Pensioni degli italiani: la scalata del Mortiloro

Inserito da admin
Ott 26 2017
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Ne abbiamo parlato in decine di post negli anni passati chiedendo inutilmente l’intervento dei Sindacati, della Magistratura e della Corte Costituzionale. La dannata legge fornero è fondata su automatismi infernali dedotti da periodiche “rilevazioni” dell’istat sull’andamento delle aspettative di vita che non hanno le caratteristiche tecniche per poter essere considerate parametri di calcolo certi e assoluti, come dovrebbe risultare necessario in una legge di stato.
Queste famose “rilevazioni” sono di natura esclusivamente statistica, e la statistica per definizione è “uno studio quantitativo e qualitativo di un particolare fenomeno in condizioni di incertezza o non determinismo, ovvero di non completa conoscenza di esso o parte di esso“.
Questo vuole dire che i dati che vengono fuori dai rilievi, forse effettuati pure a “campionatura“, non hanno i requisiti della “certezza assoluta” necessari per la creazione di un parametro sicuro da adottare su una scala temporale tanto lunga (dal 2012 al 2055) come è stato fatto per l’ultima legge pensionistica.

Peraltro i rilievi precedenti, che ovviamente possono facilmente subire nel tempo variazioni anche di segno opposto, sono risultate negative; la mortalità negli anni 2014 e 2015 è risultata in forte ascesa e, conseguentemente, le aspettative di vita avrebbero dovuto subire un sensibile calo. Invece la “genia delle pensioni” ha previsto le finestre pensionistiche fino al 2055 sempre in salita. Guardate il grafico, nella foto sopra quest’articolo, dove sono indicate le varie finestre fino al 2055 in base alle aspettative di vita FISSATE nel 2012 … sembra la scalata del Giro d’Italia sul Mortiloro e, considerata la vecchiaia degli aspiranti alla pensione, questo appare proprio un nome profetico, anche se sarebbe più adatto un “mortacci loro“.

La legge fornero in pratica REGOLARIZZA in modo STABILE la continua ascesa (dal 2012 al 2055) dell’età pensionabile basandosi tuttavia su un parametro (l’aspettativa di vita media) altamente variabile di anno in anno, sia in ascesa che in discesa, notevolmente ALEATORIO, in quanto calcolato APPROSSIMATIVAMENTE in modalità statistica, e peraltro non facilmente riscontrabile dalla Popolazione. L’istat infatti sentenzia i suoi dati senza comunicare a nessuno le modalità di calcolo.

Urliamo dal 2012 il nostro sdegno su questo palese oltraggio ai diritti del cittadino e all’intelligenza umana. Una legge nazionale di tale importanza e di così grave impatto sui lavoratori NON PUO’ BASARSI SU UN PARAMETRO TANTO INCERTO E PRECARIO. E’ roba da segnalare alla Corte Costituzionale … ma nessuno fino adesso ha mosso un dito; lo strumento giusto per ridimensionare in qualche modo quest’orrore non è certo l’APE, che costituisce un business nel business sia per lo stato sia per le banche, si dovrebbe attaccare la normativa palesandone proprio i limiti tecnici di calcolo e l’evidente irregolarità formale.

E poi, una buona volta, dovremmo pretendere la pubblicazione ufficiale sulla stampa tradizionale delle modalità con le quali l’istat (che ricordiamo è un organo di stato e cura gli interessi del governo e non certo quelli dei cittadini) emette i suoi vaticini … c’è una legge pure sulla trasparenza della pubblica amministrazione, che siano resi trasparenti pure gli studi statistici dell’istat, vogliamo conoscerli a fondo.

 

One Response

  1. admin ha detto:

    Sulla nostra pagina Facebook un lettore ci ha scritto:

    “L’ aspettativa di vita non è affatto un parametro aleatorio e la demografia è inesorabile; L’ alternativa non sarà tra andare in pensione a 67 anni o prima, ma tra avere o no la pensione! Posso consigliarvi di chiedere ad un’ assicurazione od a un fondo pensione il nominativo di un buon attuario: vi costerà un po’ caro perché gli attuari sono pochi e quelli bravi si fanno pagare, ma potrà risolvere tutti i vostri dubbi!”

    Abbiamo risposto:

    Gli attuari operano (o almeno dovrebbero farlo) in campo strettamente privato, proprio quali sono le banche e le assicurazioni e, comunque, su “fenomeni caratterizzati da incertezza”. Quindi, per definizione della stessa loro professione, qualificano il loro ambiente di lavoro come non perfettamente definito. Si tratta dunque di elaborazioni di tipo statistico, quindi aleatorio (sinonimo di incertezza) che vanno bene per i business plan o le valutazioni prospettiche dei prodotti finanziari (quello che fanno gli attuari) nelle aziende private, ma certamente non per una legge di Stato tanto rilevante che NON PUO’ BASARSI SU PARAMETRI APPROSSIMATIVI, soprattutto per la sua grave ricaduta su milioni di cittadini.
    L’Istat questo lo sa benissimo e volutamente tiene segretati questi “conteggi”; si stanno infatti raccogliendo firme per richiedere al Governo la pubblicazione ufficiale degli algoritmi di calcolo utilizzati dall’istituto statistico nazionale per stabilire tanto univocamente le aspettative di vita che, peraltro, variando ovviamente di anno in anno per la natura stessa di dati tanto variabili nel tempo (per esempio il numero annuale di morti) rendono in pratica “scriteriato” il PARAMETRO FISSO adottato nel 2012 sempre in costante ascesa fino al 2055.
    Quindi l’aspettativa di vita è un parametro aleatorio proprio in quanto “aspettativa”, dunque soltanto previsionale, e le previsioni non sono certezze. La demografia poi, fondata sull’indagine statistica delle nascite e delle morti, può avere valori meno approssimativi solo se analizzata in periodi brevi (un anno infatti), sul lungo termine assume carattere di assoluta incertezza, quindi, ci perdoni se insistiamo, non è così “inesorabile” come la definisce Lei e se così fosse ognuno di noi conoscerebbe con certezza il giorno della propria morte.
    Infine vorremmo tranquillizzarla su quell’altra sua inquietudine legata alla possibilità che un giorno lo Stato ci possa privare della pensione. Se fosse così dovrebbe comunque restituire, in un’unica trance, tutte le contribuzioni pensionistiche versate negli anni … non ci sembra una soluzione economicamente conveniente per la stessa Inps.
    Potrebbe essere invece un’idea da valutare, la possibilità di stabilire una data dalla quale i nuovi entrati nel mondo lavorativo non accantoneranno più contributi presso l’istituto nazionale per la previdenza sociale e penseranno individualmente ad amministrare le loro pensioni future con liberi versamenti in fondi assicurativi specifici.

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