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Leggiamo su “Il Fatto Quotidiano“: “Ci sono dei coloni che stanno cercando di impedirci di fare questa diretta, per ora solo usando i clacson”, dice Lucia Goracci davanti alla telecamera. Poi la situazione si è fatta più tesa e uno di loro “ci ha chiuso la via d’uscita con il suo pick-up. Ha cominciato a sgommare. Alla fondina aveva una pistola“, ha raccontato a La Repubblica l’inviata del Tg3. “Oggi a Umm al Kheir ero a raccontare l’uccisione di Awdah Athaleen, da parte del più impunito dei coloni, Ynon Levi“, ha spiegato Goracci, che il 29 luglio stava realizzando un servizio con il suo operatore Ivo Bonato a poca distanza dall’insediamento di Carmel, sulle colline a sud di Hebron, nella Cisgiordania meridionale.
“Sulla strada, ormai soli fuori dal villaggio, durante una diretta siamo stati affrontati da un colono. Ci ha fotografato, ha verificato chi fossimo e ha cominciato a dirmi: tu sei appena stata nel villaggio palestinese. Ivo ed io attendevamo la linea. Lui ci ha chiuso la via d’uscita con il suo pick-up. Ha cominciato a sgommare. Alla fondina aveva una pistola. Continuava a ripetermi il nome del villaggio, Umm al Khair e a dirmi: ‘Liar, friend of filastin’”. Tradotto in italiano: “Bugiardi, amici dei palestinesi”.
È dal 1948 che lo stato di Israele, allora appena nato, ha lanciato teppisti, chiamati “coloni“, al di fuori del territorio assegnato dall’ONU allo stato ebraico.
Nel corso degli oltre settant’anni successivi questi “pionieri” sguinzagliati nel tempo dai vari governi israeliani al fine di occupare pezzi di territori limitrofi allo stato ebraico, sono stati “educati” all’odio nei confronti del resto del mondo dalla perversa e scriteriata ideologia sionista che si è fatta sempre più spazio nella mentalità del Popolo Ebreo.
Oggi sono pericolosi assassini alla stregua dei terroristi di hamas e di gran parte dei componenti dell’esercito israeliano. Dunque è probabile che anche loro siano vittime di una subcultura dell’odio che si è diffusa troppo all’interno di questo Popolo condannato a soffrire e far soffrire.
