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Mercato libero … di intrallazzare

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Il mercato energetico venne “liberalizzato” (sembrerebbe una bella cosa) dal governo D’alema nell’ultimo anno del secolo scorso. Il decreto relativo, chiamato Bersani da chi l’emanò, riportava le indicazioni del Parlamento Europeo del 1996 (tre anni prima) per la realizzazione del Mercato Unico dell’energia in Europa.

Ma come accade per ogni cosa in questo infernale terzo millennio, si materializza immediatamente uno spettro diabolico dietro qualsiasi iniziativa istituzionale, sia essa buona e, a maggior ragione, sia invece pessima.

Il protocollo di legge prevedeva infatti una liberalizzazione a gradi per tutta la “catena di valore“, in primis per la produzione, ma anche per l’importazione, l’acquisto e la vendita dell’energia elettrica, tutto questo nell’intento di far beneficiare i consumatori di una concorrenza in materia che fosse libera e leale fra i vari competitor. Nel 2000 poi venne inserita nel successivo decreto la liberazione del mercato del gas.

Questa la storia della “creazione“, che, come l’analoga di estrazione biblica, iniziò con sane finalità gestionali per finire però nel caos più totale per la successiva corsa al business intentata da miriadi di soggetti giuridici, spesso privi di requisiti consoni a tali attività.

Nacquero così diverse decine di veri e propri intermediatori fra i reali produttori di energia in possesso delle strutture e delle attrezzature atte a generarla, e i poveri consumatori travolti da migliaia e migliaia di proposte telefoniche giornaliere che promettono ancora oggi (lo strazio continua infatti incessantemente anche in questi giorni del 2021) falsi benefici economici sulle bollette. L’assurdità di queste “proposte” sta proprio nel fatto che, non trattandosi di reali produttori di energia, la loro attività sta solo nella gestione amministrativa del servizio e nel conseguente incasso di una specifica commissione. Come se, dovendo comprare un panino, vi dovreste rivolgere a un mediatore che ha rapporti diretti col panificatore dal quale compra per conto vostro il panino trattenendosi una buona percentuale per il suo intervento. Secondo voi non vi costerebbe meno acquistando il pane direttamente in panificio? Quindi può mai essere possibile quel risparmio in bolletta prospettato dai “filibustieri” che vi telefonano a ogni ora del giorno per “aiutarvi a risparmiare“?

A questa evidente truffetta da strapazzo occorre aggiungere anche il mercato sommerso (spesso “nero” e dunque illegale) dei dati sensibili dei vari utenti … da dove pensate possano attingere i vostri numeri di telefono fisso e, peggio ancora, dei cellulari per rompervi le scatole giornalmente direttamente o tramite call center albanesi, bulgari, rumeni ecc. ecc.?

Ma volete conoscere i “pochi” marchi che ufficialmente forniscono energia in Italia, magari anche senza poterla produrre realmente? Eccovene alcuni, perché probabilmente ce n’è sfuggito pure qualcuno:
Enel, Eni Luce e Gas, Iren, Illumia, Wekiwi, Acea, Gas Natural, Eviva, A2A, Sorgenia, Edison, Green Network, Heracomm, GDF Suez, Trenta, e-Light, E.ON, Aemme, AGSM, AIM, AMGA, Argos, AXO, Bluenergy, Coop, Energan, Engie, Enne, Enoi, Estra, Fintel, Gala, NWG, Omnia, Unogas, Vivigas, Optima … c’era proprio bisogno di questa pletora di nomi per ricevere una fornitura di luce e gas?

Stessa cosa, ma forse anche peggio, accade nella telefonia, dove esistono ufficialmente gli operatori telefonici virtuali, coloro cioè che “forniscono” servizi di telefonia mobile senza possedere alcuna licenza né avere le infrastrutture necessarie a fornire il servizio utilizzando allo scopo parti delle infrastrutture di altri operatori reali. Ecco un piccolo elenco di questi “mediatori” telefonici:

1Mobile (fornisce Vodafone), BT Enìa (fornisce Vodafone), BT Mobile (fornisce TIM), CoopVoce (fornisce TIM), Daily Telecom Mobile (fornisce Vodafone), DIGI Mobil (fornisce TIM), Elsynet (fornisce Wind Tre), Enegan (fornisce Vodafone), Fastweb (fornisce Wind Tre), Green Mobile (fornisce Wind Tre e TIM), ho.(fornisce Vodafone), Kena Mobile (fornisce TIM), Lycamobile (fornisce Vodafone), NetoIP Mobile (fornisce Vodafone), Noitel (fornisce Vodafone), NTmobile (fornisce Vodafone), Optima Mobile (fornisce Vodafone), PosteMobile (fornisce Wind Tre), Rabona Mobile (fornisce Vodafone), SAMTEL (fornisce TIM), sija mobile (fornisce Vodafone), Spusu (fornisce Wind Tre), UniPoste Mobile (fornisce Vodafone), Visitel (fornisce Vodafone), Welcome Italia (fornisce TIM), Withu Mobile (fornisce Vodafone). Ma non vi sembra una pazzia? I reali fornitori sono in verità solo 3: VODAFONE, TIM, WIND-TRE … tutti gli altri come li vogliamo chiamare? Magari PARASSITI? E come la mettiamo col famoso “pil“, la produzione interna è considerata “lorda” proprio perché sporcata da quest’immensità di aziende INUTILI e FITTIZIE?

Ovviamente scherziamo, ma lo scherzo diventa amaro quando vi elenchiamo gli operatori telefonici virtuali non più attivi perché depennati dall’organo di controllo (alcuni sono nati e morti nello stesso anno):

50&Più Net, A-Mobile, Alpha Telecom, Bip Mobile, Bladna Mobile, Blu, Conad INSIM, DigiTel Italia, Enelmia, ERG Mobile, Extratel Mobile, Italiacom, Linkem Mobile, MTV Mobile, Nòverca, Optima Mobile, Phonup Mobile, Ringo Mobile, SimPiù, Smart Pinoy, SunMobile, Taza Mobile, Telepass Mobil, Terrecablate Mobile, UniMobile, Vistream.

Ma se invece di autorizzare centinaia di aziende fasulle a operare in questo modo, scippandosi tra l’altro vicendevolmente i clienti con metodi prossimi alla truffa o allo stalking, specialmente tramite continue telefonate persecutorie, non sarebbe più civile fare un passo indietro e LASCIARE LAVORARE SOLO LE SOCIETA’ IN POSSESSO DEI MIGLIORI REQUISITI E DELLE REALI ATTREZZATURE PER LA PRODUZIONE DEI SERVIZI DA PROPORRE AGLI UTENTI? NON SAREBBE IL MIGLIORE BENEFICIO DA PROPORRE AI CONSUMATORI LIMITANDO UN POCO LA “LIBERTA'” DI UN MERCATO SEMPRE PIU’ PROSSIMO AL CAOS TOTALE? 

Autore dell'articolo: admin

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