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Finché

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Finché il giudizio sarà spettacolo, e la sua unica forma attuabile.
Finché ogni giudice, pur sentenziando, non avrà crediti per giudicare.
Finché sfidarsi l’uno con l’altro sarà la sola sfida ritenuta possibile.
Finché il talento sarà confuso col gradimento, l’interesse e il denaro.
Finché la serietà sarà reputata noia, e la stravaganza un banale ordinario.
Finché la conoscenza di se stessi sarà mortificata dall’assillo del consenso.
Finché s’innalzerà l’ignoranza a merito e la curiosità annichilita a difetto.
Finché ci si lamenterà dei torti subìti senza mai rimarcare i favori ricevuti.
Finché l’illusione di parlare al mondo sarà sollievo di una reale solitudine.
Finché gridare sarà meglio di discutere, e offendere più giusto di consolare.
Finché il silenzio sarà soltanto un intervallo tra due momenti di fragore.
Finché l’opinione personale sarà pesata su ciò che gli altri vogliono ascoltare.
Finché l’errore non sarà più uno sbaglio ma la parola utilizzata per compierlo.
Finché si colpevolizzerà il linguaggio per poter scagionare i propri veri limiti.
Finché si continuerà a ragionare senza alcuna volontà di sentire altre ragioni.
Finché fede e appartenenza impediranno qualsiasi accettazione della verità.
Finché il parere degli altri sarà dignitoso se allineato alle proprie certezze.
Finché s’insegnerà che il successo è più prezioso d’imparare ad avere successo.
Finché la scorciatoia sarà strada, e la strada un pleonastico spreco di tempo.
Finché l’applauso e l’adesione di tanti varranno più di un’effettiva attitudine.
Finché i valori saranno l’autunno e la modernità si perfezionerà nell’osceno.
Finché il riflesso di un altro sarà l’unico specchio per delineare le distorsioni.
Finché pochi sceglieranno per molti, e molti patiranno per l’utilità dei pochi.
Finché la convenienza rinnegherà la storia, e le vittime diverranno colpevoli.
Finché l’idea dovrà rassegnarsi all’omologazione dell’idea per stimarsi credibile.
E finché tutto sarà questo, il dissenso potrà solo vagare tra la pausa e il riposo.
 
© AV 2025

Autore dell'articolo: Alessandro Vizzino

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