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Il contenuto delle parole

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“Ci sono vuoti che le parole colmano, altri che scavano. Ci sono silenzi che curano e altri che feriscono profondamente.”
Mi sono piaciuti questi versi di Silvana Stremiz, una poetessa e scrittrice friulana contemporanea, mi sembra molto amata sul web per la sua capacità di dare voce alle emozioni più intime, ai legami familiari e alle sfumature dell’anima con un linguaggio semplice, diretto e profondamente umano.
 

 
Ci sono Parole… Ci sono Silenzi
Ci sono vuoti che
le parole colmano,
altri che le parole scavano.
Ci sono silenzi che
sono un dono
altri che uccidono
che non hanno senso.
Ci sono parole giuste
parole sbagliate
parole dette o taciute
per non fare del male.
Parole attese, sospirate.
Ci sono parole…
Ci sono silenzi…
Un “ci sono” mancato
un “mi dispiace”
non pronunciato.
Un “sospeso” non colmato.
Ci sono silenzi che attendono
l’arrivo di una spiegazione
per poter spegnere il tormento
di quei perché senza senso.
 
Silvana Stremiz
 

 
Una piccola riflessione personale…
Così d’impeto e in sintesi: non fate in modo che sia troppo tardi .
La vita è una e breve…
Più generalmente credo che in questa poesia, ci sia una radiografia della comunicazione umana.
La Stremiz ci ricorda che le parole e i silenzi non sono mai neutri: hanno un peso, un potere costruttivo o distruttivo.
Spesso pensiamo che il silenzio sia un’assenza, ma l’autrice ci mostra come possa diventare un muro invalicabile, un “tormento” quando mancano un “mi dispiace” o un “ci sono“.
Questo profondo senso di “sospeso” e la difficoltà di capirsi mi richiamano alla mente una delle riflessioni più celebri della letteratura italiana, firmata da Luigi Pirandello nei “Sei personaggi in cerca d’autore”:
Ma se è tutto qui il male! Nelle parole! Abbiamo tutti dentro un mondo di cose; ciascuno un suo mondo di cose!
E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro?
La Stremiz e Pirandello, a un secolo di distanza, ci dicono la stessa cosa: le parole possono “scavare vuoti” proprio perché non sempre viaggiano sullo stesso binario emotivo tra chi parla e chi ascolta. E quando la parola fallisce, subentra quel silenzio pesante che attende disperatamente una spiegazione.
A volte, un piccolo passo, un briciolo di empatia o una parola detta al momento giusto possono spegnere quel rumore di fondo che ci portiamo dentro.
Quante cose lasciamo “sospese” ogni giorno?

Autore dell'articolo: Giuseppe Angelini

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