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Prima che qualcuno torni a gridare all’Uomo nero…

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Fabrizio Corona

Io ero (e rimango) uno di quelli che asserivano (e asseriscono) la sproporzione della pena e una sorta di palese accanimento giudiziario, o giudizial-mediatico, verso Fabrizio Corona; parlo del pregresso, poiché della storia che circola in questi giorni, al momento, non credo si possa dire molto di più di quanto scritto dai giornali, né rivendicare, come qualcuno inizia machiavellicamente a fare, posizioni profetiche; pagherà per i reati che ha commesso anche stavolta.

Il punto è un altro, ed è semplice: se vivessimo in Austria (giusto per restare in tema), in Germania, in Svizzera o dove volete voi, Corona non avrebbe subìto altro che quel che gli spettava. Noi, però, e purtroppo, viviamo in Italia, dove chiunque può impunemente uccidere ubriaco al volante, entrare dentro casa altrui, violentare una moglie o una figlia, oppure, e di casi ne potremmo citare a decine, operare per decenni da mafioso pluriomicida e risolvere il tutto, collaborando con la giustizia, con vent’anni di carcere, di cui due terzi scontati a casa propria, tra le mura domestiche, con tanto di Tv, giornali la mattina e comfort. Capite? La differenza sta tutta qua, è soltanto questo. Una millimetrica differenza che si può definire accanimento mediatico, retorica, luogo comune o, se preferite, Sindrome dell’Uomo nero, che è una patologia prettamente italica e moderna. Questo mi indigna e continuerà a farmi indignare. Che Corona paghi i suoi mille e reiterati errori, certo, sto iniziando persino a dubitare della sua capacità di discernimento; ma che non se ne faccia ancora la strega da rogo, in un Paese in cui il più pulito, come si dice dalle mie parti, c’ha la rogna!

Autore dell'articolo: Alessandro Vizzino

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