Cosa nascondono realmente le riforme pensionistiche

Pubblicato il: 3 aprile 2018 alle 9:30 am

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Le riforma pensionistiche italiane sono in realtà un grande bluff.

 
In un interessantissimo articolo (cliccate qui  per leggerlo integralmente) viene fatto rilevare, ma ormai è cosa acclarata da tempo, che l’instabilità dei conti dell’INPS, sbandierata da oltre dieci anni da chi pervicacemente ha perseguito la manipolazione delle pensioni degli italiani e lo strangolamento dei relativi diritti dei lavoratori, sia in realtà solo un enorme bluff, amplificato dalla complicità dei media filo-governativi e da certi politici ruffiani che non vorrebbero perdere i benefici di stare a braccetto col sistema di potere (europeo in primis).
Nell’articolo viene anche fatto rilevare che:
l’aspetto paradossale è che proprio coloro che agitano lo spettro dell’insostenibilità del sistema pensionistico e della necessità di continue riforme previdenziali restrittive sono gli stessi che hanno favorito la precarizzazione del mercato del lavoro e la presenza di un quadro macroeconomico che causa la disoccupazione di massa. Ovvero proprio quei fattori che riducono i potenziali contributi dei lavoratori e cioè le entrate dell’ente previdenziale mettendo eventualmente a rischio la stabilità finanziaria dell’ente (non oggi, come già dimostrato, ma chissà nei prossimi 20-30 anni). Qualcosa dunque non torna. Ma non basta. L’allungamento dell’età pensionabile, auspicata dai riformatori, non può che peggiorare ulteriormente il quadro occupazionale giovanile e dunque la stessa fonte delle entrate contributive.”
Quindi, in sostanza, le modifiche pensionistiche degli ultimi anni, non sono volte a risolvere un problema dell’INPS e dei suoi bilanci, che in realtà non esiste affatto, piuttosto giungere alla “marginalizzazione del ruolo della pensione pubblica basato su un patto intergenerazionale, a favore di un SISTEMA PRIVATO basato sui conti individuali di carattere assicurativo gestito da BANCHE, ASSICURAZIONI E FONDI DI INVESTIMENTO. Un processo di PRIVATIZZAZIONE di fatto delle pensioni coerente con il generale smantellamento dei cardini storici dello Stato sociale a favore di una gestione privatistica dei bisogni vitali dei cittadini.
Ecco a cosa punta realmente la cricca oligarchica che sta dietro la facciata dell’europa comunitaria: PRIVATIZZARE l’enorme massa di risorse pensionistiche, una montagna di denaro che attualmente viene ancora convogliata verso un ente pubblico che la gestisce e la redistribuisce senza profitto.
Un altro motivo degli attacchi riformistici alle pensioni, segnalato dall’articolo, è il seguente: “le risorse risparmiate dall’Inps, come già accennato, vengono da anni usate per vari fini assistenziali impropri di pertinenza non strettamente previdenziale e non legati ai contributi versati dai lavoratori. La quota parte assistenziale che mediaticamente contribuisce grandemente allo spauracchio del presunto bilancio in rosso, viene naturalmente ripianata dalle risorse statali di anno in anno. Sono proprio quelle cospicue risorse sotto attacco nell’ambito delle politiche di taglio della spesa orientate a perseguire il pareggio di bilancio sancito ormai persino in Costituzione dopo la riforma del 2012 che ha modificato l’articolo 81 della Carta. Lo Stato non può permettersi di tagliare in modo brutale voci assistenziali sensibilissime come pensioni di invalidità o pensioni minime sociali. Non per “bontà d’animo”, ma perché si tratterebbe di interventi troppo forti da effettuare in grandi proporzioni.
Insomma, quando sentite i politici nostrani giustificare, o addirittura continuare a richiedere, interventi sulle pensioni del genere di quelli già fatti da amato, dini, prodi, maroni, damiano, sacconi e fornero, non fatevi subito convinti, come avete fatto in passato, che quello che dicono questi personaggi sia razionale, valido e corretto … pensate con la vostra testa e fate un po’ di sana dietrologia: è più probabile che stìano ancora tentando di prenderci per i fondelli … dell’Inps.

Autore dell'articolo: admin

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