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Primo maggio, festa dei Perseguitati

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imageOggi dovrebbe essere un giorno di festa; ma c’è ancora qualcosa da festeggiare per i Lavoratori Italiani?

 

Dovremmo festeggiare le vessazioni cui vengono quotidianamente sottoposti gli Italiani che hanno ancora la fortuna di avere un lavoro? Le continue minacce di licenziamento, favorite e incentivate da un governo che si professa di sinistra, quindi vicino alla Massa Operaia, ma che agisce peggio di una ripugnante dittatura sud-americana?

O dovremmo osannare gli oscuri figuri che si sono alternati sugli scranni del potere solo per dare picconate, dialettiche ma anche legislative, all’intero sistema lavoro della Repubblica Italiana? Ricordiamo al riguardo certe “esternazioni” della fornero che dovrebbero essere considerate vilipendio alla Popolazione (un reato purtroppo non ancora ufficializzato del quale si sono macchiati quasi tutti i politici di questo nostro disgraziato paese): “il lavoro non è un diritto”, “i giovani sono disoccupati perché sono schizzinosi” (di preciso ha detto “sono choosy”, per esporre a tutti la sua “enorme” cultura linguistica, che brava, vero?), “gli uomini devono collaborare di più in casa invece di pretendere un lavoro”, “il lavoro va guadagnato” ecc. ecc.. Tutte “amenità” che con il loro orrore stanno ancora facendo vibrare i nostri “animi”, anche a distanza di anni.

E’ infatti dal tristemente celebre 2012 che i lavoratori, e i non-lavoratori italiani, vengono inesorabilmente colpiti dagli “strali” legislativi di una folle corrente di pensiero (sempre che di pensiero si possa parlare) che pretenderebbe di trasformare il diritto costituzionale al LAVORO DIGNITOSO, in una specie di pretesa da parte della Popolazione. Le “grandi menti” della politica italiana, pur essendo cambiati i nomi (non più monti, fornero, napolitano e così via) continuano tuttavia a “massacrare” ancora il mondo del lavoro per la loro congenita incapacità di trovare valide alternative al concetto di manovalanza a “costi stracciati” che la comunità europea, che si professa civile e progressista, vorrebbe importare dall’Asia e dalle ex-repubbliche sovietiche.

Così i giovani, ricattati dalla macroscopica difficoltà di trovare lavoro, e spinti dalle famose renzocratiche “riforme”, dovrebbero accettare comunque posti di precariato sottopagato, con tutele inesistenti ma “crescenti”, quindi con licenziabilità massima iniziale, tempestati in ogni caso da assurde tasse medievali anche quando tentano la via del lavoro autonomo, e magari, da laureati e per non sentirsi “choosy”, accettare mansioni di bassa manovalanza, sempre che non si vedano la strada sbarrata, in quanto “troppo qualificati”, da altri coetanei che non hanno studiato, ma che si dimostrano più disponibili ad essere  “sfruttati” …. un vero “trionfo” di organizzazione, civiltà e meritocrazia.

Quindi per i LAVORATORI ITALIANI non è cambiato nulla da quell’infernale 2012, non ci sono più sulla scena politica (e per fortuna!) i vari monti, napolitano e fornero, ma la festa dei lavoratori si presenta ancora controversa, ambigua e discutibile.

Vi riproponiamo l’articolo dell’1 maggio 2012 di uno dei nostri autori per dimostrarvi che siamo ancora … “nella stessa lacrima”.

Cliccate qui per leggere il nostro articolo del 1^ maggio 2012

Autore dell'articolo: admin

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