Le magagne per sopravvivere alla globalizzazione

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La globalizzazione, e la conseguente eccessiva concorrenza generatasi in ogni nazione del mondo, ha creato i presupposti per una sorta di “necessità“, da parte di tutte aziende presenti in ogni settore sui mercati internazionali, di dover escogitare sempre nuovi mezzi di guadagno, che spesso sforano con la truffa ad utenti e consumatori, in una sfera di illegalità che viene troppo spesso tollerata, se non ignorata del tutto, dai vari governi.

Purtroppo si tratta di una serie infinita di magagne rilevate sia nel settore pubblico che in quello privato, che abbiamo tante volte denunciato fin dalla nascita del nostro blog (nel 2009).

O così, o la concorrenza ci distrugge“, si schermiscono i responsabili, ma questa è solo una scusante, non una giustificazione per furfanterie che spesso si configurano come veri e propri reati.

  • l’obsolescenza programmata (le multinazionali della tecnologia televisiva, telefonica, informatica, elettronica ecc. che creano i presupposti tecnici per rendere inutilizzabili i propri prodotti dopo solo qualche anno di utilizzo);
  • gli aggiornamenti continui dei software e dei sistemi operativi nell’informatica;
  • il telemarketing per conto terzi, spesso oggetto di truffe, causate da operatori disonesti presenti nel settore del procacciamento d’affari, o di vere e prorie “persecuzioni” telefoniche da parte di call center spregiudicati e aggressivi.
  • le cartelle pazze nel settore pubblico (centinaia di migliaia di imposizioni di pagamento tributi, non dovuti e totalmente infondati, spediti dalle pubbliche istituzioni o da aziende delegate, anche nella piena coscienza della loro arbitrarietà e insussistenza, pur di arraffare subito denaro dai contribuenti da restituire – eventualmente – solo dopo cause civili, reclami alle commissioni, proteste e costosi interventi legali);
  • il pizzo di Stato, riscontrabile in molte tasse o “imposte” scriteriate tanto simili alle vessazioni malavitose considerate però illegali (adeguamenti per acquisto immobili spediti “a tempesta” in tutta Italia dall’agenzia delle entrate, tassa sul possesso dei televisori in favore della rai, duplicazione periodica delle tasse sulle proprietà di beni immobili e di consumo già riscosse in fase di acquisto, le ztl a pagamento, le strisce blu anche nelle zone periferiche ecc. ecc. ecc.);
  • la scarsa qualità della produzione immessa sui mercati esteri (vedi Cina e Usa), spesso frutto di edulcoramenti e di uso di sostanze tossiche;
  • i prodotti falsamente nuovi, immessi di continuo sul mercato da aziende senza scrupoli che sfruttano la credulità popolare, anche tramite le pubblicità sui media, per vendere sempre la stessa roba con nomi diversi e in formati o packaging differenti;
  • i prodotti falsamente doc, realizzati localmente con stili e nomenclature simili a quelli di origine (il Canada è fra i paesi più attivi in questo genere di contraffazioni, soprattutto nell’imitazione di prodotti col marchio “Italia”, ma nel mondo sono molte le nazioni che producono in proprio il “made in Italy”);
  • i telefoni cellulari che si “evolvono” ogni sei mesi pur fornendo servizi praticamente identici a quelli dei modelli precedenti, magari resi forzatamente inutilizzabili (vedi obsolescenza programmata al punto uno);
  • la delocalizzazione delle aziende che, per risparmiare sul costo del lavoro e per pagare meno tasse, spostano sedi e personale al di fuori dei confini nazionali, in altri luoghi che, pur rientrando nella dannata “comunità europea”, si prestano comunque (perché le scriteriate regole comunitarie continuano a permetterlo) a differenti e più favorevoli regimi fiscali e di sfruttamento della mano d’opera.

Fenomeni come questi hanno reso la vita della gente ancora in possesso di un minimo di capacità analitica e di una “intelligenza” propria, che non sia quella derivata “dalla massa” popolare, una sorta di continua battaglia contro tutto e tutti; gli altri invece, privati ormai di qualsiasi reattività, si sono trasformati nei “nuovi schiavi” da sfruttare.

Lo stato italiano, peraltro esso stesso autore di frodi e inganni ai danni del proprio Popolo, ci ha lasciati a combattere da soli (privatamente) questa battaglia contro i “truffatori istituzionalizzati”, che andrebbero colpiti con apposite “riforme”, certamente non quelle sino ad oggi sfornate dal governo, che anzi rischiano di “favorire”, invece di eliminare, le magagne pubbliche e private.

Ci sono solo l’antitrust e il garante della privacy che cercano in qualche modo di arginare questa enorme valanga di fregature piombata sulla popolazione, ma è troppo poco; i paletti e le regole non devono essere imposti esclusivamente ai cittadini, ma anche a dirigenti, manager e responsabili delle aziende che non sono più capaci di far sopravvivere le loro attività senza prendere in giro i propri clienti, e questo vale anche per le istituzioni nazionali e locali sempre in costante crisi di cassa da quando la nostra Repubblica ha perso la propria sovranità economica “scippata” dalla mostruosa comunità monetaria europea.

Autore dell'articolo: admin

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