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A Crotone acqua privata e sete pubblica

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Stavolta la protesta arriva da Crotone. Rossella Covelli ci segnala che in città manca l’acqua da svariati giorni.

 Vi riportiamo quanto ci ha detto la nostra lettrice:

Sono una cittadina di Crotone, in Calabria, è da svariati giorni che siamo senza acqua ma non perché ci siano rotture o problemi alla rete idrica, ma perché le due società che gestiscono l’acqua insieme al Comune bisticciano per soldi e non trovando un accordo trovano giusto lasciare la città senza acqua dividendola a zone e a giorni. Non penso che sia una cosa legale però purtroppo oggi con 30 gradi eravamo senza acqua e siamo nel 2015“.

Noi aggiungiamo che a Crotone si stanno svolgendo le finali nazionali di pallavolo femminile under 18 con la presenza quindi di qualche migliaio di spettatori giunti da diverse parti d’Italia; l’assenza di acqua, fatto di per se già piuttosto grave anche in condizioni normali, è pertanto aggravato dalle occasionali situazioni attuali di gran caldo, di turisti in soprannumero e di palestre superaffollate, alla faccia dell’igiene e dell’ospitalità.

In tutto questo, al di là delle colpe nella diatriba fra le due società che gestiscono l’acqua nella Regione Calabria (Sorical spa) e nel Comune di Crotone (Soakro spa-Società Acque Krotonese), siamo in presenza di una inconfutabile e incivile situazione che si ripete in molte parti d’Italia, L’ASSEGNAZIONE DELLA GESTIONE DELLE ACQUE A SPA PRIVATE.

L’acqua è un bene dell’umanità, quindi pubblico e DEVE ESSERE GESTITA DA SOCIETA’ PUBBLICHE.

I privati non dovrebbero assolutamente essere abilitati a fare business su beni vitali per la popolazione, quindi il Sindaco di Crotone Peppino Vallone, che ha fatto correttamente irruzione con i Vigili Urbani nell’impianto di potabilizzazione della Sorical per far ripristinare la distribuzione dell’acqua in città, dovrebbe attivarsi anche a far sì che la gestione delle acque locali (e magari dell’intera Calabria) possa tornare nelle mani dell’amministrazione pubblica, ma ci rendiamo conto che si tratta di un’impresa difficile per quanto sacrosanta; troppi gli interessi, chissà forse troppe pure le mazzette che giravano al tempo delle concessioni, purtroppo viviamo in uno stato “di corruzione” quasi totale e i dubbi che il conferimento di un potere gestionale di questo calibro dal pubblico al privato, ovunque sia avvenuto in Italia, possa comunque essere stato oggetto di “tangenti” appare più che comprensibile.

All’amica Rossella possiamo solo augurare che nel prossimo futuro le questioni private fra le due società private restino sempre in privato e che “acqua in bocca” non sia più solo simbolo di omertà ma piuttosto un beneficio per ogni cittadino italiano.

Autore dell'articolo: admin

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