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Questa frase è stata estrapolata da un post che abbiamo condiviso (pagina Facebook “Don Chisciotte”): “La famosa unità europea funziona perfettamente: ognuno è unito alla propria posizione“, e la posizione di ogni stato membro, come sempre, tende solo (e giustamente) a fare gli INTERESSI propri.
In quest’ottica all’appoggio militare ed economico ue nei confronti dell’Ucraina comincia a mancare il terreno sotto i piedi; non si può razionalmente pensare che il dissanguamento europeo per “favorire” zelensky e la sua “vendetta” possa durare in eterno.
Intanto le promesse di sostegno diminuiscono sempre più o si sdillabrano nel tempo negli anni a venire, è corretto far morire ancora intere generazioni di giovani ucraini (arruolati perfino con la forza) e disastrare l’economia europea solo per voler entrare in quella NATO che è stata la causa principale del conflitto e dalla quale gli USA (i manovratori occulti della crisi) vogliono invece uscirsene?
Ecco di seguito il testo del post della pagina “Don Chisciotte”:
ZELENSKY E IL MAGAZZINO EUROPEO: VETRINE PIENE, SCAFFALI VUOTI
A Kiev servono missili subito. L’Europa risponde con coalizioni, dichiarazioni solenni, programmi industriali e consegne previste quando, forse, questa guerra sarà già finita o avrà cambiato completamente forma.
A Parigi, il 13 luglio, Ucraina e nove Paesi europei hanno annunciato una nuova coalizione per costruire una difesa comune contro i missili balistici. Il progetto dovrebbe produrre intercettori europei più economici e disponibili in grandi quantità. Obiettivo dichiarato: arrivare a un sistema operativo entro circa dodici mesi. Fonte: Reuters e Associated Press, 13 luglio 2026.
Magnifico. Mentre gli intercettori russi viaggiano a velocità supersonica, la risposta europea viaggia alla velocità di una riunione interministeriale.
Zelensky ha chiesto 300 missili Patriot per superare l’inverno: cento al mese. Ma proprio mentre Kiev presenta la lista della spesa, alcuni alleati cominciano ad aprire i magazzini e a mostrare il fondo.
La ministra della Difesa olandese Dilan Yeşilgöz-Zegerius ha dichiarato che i Paesi Bassi hanno esaurito le possibilità di fornire ulteriori aiuti militari diretti prelevandoli dalle proprie scorte. Il governo olandese ha poi precisato che il sostegno politico a Kiev rimane: semplicemente, dagli arsenali nazionali non c’è più molto da estrarre. Fonte: Bloomberg, dichiarazioni del 7 luglio 2026, riprese da Ukrainska Pravda e The Defense Post.
La Bulgaria è stata ancora più esplicita: dopo tredici pacchetti di aiuti, avrebbe esaurito armi e munizioni cedibili dalle proprie riserve. Potrà continuare a riparare mezzi ucraini, ma non a svuotare depositi ormai già alleggeriti. Fonte: European Pravda, 8 luglio 2026; Associated Press, giugno 2026.
L’Ungheria ribadisce che non invierà armi. La Slovacchia ha annunciato che non finanzierà le spese militari ucraine. Insomma, la famosa unità europea funziona perfettamente: ognuno è unito alla propria posizione. Fonti: dichiarazioni dei governi ungherese e slovacco, maggio-giugno 2026.
La Francia, invece, ha autorizzato la produzione in Ucraina di missili SCALP, bombe guidate AASM e intercettori Aster. Ha inoltre confermato sedici Rafale, che dovrebbero diventare operativi fra il 2028 e il 2029, insieme ai nuovi sistemi SAMP/T ordinati da Kiev. Tutto utile, naturalmente. Ma il 2028 è una data sul calendario, non uno scudo sopra Kiev. Fonte: Reuters, 13 luglio 2026.
E qui la propaganda lascia il posto alla contabilità.
L’Ucraina stima per il solo 2026 un fabbisogno militare di circa 136 miliardi di euro, dei quali appena 53 coperti dal proprio bilancio. Ha quindi chiesto all’Unione europea di utilizzare altri 6,6 miliardi del cosiddetto Fondo europeo per la pace, sostenendo di avere una finestra operativa di appena sei-nove mesi. Fonte: Reuters, 1º luglio 2026.
Non significa necessariamente che l’Europa abbia deciso di abbandonare Zelensky. Significa qualcosa di forse persino più grave: dopo anni di comunicati trionfali, molti governi hanno scoperto che le munizioni non si stampano nelle tipografie dei giornali, i Patriot non nascono durante le conferenze stampa e un’industria bellica non si ricostruisce con una foto di gruppo.
I fedelissimi continuano a promettere. I contrari continuano a dire di no. Gli arsenali si svuotano. Le fabbriche accumulano ritardi. E Kiev deve difendersi oggi con sistemi che l’Europa promette per dopodomani.
Le nubi sull’orizzonte di Zelensky non arrivano soltanto da Mosca.
Arrivano anche da Bruxelles, dove le promesse sono ancora abbondanti, ma la pronta consegna risulta momentaneamente esaurita.
Don Chisciotte
