I bronzi di ri..ARS

Pubblicato il: 23 dicembre 2017 alle 11:38 am

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All’Assemblea Regionale Siciliana, l’ARS, ritorna la bronzea figura di Gianfranco Miccichè che, non appena eletto Presidente, dopo i convenevoli di turno si è affrettato a dire: «Questo Palazzo tornerà a essere quello che avevo lasciato, il marxismo è stato sconfitto dalla storia».

 

Tradotta in “soldoni“, come si diceva una volta, la frase vuole comunicare che a gennaio prossimo, nelle tasche dei giovanissimi e vecchissimi componenti di quest’organo regionale torneranno i noti picchi da 13.000 euro netti mensili perché cadrà il tetto dei 240.000 euro fissato nella scorsa legislatura per gli stipendi dei dipendenti in adeguamento ad analoga delibera adottata a suo tempo dal Senato della Repubblica.

Miccichè ha specificato tuttavia che il vecchio provvedimento di austerity era stato introdotto (con enormi difficoltà per le prevedibili reazioni contrarie degli interessati) per la durata di tre anni intendendosi come contributo di solidarietà “una tantum” nei confronti della Popolazione in difficoltà per la crisi economica e per i tagli istituzionali previsti dalle manovre economiche dello Stato per il contenimento della spesa pubblica.

Quindi per Miccichè (e come dargli torto viste le esternazioni renziane, gentiloniane e purtroppo anche presidenziali di Mattarella, che hanno vantato una ripartenza dell’Italia che solo in pochi hanno visto) la “solidarietà a termine” prevista tre anni fa è giunta ormai alla sua naturale scadenza; il Popolo sta bene, i tagli alla spesa pubblica non ci sono più, l’economia di chi vive fuori dai palazzi del potere si è rinfrancata … E TUTTI VIVRANNO FELICI E CONTENTI, quindi perché non ridare ai “poveri” dipendenti ARS il maltolto che tracimava dal tetto massimo di 240mila euro?

Per Miccichè, e sono parole sue non certo fake news, “si lavora meglio quando si è ben pagati” … occorrerebbe che qualcuno spiegasse però al presidente dell’ars che ciò dovrebbe valere per tutti i lavoratori, e ci vorrebbe proprio una gran faccia di bronzo per andarlo a dire ai giovani lavoratori (per giunta anche precari) che percepiscono stipendi da 400 o 500 euro al mese.

Se di “ripresa” si deve parlare allora parliamo pure di ripresa (e alla grande) della forbice fra lavoratori “ELETTI” (e non di certo da Dio) e miseri “mortali“.

Che importa quindi se gli “eletti” hanno solo 21 anni, o non sanno dire due parole in italiano, o fingono di possedere carisma politico quando invece sono pure nullità portate in “trionfo” dalle solite combine massoniche, intrallazziste e magari anche malavitose. Che importa se i comuni “mortali” sono plurilaureati, talentuosi, intelligenti e vengono indegnamente sfruttati se non costretti a “fuggire” all’estero per trovare un lavoro decente.

Gli eletti lavorano meglio se rivestiti d’oro, i mortali invece lavorano solo se restano in mutande, magari in poliestere … vero signor miccichè?

 

Autore dell'articolo: admin

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