Periodicamente siamo costretti a sorbirci, seguendo i tg nazionali, le osservazioni, i moniti, le previsioni, per non dire le profezie di quell’odiato organo pseudo-economico che prende il nome di fondo monetario internazionale.
Non ne possiamo proprio più! Quasi ogni giorno appare in video, fra un’ammazzatina, un femminicidio o una strage e l’altra, quella brutta faccia di proscimmia della lagarde che dal suo stupido pulpito, purtroppo ufficialmente considerato pure “qualificato”, ci continua a lanciare addosso “strali” di tutti i tipi accusando l’Italia di non fare abbastanza per la cosiddetta “crescita”.
I paragoni e i giudizi si sprecano: siamo peggio della Grecia, abbiamo un pil “moscio”, cresciamo troppo poco e male (e qui si incazza soprattutto Brunetta), le previsioni sono flosce, il debito pubblico e la disoccupazione sono due “palle” al piede per la nostra economia … e chi più ne ha più ne metta.
Già dobbiamo sorbirci le interviste quotidiane interne a economisti da quattro soldi, a Squinzi, a Renzi, a decine di insulsi “replicanti” (politicanti che ripetono a memoria quanto stabilito dal loro leader), ma subire per forza anche le idiozie e i vaticini di quel lemure francese della lagarde è proprio TROPPO!
Che si tenga stretti i suoi giudizi e non ce li propini in tv, che faccia finta liberamente di gestire le economie del mondo, che si illuda di essere considerata un’eminenza “grigia”, come il colore dei suoi capelli e della sua scarsa materia encefalica, ma che almeno non ci sottoponga giornalmente alla pericolosa esposizione delle sue radiazioni… già siamo tutti sufficientemente contaminati da “pessimismo radioattivo e televisivo” per poter sopportare anche le sue inutili esternazioni.
E una volta per tutte: che i giornalisti italiani boicottino la reiterata diffusione mediatica di queste sciocchezze, c’è già tanto di cui parlare che possa risultare di reale pubblico interesse!
Neutralizzare la boccaccia della lagarde e dei suoi tirapiedi sarebbe già un servizio di pubblico interesse e non costituirebbe di certo “censura”, perché non c’è bisogno di sentircelo ripetere continuamente per sapere che siamo ancora in piena crisi, e parlare di crisi nella crisi rischia di generare una spirale infinita che non ci permetterà mai di uscirne.
Lavoriamo e parliamo d’altro… finché non riusciremo a rialzare la testa, che i gufi vadano a gufare altrove…. magari dalle parti della merkel!