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I privati vogliono “sguazzare” nella nostra acqua

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Le privatizzazioni coatte stanno DISTRUGGENDO L’ITALIA; da decine d’anni, lentamente, sotto la pressione di biechi affaristi, di politici stravaganti (ovviamente è solo un eufemismo), di “personaggi” traviati e indegni o magari corrotti, di lobby di potere occulto e di imprenditori (chiamiamoli così per comodità) che venderebbero pure la propria madre pur di generare business nelle loro squallide tasche, la gestione dei beni pubblici sta finendo per far arricchire i soliti speculatori.

Ecco cosa scrive l’enciclopedia Treccani a proposito di questa MALEDETTA parola italiana:

privatizzazione = Processo economico e giuridico di trasferimento di un bene, di un’attività, di un soggetto dal regime di diritto pubblico a quello di diritto privato. Nel primo caso, la privatizzazione consiste nella vendita di beni pubblici a soggetti privati; nel secondo, più difficilmente riconducibile a un unico modello, nell’affidamento a soggetti privati di funzioni pubbliche o, in generale, nella penetrazione di istituti di diritto privato nella gestione amministrativa; nel terzo nella trasformazione di un ente pubblico in persona giuridica privata.

Già il solo passo che specifica “dal regime di diritto pubblico a quello di diritto privato” fa capire come qualsiasi dannata privatizzazione sia destinata a far beneficiare solo pochi intrallazzisti dei beni che in tempi passati (certamente migliori dell’era della follia al potere e del potere della follia) erano stati dichiarati PUBBLICI, cioè appartenenti a TUTTI I CITTADINI (banche, servizi, infrastrutture, uffici, forniture di energia, di acqua, di telecomunicazioni ecc. ecc. ecc.).

Ci è pervenuto un comunicato stampa relativo all’ennesima privatizzazione coatta (perché questo sembra infatti risultare) perpetrata a Messina che pubblichiamo in piena condivisione, anche se ci rendiamo conto che fermare questa infame macchina mangiapotere è veramente difficile, per bloccarla ci vorrebbe un politico di alto livello e di grande coscienza … ma ce n’è ancora qualcuno in giro? Oggetto della questione è la gestione pubblica delle acque nel Messinese.

<< in considerazione del fatto che la legge regionale 19/ 2015 che disciplina il governo e la gestione pubblica delle acque in sicilia è tuttora vigente, che la stessa è stata promossa da 135 comuni siciliani e da due provincie (e tra questi la provincia di Messina nonché da 53 comuni della stessa provincia), che contestualmente alla promozione della legge di iniziativa popolare e dei Consigli comunali tra il 2009 e il 2010 gli stessi comuni hanno modificato i propri statuti dichiarando l’acqua bene comune e la sua gestione pubblica e non mercificabile; che con deliberazioni dell’Assemblea dei Sindaci dell’ATI Messina nn. 10, 16 e 28 del 2022, si è stabilito di procedere all’affidamento del servizio idrico integrato a società in house providing, tramite costituzione di una newco a totale partecipazione pubblica e con deliberazione n. 28 del 23 dicembre 2022 veniva valutata, infine, la possibilità di affidare in servizio alla Società AMAM – Azienda Meridionale Acque Messina in alternativa alla newco, si considerano del tutto illeggittime le deliberazione del Commissario ad acta nominato dalla  Regione Siciliana il 4 gennaio 2023 che, anziché dare seguito ai deliberata dell’Assemblea dei sindaci, con Deliberazione n. 1 del 13/02/2023 ha unilateralmente deciso di dare avvio alle procedure propedeutiche all’affidamento del Servizio Idrico Integrato ad una società mista Pubblico-Privato mettendo a gara la gestione del Bene Comune primario. Nelle seguenti Deliberazioni n. 2,3,4 il Commissario espleta in pieno accordo con se stessa, o con i desiderata della Regione, tutti gli atti propedeutici alla privatizzazzione per chiedere infine ai Consigli comunali di approvare, pena il commissariamento, lo statuto della costituenda Messina acque spa.

Un autentico sfregio alla volontà popolare espressa con i Referendum del 2011, alla legge 19/15 vigente, alle determinazioni dei sindaci e dei Consigli comunali ai quali ora si chiede di ratificare una decisione presa in altre sedi che quelle democratiche.

Il principio cardine della legge regionale 19/2015 che dichiara l’acqua un diritto umano inalienabile sancisce all’art.1 che l’acqua è un “bene comune pubblico non assoggettabile a finalità lucrative”;

all’art.2 che “la legge si prefigge l’obiettivo di definire i principi per la tutela, il governo pubblico e partecipativo della gestione delle acque… e disciplina altresì funzioni e compiti per il governo pubblico del ciclo integrato dell’acqua”; l’art.4 comma 1 afferma che “la gestione del SII è realizzata senza finalità lucrative”.

Si chiede a tutti gli Amministratori della provincia di Messina, al contrario del Commissario, di voler rispettare la legge vigente che essi stessi hanno promosso,  di rifiutarsi di approvare lo statuto della spa e di ricorrere in ogni sede contro una decisione unilaterale che condannerà le comunità a condividere gli esosi costi di un servizio  i cui profitti saranno invece appannaggio dei soci privati.>>

Autore dell'articolo: admin

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