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Ancora non si è giunti a una valida alternativa green che possa soppiantare totalmente l’alimentazione termica delle autovetture. È una problematica nata dalle difficoltà che sta incontrando su tutti i mercati mondiali l’alimentazione elettrica così come è stata inizialmente concepita dai maggiori produttori del pianeta; troppo costose le auto elettriche sia per le case costruttrici sia per gli automobilisti, troppo inquinanti le batterie da dismettere, troppo difficili da reperire i materiali che costituiscono gli elementi principali per l’alimentazione elettrica, troppo complicata la riorganizzazione del sistema di distribuzione stradale dell’alimentazione dei mezzi di trasporto in sostituzione dei tradizionali carburanti (benzina, gpl, gas), troppo tempo necessario per le ricariche, troppo incerti i reali percorsi da poter compiere con un pieno di energia in quanto legati alla quantità del traffico veicolare e all’utilizzo di servizi elettrici interni alle auto che sfruttano le batterie (es. condizionatori d’aria), e poco possibili le ricariche “a domicilio” per coloro che risiedono in appartamenti cittadini.
Per tutti questi motivi il passaggio all’alimentazione elettrica delle auto per la decarbonizzazione ecologica sta risultando pieno di incognite, soprattutto per la fredda accoglienza da parte dei consumatori che sta mettendo in crisi molte case automobilistiche storiche, prima fra tutte la Volkswagen, ma la stessa cosa vale anche per Stellantis e Mercedes, ma anche la Cina sembra subire ora una profonda crisi nelle vendite, nonostante un primo periodo di grandi successi contro i marchi del resto del mondo.
Insomma l’elettrico arranca e contemporaneamente avanza l’alternativa “idrogeno“. Precisiamo che l’alimentazione a idrogeno è comunque una variante di quella elettrica in quanto questo elemento chimico serve sempre per far funzionare le batterie che danno energia ai motori elettrici, ma va bene anche per far funzionare i motori diesel. Quindi è una valida opportunità sia per i motori elettrici sia per quelli termici, inoltre è a emissioni zero di CO2, purifica l’aria emettendo solo vapore, e sembrerebbe molto meno costoso dell’attuale tecnologia elettrica, almeno secondo quanto ha comunicato la JCB, multinazionale britannica terza produttrice al mondo di macchine agricole. Gli ingegneri della JCB Power Systems sostengono che il motore sviluppato dall’azienda britannica, adattato a componenti facilmente disponibili (in cambio dei metalli rari fino a oggi adottati nei motori elettrici) eroga una potenza analoga a quella dei motori diesel.
Dunque, come finiranno ora il “business” dell’elettrico (costosissimo e maggiormente inquinante) e la campagna “green” contro i motori termici, stupidamente “legata” ai cambiamenti climatici in realtà dovuti alle variazioni dell’attività solare?
Come per tante altre cose (cd, dvd, registratori digitali, televisori al plasma, varie generazioni di cellulari, ecc.) prima di una REALE evoluzione tecnologica, già esistente e commercialmente possibile, vengono appositamente diffuse TECNOLOGIE DI TRANSIZIONE (che poi spariscono dopo qualche anno) per generare business aggiuntivi che arricchiscono i soliti ricchi e impoveriscono i soliti poveri … creduloni.
