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Bancopazz

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In 132 Comuni della Sicilia non vi sono più sportelli bancari e i cittadini privati da questo servizio essenziale sono circa 320.000.

Questo è un fenomeno iniziato già da diversi anni e noi di Striscia la Protesta l’avevamo denunciato nel 2018 (ma anche prima) con uno specifico articolo (cliccate qui per leggerlo).

Ma purtroppo la nostra allarmante segnalazione è stata presa sottogamba sia dai cittadini sia dai Sindacati di categoria che oggi, finalmente, si stanno attivando in maniera più incisiva.

In particolare la FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani), tramite il suo leader storico in Sicilia, Carmelo Raffa, ha lanciato un appello ai candidati alla presidenza della Regione Siciliana (in ordine alfabetico per non fare “propaganda”: Gaetano Armao, Caterina Chinnici, Cateno De Luca, Nuccio Di Paola, Eliana Esposito, Fabio Maggiore e Renato Schifani) nel quale il coordinatore di FABI Sicilia, denunciando la desertificazione bancaria nell’isola, ha precisato:

Lo studio sulla presenza degli sportelli bancari pubblicato dalla FABI su quasi tutti i quotidiani d’Italia ha messo alla luce che milioni di cittadini italiani non possono fruire dei servizi prestati dagli sportelli bancari. Per quanto riguarda la nostra Regione sono già oltre 320 mila i cittadini penalizzati dall’assenza di filiali di Istituti di Credito. Infatti 132 Comuni siciliani non godono della presenza di sportelli bancari. Se il fenomeno si espanderà ulteriormente diventerà un grave problema sociale per i territori dell’Isola. Tante persone anziane e anche meno anziane non hanno o non vogliono avere dimestichezza con i mezzi digitali, anche per evitare rischi di frodi e truffe. La FABI-SICILIA lancia un appello a tutti i candidati alla presidenza della Regione siciliana per conoscere la loro posizione sul grave problema e il loro impegno che concretizzerebbero se dovessero essere eletti alla più alta carica della nostra Regione”.

D’altra parte, come avevamo segnalato nel 2018 col nostro articolo (cliccate qui per leggerlo), le banche hanno il DOVERE di rendere immediatamente disponibili i soldi ai clienti che li hanno depositati (sempre che non esistano specifici vincoli contrattuali), d’altra parte il rapporto di fiducia fra l’azienda di credito e i propri clienti consiste proprio in questo; dunque generare artificiosamente difficoltà per i prelievi equivale a sottrarre la disponibilità del proprio denaro a chi ha concesso fiducia alle banche per gestire i propri risparmi. E’ una pazzia, oltretutto ai limiti della legalità, che i banchieri si ritengono autorizzati a fare in quanto lo Stato Italiano, con la genialità demenziale che negli anni ’90 del secolo scorso portò a privatizzare massicciamente gran parte dei beni dello Stato, concesse ai privati la gestione delle banche. In effetti con la privatizzazione vennero a decadere tutti quegli obblighi sociali e morali che i vecchi istituiti di diritto pubblico dovevano mantenere per legge, ma in ogni caso non si può escludere che, sempre per legge, una qualunque banca, seppur privata, abbia sempre L’OBBLIGO DI RENDERE FACILE AI CLIENTI IL RECUPERO DEL PROPRIO DENARO, in caso contrario si potrebbe perfino profilare l’appropriazione indebita di denaro pubblico.

L’obbiettivo occulto di coloro che con la scusa dell’onerosità dei costi di gestione (anche se ogni anno tutte le banche vantano pubblicamente introiti faraonici) stanno facendo sparire i bancomat da gran parte dei territori italiani (non è infatti un fenomeno solo siciliano) sembra essere proprio quello di limitare il più possibile l’accesso dei clienti alle proprie disponibilità economiche, e questo potrebbe perfino configurare gli estremi per poter impiantare una importante class action nazionale per truffa alla popolazione; i migliori legali presenti in Italia dovrebbero vagliare questa possibilità.

 

Autore dell'articolo: admin

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