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Petaloso ma non miracoloso

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petalosoLa scadente qualità del nostro giornalismo fa nascere assurdità come questa.
Da due giorni non si parla altro che di questa immane sciocchezza in TUTTI i tg nazionali e in quasi TUTTI i quotidiani di maggior rilievo.

La creatività di TUTTI i bambini, connessa alla libertà di espressione fuori da qualsiasi regola di grammatica e di convenzionalità di linguaggio, crea spessissimo i presupposti per esternazioni di questo tipo.
Nella generazione estemporanea del neologismopetaloso” non c’è assolutamente nulla di anormale né di “miracoloso“.
Solo in Italia siamo stati capaci di generare un fenomeno mediatico di nessuna importanza e praticamente dal “nulla”.
Ma avete ascoltato mai i bambini quando parlano fra loro?  Specialmente nella fascia di età del protagonista di questo “evento” (come ormai si chiamano tutti i fatti di cronaca, anche i più insignificanti) ne inventano una al minuto; chi vi scrive potrebbe pubblicare un corposissimo elenco di parole analoghe, non esistenti nel vocabolario italiano, ma spontaneamente generate, senza alcuna finalità di protagonismo, dalle splendide menti dei nostri figli.
Evidentemente in questo caso qualcosa ha funzionato da “amplificatore” mediatico: forse la voglia di “apparire” della maestra che ha divulgato alla stampa sia la parola in questione, ma soprattutto il suo personale commento sul quaderno, forse il primo giornalista che ne ha voluto parlare sul suo quotidiano perché non aveva altri spunti di cronaca da giocarsi per l’ultima edizione, forse la scriteriata mania di certi articolisti di non lasciarsi sfuggire notizie pubblicate da altri, così come accade nella impressionante propagazione virale delle leggende metropolitane.
Sta di fatto che il primo a meravigliarsi di tutto questo stupido “casino” per una sua banale espressione spontanea, è stato proprio il bambino “scrittore“, che tuttavia, da questo momento, pur di ripetere la sua prima performance finita in questo modo agli onori della cronaca, comincerà a varare sciocchezze verbali a rotazione continua ritenendosi forse l’erede ufficiale di Umberto Eco.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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