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Gli spolveratori delle polveri sottili

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I media ogni giorno ci sottopongono a un bombardamento di notizie che sembrano legate più ad una sorta di “moda del momento”, o a periodiche tendenze giornalistiche con finalità magari di strumentalizzazioni politiche, che non ad effettive necessità di diritto di cronaca.

 

Avete notato per esempio che non si parla più di Grecia o di scandalo Volkswagen, che non ci strapazzano più con l’altalenante valutazione dello spread?

In questi ultimi giorni, oltre che i soliti aggiornamenti sulle indagini o sui processi consequenziali ad omicidi o femminicidi nazional-popolari, vanno di moda: l’isis, le dichiarazioni di renzi, le statistiche sulla fantomatica ripresa economica dell’Italia, e, soprattutto, l’inquinamento atmosferico urbano.

Appena una settimana fa, e da molto tempo, non se ne parlava più, nonostante la gente respirasse la stessa aria cittadina debitamente aromatizzata alle “polveri sottili“, anche se a Taranto quelle stesse polveri risultino ancora più eleganti e sofisticate perché metallizzate dall’Ilva, malgrado in mezza Campania le polveri siano prodotte dalla Terra dei Fuochi. Non se ne parlava più perché c’era altro di cui parlare, perché la cronaca “imponeva” eventi più interessanti, perché le “erezioni” degli indici di ascolto erano più stimolate da fatti più truculenti e meno occulti.

L’inquinamento atmosferico, per quanto possa sembrare un ossimoro, è un fenomeno “sotterraneo” in quanto subdolo e celato alla gran parte della cittadinanza. Lo tengono sotto controllo, diciamo così, le ormai famose “centraline“, che tuttavia monitorano soltanto le altrettanto celebri “polveri sottili”, tanto piccole, tanto microscopiche, tanto invisibili agli occhi umani da poter essere misurate solamente da misteriosi macchinari elettronici (del cui funzionamento sono in pochissimi ad essere edotti) e dalle colf quando tentano di pulire i balconi e le inferriate. Non esistono invece centraline che misurino l’inquinamento elettro-magnetico dei cellulari o del muos o quell’altro dovuto alla ricaduta delle ceneri dell’immondizia incendiata.

Ma l’inquinamento dei gas di scarico fa più notizia nazional-popolare per i media, fa più business per i comuni con l’attuazione delle ztl (zone a transito limitato – perché a pagamento) e lo scatenamento dei vigili urbani alla ricerca di trasgressori da multare, stile cacciatori di taglie nel vecchio West. Il controllo sulla corruzione dell’aria dovuta ad altro non è invece “conveniente” e magari disturba gli “amici degli amici” proprietari delle “fabbrichette” o gli “amici” statunitensi che devono infilarci a tutti i costi la supposta del muos (Mobile User Objective System – sistema di comunicazioni satellitari militari ad alta frequenza).

Insomma tutto ciò che potrebbe risultare cancerogeno viene monitorato solo quando la verifica genera profitto per i “controllori” o quando si arriva ai limiti  estremi come è avvenuto a Pechino …. e comunque, con l’alibi dell’ambiente e del “lo fanno per noi” si riesce sempre a costruire un enorme “castello di carte” burocratiche che serve solo a rimpinguare le povere casse dei comuni italiani; e il castello crolla al primo colpo di vento che spazza via le polveri sottili, lasciando però le ztl per sempre, o, come è accaduto con l’ulteriore aumento degli indici nonostante i blocchi totali del traffico veicolare, alla prima dimostrazione che, forse forse, gli scarichi delle auto non sono poi così inquinanti.

Per concludere, un consiglio a tutti i cittadini di tutte le maggiori città italiane: ai sindaci non fate sapere che respirando emettiamo anidride carbonica che, ai sensi del Protocollo di Kyoto, è altamente inquinante. Rischieremmo di dover pagare pure per entrare a piedi nei Centri Storici, perché, come certamente saprete, basta pagare il “pizzo” al sindaco per rendere salubre l’aria nel centro storico cittadino.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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