Quando il bancario fa spettacolo

Inserito da admin
Ott 06 2017
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E’ diventato virale un video “motivazionale” prodotto per uso interno dai dipendenti di un’agenzia di un noto Istituto di Credito italiano.

Purtroppo l’americanizzazione della gestione delle risorse umane, importata appunto dagli USA come tante altre imbecillità dall’ottusa visione di certo management nostrano, ha spinto i dipendenti a coinvolgimenti estremi pur di dimostrare appartenenza aziendale ed entusiasmo operativo.

Così, sollecitati ovviamente da qualche dirigente che, per risultare a sua volta moderno e fuori dalle righe, segue i dettami di “tendenza” del settore, molti lavoratori si sono improvvisati showman e showgirl producendo video di dubbia qualità sia tecnica che interpretativa.

Già a livello globale si è ormai perso il senso del ridicolo, assistiamo giornalmente in tv a infime performance da parte di giornalisti, intellettuali, politici  e anchorman, figuriamoci cosa può uscire fuori quando attività del genere vengono prodotte per scopi pseudo-promozionali da dipendenti malati di protagonismo che si vogliono proporre al posto di professionisti dello spettacolo.

Accettare di esporsi in sceneggiate da vecchio “Carosello” senza avere la benché minima capacità interpretativa e, diciamolo pure, neanche quel briciolo di telegenia necessaria in ruoli recitativi di questo genere, è da scriteriati. Forse l’azienda risparmia qualcosa sui costi pubblicitari, ma finisce con lo straperdere sul ritorno d’immagine.

Così il video motivazionale, girato fra il serio e il faceto, è finito nei social e alla libera fruizione. Anche altre banche hanno tentato questa strada ma, buon per loro, hanno preferito non far girare i video al di fuori dei circuiti aziendali; così almeno si sono fatte quattro risate fra colleghi.

Le performance pubbliche caricaturali di “artistidilettanti, prodotte a uso e consumo dei social, sfociano troppo spesso nel ridicolo, e più risultano goffi e grotteschi maggiore è la loro diffusione virale.

Nonostante la grande diffusione del filmato, la banca non ne trae di certo beneficio; abbiamo infatti più volte ripetuto (vedi nostro articolo del 18 settembre 2017) che il concetto pubblicitario “parlane male ma parlane” è totalmente stupido e infondato e la banalità o la volgarità finisce sempre col rivolgersi contro lo sponsor che l’ha voluta.

I bancari ballerini poi, nonostante la buona volontà, finiscono poi al pubblico ludibrio del web, che non giova certo alla serenità nei futuri rapporti diretti con la clientela. Qualcuno, pur volendoli difendere, ha scritto: “sì, sono divertenti e mi hanno fatto ridere, ma da domani con quale faccia (quella che “ci hanno messo”) si potranno presentare dinanzi i clienti per gestire i loro soldi?“.

Noi vogliamo anche aggiungere una cosa in favore di questi pionieri dell’auto-pubblicità; si tratta forse di vittime doppie: oltre a rimetterci la faccia (sempre quella che “ci hanno messo” nel produrre il video) sono stati strumentalizzati da qualche esaltato senza scrupoli che ha immesso forzatamente i filmati nel circuito pubblico (Facebook, YouTube ecc.) per raggranellare il maggior numero di click possibile, speculando così sull’innocente protagonismo di alcune persone che magari volevano solo divertirsi all’interno del proprio ambiente di lavoro. Se è così la Banca dovrebbe intervenire pesantemente su questo “ladro di immagini“; i social e personaggi del genere stanno trasformando il web in una spietata giungla senza alcun controllo.

 

I dipendenti della banca avevano certamente concesso la loro disponibilità per quel video, ma forse non erano al corrente che quel filmato era destinato a diventare virale sul web. Insomma: “chi la fa … l’aspetti, ma quel che si aspetta può anche risultare più sgradito del previsto“.

Vi proponiamo il video principale (pubblicato da “ilfattoquotidiano.it) che ha generato il caso, un altro ancora pubblicato su YouTube e un terzo che potete vedere solo se siete iscritti a Facebook. Qualche altro, sempre prodotto all’interno della stessa banca, è già stato rimosso dalla rete o, quantomeno, reso non visionabile.

Articolo e video su “ilfattoquotidiano.it”

Video su Facebook

 

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