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Chi sbaglia deve pagare, non solo i Paesi Membri

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Dopo oltre otto anni gli inqualificabili burocrati di Bruxelles SI ACCORGONO solo ora di aver agito con arroganza, cecità politica e tirannico assolutismo, “calpestando la dignità della Grecia” (sono parole di Juncker), facendo rischiare l’Italia e mettendo perfino in pericolo la tenuta stessa dell’euro.
Leggete come riferimento l’articolo di Panorama che vi riproponiamo qui.
Certo ce n’eravamo accorti tutti già da allora, ma gli impomatati ed ebbri (e non solo di potere) amministratori europei camminavano sempre impettiti sulla loro strada dell’ottusa austerity, ripetendo la solita solfa del rispetto delle regole, dell’obbligo della riduzione di tutti i debiti pubblici, affiancati dalla complicità maliziosa del fondo monetario internazionale, dalle corrotte agenzie di rating e dagli organi interni dell’unione europea (commissioni, bce, ecc.), sempre pronti a schierarsi contro la stabilità politica ed economica dei Paesi Membri e la loro sovranità, quasi come fossero loro i veri nemici di questa falsa comunità.
Ora però i tempi sono cambiati, il Populismo avanza dovunque, la Brexit minaccia di essere il primo mattone a cadere in quel “castello” che il sistema di potere ha eretto attorno a quella bellissima IDEA che costituiva l’Unione Europea, mortificata e sfigurata dalla rigida lettura di vecchi e superati accordi di oltre vent’anni fa, ridotta ormai a una sorta di autodifesa della moneta unica, in un’ottica scellerata di interessi commerciali, sottomissione ai mercati globali e mantenimento del potere acquisito. Sono così saltate completamente le condivisioni delle vere problematiche comunitarie (migrazioni, accoglienza, lavoro, ambiente ecc.) che esulavano l’unica componente tenuta cocciutamente sotto puntiglioso controllo: l’economia e la tenuta dell’euro.
Insomma l’unione europea si è ormai ridotta a una mera gestione di potere economico, quasi si trattasse di un mastodontico usuraio che della vita sociale riconosce solo il piacere di governarne il denaro infischiandosene delle reali questioni di vitale importanza.
A questo punto, in vista delle prossime elezioni che rischiano di farli decollare verso altri pianeti, i burocrati europei fingono di svegliarsi dal lunghissimo letargo, e iniziano ad ammettere di aver sbagliato, magari per risultare più simpatici all’opinione pubblica … ma ormai è troppo tardi, almeno per la stragrande maggioranza dei Popoli Europei (Francesi e Tedeschi compresi).
L’Europa comunitaria, la vera Unione Europea, va rifondata, riplasmata attorno a concetti meno aridi di quelli sottoscritti a Maastricht nel febbraio 1992, un tempo tanto lontano da apparire quasi preistoria per un continente e una società globale totalmente trasformata in meno di trent’anni.
Chiunque riuscirà a spodestare questi incapaci e riprovevoli personaggi, che hanno cavalcato l’Europa di questi ultimi anni, sia esso populista o europeista o ambientalista o democratico di destra o democratico di sinistra, dovrà avere un unico obiettivo: rifondare l’Unità Europea puntando all’unità d’intenti sociali e politici piuttosto che al pedante controllo dell’economia comunitaria.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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