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Merda d’artista e merda di contestatore

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In seguito alla pubblicazione dell’articolo del 5 dicembre, intitolato “Vecchioni e rincoglionitoni“, la querelle sull’argomento si è particolarmente infiammata, soprattutto sulla nostra pagina Facebook.

 

In particolare sono state rilevate diverse e controverse reazioni all’esternazione di Roberto Vecchioni sulla Sicilia (da lui definita “isola di merda”).

Si sono create, come spesso accade in queste situazioni, due diverse “correnti di pensiero“: una apertamente contraria alla espressione “colorita” del cantautore brianzolo e l’altra che si è invece atteggiata in sua difesa.

In Italia, ma anche nel mondo, non appena nasce o si sviluppa qualcosa, immediatamente si generano due “cartelli” che si fronteggiano. Non accade MAI che si venga a creare una unanimità di giudizio, una interpretazione degli eventi uguale per tutte le teste.

D’altra parte, da quando esiste il mondo, c’è chi la vuole cotta (la carne) e chi la pretende cruda, poi ci sono anche i buongustai che si schierano al centro, per una lieve scottatura. Quindi le “fazioni” sono inevitabili, anche in presenza di fatti oggettivi ed inequivocabili, perché c’è sempre qualcuno che pretende di distinguersi in qualche modo dalla “massa”, pur nella sua conclamata mediocrità, e per farlo è anche disposto a negare logiche ed evidenze.

Nel caso in questione è oggettiva e inequivocabile la parola “merda” utilizzata dal Vecchioni, non è certo possibile confonderla con un complimento, eppure sono stati in molti i siciliani a ringraziare il cosiddetto “professore” per il “leggiadro” pensiero che ha avuto verso la Sicilia.

Sono stati in tanti a vedere dentro questo retorico aforisma, che palesemente è un bruttissimo e volgare paragone,  la citazione di un insieme di problematiche che affliggono effettivamente l’Isola, e peraltro qualunque altra parte dell’Italia, ma che esulano totalmente dalla modalità di espressione che sta al centro della querelle.

Al di là di tutte le motivazioni che possono far scattare critiche più o meno oggettive o giudizi negativi sulle caratteristiche di certe popolazioni stanziali in determinati territori, non è mai in alcun modo accettabile o giustificabile configurare in un’unica immagine triviale l’intero “pacchetto” delle peculiarità di una Regione. Perché vogliamo a tutti i costi considerare “civile” un tizio qualunque che in modo “incivile” accusa di “inciviltà” 5 milioni di persone?

Nessuno sta nascondendo le negatività dei siciliani, né le problematiche cittadine che tanto si stanno sbandierando per giustificare a tutti i costi l’ignobile frase di Vecchioni, ma la merda è sempre merda, e un professore di lettere dovrebbe conoscere il “peso” e il significato delle parole.  Ma siamo poi tanto sicuri che dire “Sicilia sei una merda” equivalga a dire “Sicilia ti amo“, come vorrebbe far capire Vecchioni per cercare di scagionarsi arrampicandosi sui muri? (forse si esprime anche lui come i mafiosi mediante simbologie controverse, estreme e volgari che, in fondo, comprendono solo loro?).

E siamo così certi che tutti i siciliani, che ribadiscono sui social che la Sicilia intera sia una merda, facciano del bene alla propria terra o che quantomeno si attivino poi in qualche modo per bonificarla dal letame?

C’è stato perfino chi ha scritto un lunghissimo promemoria su Facebook sulle “nefandezze” siciliane, citando costantemente, fino alla nausea, la parola “merda”, come se il ripeterla ciclicamente fosse una necessità stilistica o uno degli elementi separatori dell’elenco.  Una vera follia! Una sorta di delirio da protesta (delirio è sinonimo di “furore”), perché l’argomento che ha fatto scoppiare il caso è l’insulto in sé e per sé, non le motivazioni che ne dovrebbero motivare la citazione.

Ci sono mille modi per esprimere lo stesso concetto, la villania e l’inciviltà di utilizzare la parola “merda” non dimostra assolutamente amore verso la Sicilia, come vorrebbe farci capire vecchioni.

D’altra parte, voglio però spezzare una lancia in favore di un cantautore che in passato ho amato moltissimo, l’impiego di questo sostantivo ributtante, e non solo in qualità di “sostantivo”, è consueto nel mondo artistico, ricordo infatti che nel 1961 un altro artista: il cremonese Piero Manzoni, riprendendo numerosi precedenti nell’arte del Novecento (dall’orinatoio di Duchamp, alle coprolalie surrealiste di Salvador Dalì, Georges Bataille, e prima di tutti Alfred Jarry con “Ubu Roi” del 1896), sigillò le sue feci in una serie di barattoli di latta, etichettandole come “Merda d’artista“.  Non mi permetto di commentare un’espressione culturale di tale “altissimo livello”, ma vorrei far presente che certe metafore o simbologie possono risultare quantomeno equivocabili; una chiave di lettura diversa, infatti, potrebbe rappresentare il titolo “Merda d’artista” come una sorta di esclamazione dal significato più simile a quello indicato da Vecchioni a proposito della Sicilia: “Artista di merda” ….. e io amo Vecchioni come Vecchioni ama la Sicilia, e non vorrei che la cosa possa essere equivocata.

E’ inutile stare a ricordare le migliaia di cose sbagliate nella nostra Isola, io potrei solo allungare l’elenco che qualcuno ha pensato di fare, ma continuerò sempre a dire che nonostante tutto AMO SEMPRE LA MIA TERRA e per farlo non scomoderò mai la “merda”, neanche per darle dignità letteraria come hanno fatto in tanti, la lascerò nella bocca di chi l’adopera troppo spesso per la congenita incapacità di esprimersi in termini civili.

 

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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