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La felicità degli infelici

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I nostalgici, forse proprio in quanto tali, sostengono che la felicità era raggiungibile solo in passato e che oggi invece ci viene assolutamente preclusa dalla miriade di problemi sociali che infestano l’intera umanità.

I fautori del progresso e della tecnologia dicono l’esatto contrario: la felicità è la massima aspirazione di oggi, costituendo il meritato traguardo per tutti coloro che sanno accettare il cambiamento e lo sviluppo tecnologico.

Probabilmente nessuno dei due può essere accolto come assioma assoluto, la verità, come sempre, sta un po’ di là e un po’ di qua.

La felicità, per quanto rara e difficilmente accessibile, c’è sempre stata e ci sarà sempre; semmai la domanda giusta dovrebbe essere: ma la felicità di una volta era uguale a quella di oggi?

Ecco, il punto è questo, la felicità di una volta era diversa, era “sincera” e giungeva dal fondo della nostra anima.
Oggi la “felicità” è indotta, viene iniettata dentro di noi dalle siringhe infami del consumismo estremo, dalle multinazionali che ci avvelenano con la falsità di un progresso drogato finalizzato al rimbecillimento delle nuove generazioni, private del lavoro, senza più alcun diritto ma asservite spietatamente al business della dilagante tecnologia.

Oggi felicità è l’acquisto delle scarpe “sneaker” da 10.000 euro, il possesso di cellulari con dozzine di telecamere, milioni di gigapixel, migliaia di inutili “app“, telefoni che sembrano sempre più dotati di vita propria e che da soli ti risucchiano i soldi dalla banca e le idee dal cervello; la felicità è la smania insensata di viaggiare di continuo nei posti più disparati del mondo, rendendo così compulsiva la spinta alla conoscenza che, nelle dosi corrette, poteva anche costituire una naturale ragione di vita.

La felicità è apparenza: è quella smorfia a forma di sorriso che “sfonda lo schermo” partendo da quegli esseri viventi che appaiono in tv per presentare le ignobili sceneggiate dei talk show o dei reality o sui social media per mostrare al mondo il loro gaudio nel partecipare alle feste di massa, alle apericene o alle riunioni di gruppo, spesso nello stupido tentativo di farsi invidiare da chi se ne sta a casa dietro il monitor del pc o il display del solito cellulare e che, comunque, se ne frega altamente di quei sorrisi sgraziati a 32 denti che mostrano una felicità plastificata proprio come le facce di molti dei soggetti inquadrati nelle foto.

Insomma oggi la felicità è il nulla, il piacere masochistico di autodistruggersi per arricchire sempre più pochi maledetti esseri degenerati nascosti da qualche parte del nostro disgraziato Pianeta.

La felicità di una volta era rara ma reale, quella di oggi è alla portata di tutti ma è solo una tristissima finzione.

Autore dell'articolo: Santokenonsuda

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