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Ztl a Palermo: lettera aperta vs lettera aperta

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Il signor Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha scritto il 7 novembre u.s. sulla sua pagina Facebook una lettera aperta alla cittadinanza in tema di ZTL.

La lettera è visionabile su questo link su Facebook:  https://www.facebook.com/notes/leoluca-orlando-sindaco-di-palermo/lettera-aperta-sulla-zona-a-traffico-limitato/1492107890804769

Alla lettera aperta rivolta alla cittadinanza risponde per noi uno dei nostri autori residente a Palermo, Sergio Figuccia. Ecco la sua lettera aperta rivolta a Leoluca Orlando:

<< Egregio Signor Sindaco, io non ho alcun interesse al controllo sul territorio, perché sono praticamente un signor “nessuno” da questo punto di vista, non nutro alcuna smania politico-elettiva, non faccio politica nè aspiro minimamente a farla in futuro, non ho alcun desiderio di comandare o di usare la violenza contro chi comanda, in pratica non appartengo ad alcuna delle categorie di cittadini che Lei insiste da tempo ad additare come uniche responsabili dell’ostracismo riscontrato per le SUE Ztl, eppure, guardi un po’, non gradisco neanche io questa sua iniziativa, non per l’idea in se stessa, piuttosto per le modalità, e l’arroganza che la caratterizzano e i tempi da Lei adottati al riguardo.

Come vede, i cittadini ai quali non piace questa decisione del Comune, non sono solo i commercianti, i violenti, i populisti, i qualunquisti e gli anti-orlandiani, ma anche persone “ordinarie” come me.

Le confesso, ad ulteriore manifestazione di sincerità, che sono tuttavia fondamentalmente d’accordo con Lei e l’Assessore Catania sulla necessità di chiudere al traffico il Centro Storico cittadino, forse anche di più di come è stato già fatto; ma i tempi per la realizzazione di questa area protetta al traffico veicolare sono stati completamente sbagliati; la copertura dei mezzi pubblici, forse sufficiente in futuro a completamento di quanto previsto dal progetto ancora in via di realizzazione, attualmente è molto carente.

Si creano le zone a traffico limitato SOLO DOPO aver costruito posteggi multipiani (come in tante altre città siciliane – vedere Taormina, Catania ecc.), aver organizzato servizi di navette elettriche gratuite a ciclo continuo, ottimizzato i servizi pubblici attorno all’area.

Oggi come oggi, a parte le autoglorificazioni sue e del signor Catania, i cittadini vedono solo molte linee Amat abolite rispetto al passato (pur essendo necessarie proprio per l’attuale precaria copertura urbana dei mezzi pubblici), minacce di sanzioni per le auto dei residenti, seppur ferme durante l’orario di chiusura al traffico, i tram che girano a largo, da periferia a periferia, quasi fossero “spaventati” dal Centro Storico, e le biciclette che, per quanto valide, non sono di certo adatte agli ultra settantenni, ai portatori di handicap e ai cittadini che non le hanno mai utilizzate in passato (o per scelta o per necessità fisiche).

Stendo poi un velo pietoso sull’ultima trovata, di cammaratiana memoria, che vede le piste ciclabili “correre” al centro dei sottili marciapiedi che caratterizzano la nostra città. È vero che in Europa vi sono molti casi simili, ma gli spazi stadali di Madrid, Parigi, Barcellona ecc. non sono assolutamente paragonabili a quelli di Palermo, quindi penso con terrore a cosa potreste pensare di fare Lei e il Signor Catania se in un futuro prossimo foste eletti in città come Erice, Enna o Ragusa dove le piste ciclabili potrebbero essere previste solo sui tetti.

Car sharing, piste ciclabili, bike sharing ecc., sono certamente strumenti validi ma solo ad integrazione e completamento di un buon servizio pubblico di mobilità cittadina, e devono essere varati solo dopo la necessaria ottimizzazione dei mezzi tradizionali, proprio quelli che Lei ha in progetto ma che sono ben lontani dalla effettiva realizzazione.

Per concludere, egregio Signor Sindaco, vuole rendersi conto una buona volta che non sempre le contestazioni nascono da cricche politiche avverse o da fantomatiche forme di malavita che vorrebbero sovvertire l’ordine costituito? La prego di valutare almeno l’ipotesi che spesso la mancata approvazione popolare possa essere generata dallo sdegno della gente costretta a muoversi in una città sempre più invivibile. >>

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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