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Precipitiamo oh, oh!

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La musica è lo specchio del tempo che stiamo vivendo; in un mondo che sprofonda nel caos e nella follia, all’antica spensieratezza di certe canzoni è subentrata la cupa denuncia dei tanti mali che stanno avvelenando la nostra società contemporanea.

Prima si cantava solo l’amore, oggi si pensa più alla solitudine, alla violenza, al terrorismo, alla droga, al razzismo; e più “crudi” sono i testi, trainati specialmente dai ritmi ossessivi del rap e dell’hip hop, più riescono a coinvolgere emotivamente le masse popolari.

Ne è passata acqua sotto i ponti da quando Modugno faceva cantare il mondo intero col suo “Nel blu dipinto di blu“, immergendo la fantasia della gente nell’immensa felicità di poter volare, era un sogno che si cantava a squarciagola, un modo gioioso di utilizzare la magia della musica.

Dopo circa settant’anni siamo dunque passati dallo spensierato “Volare oh, oh“, presentato al Festival di Sanremo 1958, al fosco “Precipitiamo oh, oh” sottinteso in pratica in quasi tutti i brani del Sanremo 2019.

Oggi si canta il dolore, la sofferenza e di conseguenza il messaggio che arriva ai fruitori della musica è improntato di tristezza, di nostalgia del passato.

Un esempio fra tutti è questo brano drammatico che Claudio Baglioni non ha voluto a Sanremo (preferendogli l’inqualificabile Rolls Royce), ma che invece avrebbe meritato la passerella internazionale del Festival pur trattando il delicato e ripugnante argomento della pedofilia.

Brano: “Caramelle” – Pierdavide Carone & Dear Jack

Autore dell'articolo: Iron Icman

Iron Icman

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