della trasmissione da far cambiare canale a gran parte dei telespettatori, sembra proprio una sciocchezza controproducente, ma fino alla fine della stagione Ricci & C. hanno preferito mantenerla …. sarebbe poi costato tanto fare partire quegli spot 30/40 secondi prima o dopo le ore 21 per non interrompere i servizi?

Altra scelta indecorosa di Mediaset, anche questa per non far partire in “ritardo” di qualche secondo la tornata pubblicitaria, è la quasi totale eliminazione dei titoli di coda di film o degli stessi programmi dell’emittente, scontentando così le maestranze, i registi, i tecnici, gli autori ecc. ecc., praticamente tutti coloro che hanno dato un qualsiasi contributo alla produzione e che avrebbero avuto almeno il diritto di essere citati in qualche modo al termine della trasmissione televisiva. Niente di tutto questo, non viene neanche mandato in onda, come fa la rai, un serpentone che scorre alla velocità della luce ma che almeno contiene quei nominativi, visionabili magari col “fermo immagine”.

Noi di “Striscia la Protesta” invece siamo esenti da tutto questo, lavoriamo solo per “passione”, in totale assenza di denaro e banner pubblicitari (almeno per ora); per tutti gli altri vale invece la “legge del rispetto“, ma non quello destinato alle persone, siano esse utenti o maestranze del settore, bensì il rispetto degli orari nei passaggi pubblicitari.

Autore dell'articolo: admin

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