Un certo Carlos Antunes Tavares ha percorso la sua carriera professionale dal 1981 in Renault fino a diventarne direttore operativo, ma nel 2013 si dimette “per divergenze interne” e viene nominato nel 2014 amministratore delegato del gruppo PSA, poi dopo la fusione con FCA in Stellantis, nel 2020 diventa leader pure di quest’ultimo pastrocchio societario. Ma in questi ultimi giorni questo personaggio si è dimesso anche dal ruolo di amministratore delegato di Stellantis, come è accaduto in passato “per divergenze interne“. Sembra cosa certa, a meno dei probabili soliti insabbiamenti mediatici che intervengono successivamente alle prime notizie “di corridoio”, che il “genio” (perché solo un “genio” può meritare un simile trattamento economico di addio) percepirà un tfr prossimo ai cento milioni di euro.
In proposito abbiamo estrapolato da un nostro vecchio articolo del primo aprile del 2017 (cliccate qui se volete leggerlo) una nostra ipotesi sul perché di certi tfr stellari … in quest’ultimo caso si dovrebbe dire “tfr stellantis“:
“…… riflettendo sul fatto che tanti politici e amministratori delegati, piazzati dal sistema di potere su certe poltrone “preziose”, siano esse pubbliche o private, usufruiscono sempre di benefit, stipendi e tfr da fare invidia ai nababbi, è plausibile supporre che il “sistema” continui ad autofinanziarsi come accadeva ai tempi di “tangentopoli”?
Non vi sembra alquanto probabile che certi personaggi continuino a girare nella giostra degli “incarichi” nonostante abbiano già incassato decine di milioni di tfr per qualche precedente anno di dirigenza in altre società, solo perché una buona fetta della “torta” (forse oltre la metà) va sempre in tasca alle lobby, ai partiti e alle forze occulte che “tramano” dietro le quinte?
Certo è strano che, solo per fare un esempio, un Alessandro Profumo, dopo aver preso (ufficialmente) quasi un centinaio di milioni per i suoi incarichi in Unicredit e Monte dei Paschi di Siena, sia stato assegnato ora dal governo a dirigere pure Leonardo; una persona “normale” che a sessant’anni si ritrova in tasca una cifra del genere sarebbe umanamente più portato a “godersi la vita” che non a tuffarsi di continuo in avventure lavorative sempre più a rischio. Ma questo può anche non voler dire nulla, ogni uomo infatti è un “universo” a se stante e potrebbe essere anche possibile che il Profumo continui a essere affascinato, anche a tarda età, dal lavoro e dalle connesse remunerazioni. Ma anche in questa eventualità è sempre plausibile il dubbio che gli incarichi vengano assegnati da molti anni sempre alle stesse persone, come in un’infernale girandola di soldi, potere e spartizioni, solo per i possibili accordi sottobanco che vincolano questi personaggi a restare sempre nel giro per poi “cedere” parte dei benefici economici incassati al sistema di potere che li piazza continuamente nella stanza dei bottoni”.
Ovviamente è solo un’ipotesi, ma se riscontrata meriterebbe il massimo disprezzo da parte del Popolo Italiano che ha dovuto ingoiare il rospo dell’ultima statistica dell’Istat sulla povertà nel nostro Paese che ha stabilito nel 2023 la POVERTA’ ASSOLUTA per 2,2 milioni di famiglie e quasi 5,7 milioni di individui.
E dire che nel 1993, a causa di strane mazzette e misteriose tangenti abbiamo cacciato via Bettino Craxi a colpi di monetine; oggi forse, per equità, occorrerebbe sparare interi lingotti d’oro col bazooka a certi esseri indegni che permettono a una sola persona, in presenza di quasi sei milioni di poveri, di intascare 100 milioni di euro in un sol colpo come se avesse vinto alla lotteria.
Al di là di eventuali meriti e di possibili capacità manageriali, tutte da dimostrare visti i fallimenti connessi, resta il fatto che certe notizie fanno venire il voltastomaco.
