I politici contemporanei sono la più grottesca manifestazione pubblica di sfrontatezza e baggianità dell’intera storia umana. E questo vale per TUTTI coloro che esercitano un potere nel mondo, di qualunque ideologia si possa parlare, dunque sia di destra che di sinistra, sia nei più alti livelli istituzionali che in quelli più bassi e magari perfino irrisori ai fini decisionali.
Ma che se ne vadano nei teatri a strepitare come i corvi o a sparare le loro pietose battute per convincere la gente a votare per loro! Che si mettano davanti a uno specchio per guardare dal proprio punto di vista come invece li recepisce la gente! Sono convinti che l’esibirsi sui palchi mediatici delle tv e dei social network, con le loro patetiche performance, possa in qualche modo renderli i semidei del nuovo millennio da portare in trionfo sui troni del potere. Almeno in Italia è questa ottusa esaltazione a risultare il reale motivo del fenomeno dell’astensionismo elettorale, infatti molta gente percepisce perfettamente l’estremo senso del ridicolo che scaturisce da queste patetiche figure e di conseguenza diserta le urne per non favorire nessuno di questi personaggi, tra l’altro messi in lizza proprio da altri loro simili.
Così non era di certo nella seconda parte del secolo scorso quando figure come Pertini, Spadolini, Moro, Nenni, Berliguer, Almirante, Togliatti, ecc., e nel mondo, Kennedy, Krusciov, Gorbačëv, Pompidou, ecc. … oggi chi abbiamo? Gli innominabili!
Trump (maiuscolo solo perché si trova all’inizio di un paragraf0) si approccia a parlare sul podio come fosse un pagliaccio sulla pista di un circo; poi quello che dice fa prima rabbrividire, poi fa sorridere per le assurdità esposte, infine fa scoppiare in sonore sghignazzate tutti coloro che ancora riescono ad avere capacità intellettive autonome. Non parliamo poi di “esseri” come netanyahu, zelensky, kallas, von der leyen, putin, pezeshkian, ben-gvir, smotrich, kim jong-un, merz, metsola, e così via “obbrobriando“.
E stiamo parlando di politica internazionale, figuriamoci poi quando l’argomento diventa la politica italiana.
Omettendo certi defunti, solo per rispetto dei morti, possiamo ricordare: calderoli, che bruciava i pacchi che volevano rappresentare 375.000 leggi e atti inutili che lui aveva abrogato quando faceva il ministro per la “semplificazione normativa” (ah ah ah! Infatti ancora oggi si vedono i risultati di quella semplificazione); renzi, che entra in Parlamento ancheggiando come il celebre “pippo che quando passa ride tutta la città“; meloni, che sfila sulle “passerelle politiche” con abiti d’alta moda sempre diversi come fosse una nano-modella da grandi firme, per poi strillare sui “podi elettorali” come un pipistrello in cerca di ostacoli da evitare nel suo volo cieco e dimostrando così tanta, ma proprio tanta, “eleganza” in meno; schlein, che ricorre (ma non è la sola) ai suggerimenti dei consulenti d’immagine (armocromisti) per risultare migliore di quella che è, alla faccia della naturalezza e in piena applicazione dei più scorretti canoni dell’apparenza; tajani, che ci propina perle di qualunquistica “saggezza” (inutile ricordarle qui perché hanno già fatto storia) più adatte forse a un clochard in preda a crisi mistiche che non a un Ministro degli Esteri e Vice-Presidente del Consiglio; urso, che parla come un bradipo che prova a imparare la lingua italiana in un corso di alfabetizzazione; vannacci, che offende le donne, i migranti, gli atleti che non posseggono i “connotati italici” (e parla proprio lui che è il sosia di Ben Bella, l’ex Presidente dell’Algeria).
Poi ci sono le donne “dududu“, che si sentono belle e potenti solo perché si sono attaccate con la colla ai pantaloni di qualche stupido e vanaglorioso deputato o senatore; uomini “lecchinanti”, che vanno avanti solo a colpi di massoneria, di corruzione, di fedeltà decerebrata al proprio “leader” (padrone), di cieco asservimento alla “causa” del partito, anche se si tratta di “causa” di fregature ai danni del Popolo e di imbroglio “partito” sotto l’egida della legalità.
Urlano, declamano, spuntano dovunque sui nostri schermi come funghi in un bosco (prima c’era solo “TRIBUNA POLITICA“, ben orchestrata da un grandissimo moderatore, Jader Jacobelli), sono droni che sparano minchiate sugli elettori, attori da avanspettacolo pateticamente autoreferenziali, ipocriti e falsi fino alla nausea.
E queste sono le persone che dovrebbero rappresentarci, e che “la politica la sanno fare“?
La politica era un’altra cosa! L’hanno ridotta a un miserrimo spettacolo da talk show, a un circo equestre dove si esibiscono solo i pagliacci; certamente fanno ridere, ma i nostri risolini sono in realtà smorfie di dolore perché si tratta di una ilarità rabbiosa legata alla nostra presa di coscienza che quei pagliacci stanno rovinando le nostre vite.
