Diritti e rovesci dell’umanità

Pubblicato il: 18 settembre 2018 alle 12:01 am

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Lettera aperta a Michelle Bachelet. Il primo settembre di quest’anno Michelle Bachelet, due volte presidente del Cile, ha iniziato a rivestire l’incarico di Alto Commissario Onu per i Diritti umani.

Il segretario generale ONU Antonio Guterres, dopo la sua nomina ha descritto così la Bachelet: “E’ una pioniera, una visionaria, una donna di principi e una grande leader per i diritti umani in questi tempi difficili. Questo è un periodo storico in cui odio e disuguaglianza sono in aumento, il rispetto dei diritti umani è in declino, la libertà di stampa è sotto pressione”.

Una bellissima presentazione e un passato che avrebbe fatto ben sperare coloro che nel mondo aspirano al rispetto dei Diritti Umani. Tuttavia la Bachelet, come primo impegno nel suo nuovo ruolo, ha deciso di accusare l’Italia di razzismo per il “caso migranti” annunciando, come se non bastasse già l’assurdità di questo suo concetto, di voler inviare nel nostro Paese degli osservatori (qualcuno li ha chiamati persino “commissari”) per “valutare” gli atti di violenza compiuti dagli italiani contro i migranti e probabilmente, chiudendo gli occhi sugli atti di violenza di tanti migranti contro gli italiani che li hanno accolti, ivi compresi i gruppi di mafia nigeriana che gestiscono lo spaccio di droga, gli stupri e i femminicidi compiuti negli ultimi anni e i tanti passaggi per il resto dell’Europa di terroristi e farabutti che si nascondono nella massa dei fuggitivi.

Evidentemente alzare la testa e protestare contro gli abusi subiti da alcuni di coloro che continuano a riversarsi in Italia dalla vicina Africa, magari riflettendo sul come limitare gli sbarchi ai soli effettivi richiedenti asilo, “scartando” i terroristi, i ladri, e gli assassini, significa compiere atti di razzismo.

Per l’Onu, per la Bachelet, per Macron, per il lussemburghese Jean Asselborn, per lo stesso pd italiano tutto ciò è razzismo, mentre la rassegnazione a questo scempio nella nostra terra è solidarietà e carità cristiana.

Visto che si tratta di un ALTO COMMISSARIO, dall’alto dovrebbe vedere meglio ciò che accade nel mondo mentre si porge attenzione solo alle scelte del Governo Italiano.
Un ALTO COMMISSARIO Onu per i Diritti Umani avrebbe dovuto sapere:
– che il popolo Rohingya viene bistrattato nel Sud-Est asiatico e respinto da tutti gli Stati della zona;
– che in India la figura della donna è ancora equiparata a quella degli schiavi, se non a quella delle bestie da soma;
– che in molte zone dell’Africa viene praticata ancora l’infibulazione;
– che in Arabia Saudita viene adottata la condanna a morte anche per reati non particolarmente gravi e spesso solo per dissenso al regime;
– che i migranti che fuggono dalla loro terra d’origine, oltre a fuggire da guerre (talvolta tribali, ma spesso generate dalle dittature militari, contro le quali l’Onu neanche si sogna di intervenire), torture, genocidi, abusi sessuali, e tutto questo al di là dei ritardi nell’accoglienza in Italia dovuti al “braccio di ferro” con l’europa comunitaria e ad alcuni dei suoi stati membri indegni di appartenervi. 
Non sono queste violazioni dei Diritti Umani sui quali dovrebbe vigilare l’Alto Commissario dell’Onu?

All’ALTO COMMISSARIO evidentemente sfuggono queste cose, oppure (è pur sempre un’ipotesi plausibile) teme possibili ritorsioni nei suoi confronti se dovesse occuparsene e quindi preferisce, come si suol dire, “appoggiarsi al muro basso“?
E’ più facile fare il “potente” con una Nazione civile sottoposta a mille problemi, che non avere a che fare con gli orrori e la disumana violenza di gentaglia non allineata al sistema di potere globale.

Auguri all’Alto Commissario Onu per i Diritti Umani per il suo nuovo incarico, nella speranza che in futuro possa aprire meglio gli occhi sulle vere piaghe che affliggono l’umanità, senza ascoltare “le sirene” di certi gruppi di pressione che influenzano le istituzioni per favorire i propri interessi, le proprie sotterranee cospirazioni e i propri giochi di potere.

 

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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