Tag: , , , , ,

I sentimenti perfetti della vita imperfetta

Visite: 189
Quante volte abbiamo sentito dire: “la vita e’ un film” o “la vita è un romanzo” ? Ma forse non riflettiamo a sufficienza che, a differenza dei film o dei romanzi, la vita si conclude invariabilmente e prevedibilmente con la morte del protagonista; che si tratti di genere comico, giallo, d’azione, nel migliore dei casi brillante, nel peggiore dell’orrore, – in tutti i casi, e senza eccezione – finirà con la scomparsa dell’attore principale, quasi sempre preceduta dal venir meno di altri co-protagonisti. Basterebbe questo per dire che c’è qualcosa che non quadra, qualcosa di radicalmente imperfetto nella vita, che qualcuno dice rappresentare lo stimolo per interrogarsi se non ci sia per caso dell’altro, al di la’ della quota biologica del nostro esistere. A fronte di tutto cio’, i pensieri e i sentimenti rappresentano tra i migliori strumenti che la nostra mente ha a disposizione per ricercare strategie che possano aiutarci ad accettare o almeno a temperare l’imperfezione, l’insensatezza, la complessità, anche l’ingiustizia, di cui gia’ il biblico Giobbe si lamento’ a gran voce. E oggi volevo concentrarmi un momento proprio sulla grande efficienza di questi dispositivi ideo-affettivi per passare attraverso le imperfezioni delle vite umane, giungendo al traguardo finale con un discreto senso di integrità. Partirei dal dato più scontato ma anche più sublime, e il fatto che sia scontato non ne diminuisce di una virgola non solo la bellezza e la profondità ma anche la difficoltà di praticarlo adeguatamente: parlo dell’amore, della sua capacità di dare senso, colore, intensità, di nobilitare legami e relazioni, di produrre gioia, armonia, piacere, di elevare l’umano al livello più alto delle sue potenzialità espressive ed esperienziali. L’amore riempie, riscalda, avvicina, coinvolge, comprende tutto, perdona tutto, sostiene il peso dell’incertezza, così come quello del dubbio, e rappresenta, riguardo al nostro tema, uno strepitoso viaggio verso l’infinito: non sono solo gli amori storici e famosi che continuiamo a ricordare nel tempo a godere di una qualche forma di immortalità, sono sicuro che anche quelli umili e ignorati dalle masse abbiano il suggello dell’eternita’, anche se non riportati sui libri e non celebrati nel tempo. Un altro sentimento “perfetto” con il quale possiamo rendere la vita meno provvisoria e “scadente” e’ la gioia, che col precedente mantiene saldi rapporti di stretta contiguità. L’altro giorno una paziente, che sta passando attraverso dolorose traversie familiari per via della malattia della madre e che spesso credo di comprendere pienamente – specie riguardo alle sue preoccupazioni – anche nei più minuti moti dell’animo, trovando spesso una sorprendente coincidenza di vissuti, mi raccontava con molta precisione e dettaglio di come, in questo periodo lacerato da ansie e timori, si ritrovi a volte a percepire uno stato d’animo gioioso, di cui lei per prima si stupisce, che non comprende da dove arrivi ma che per un tempo seppure limitato la fa sentire lieta in mezzo agli affanni. Ho sperimentato in condizioni analoghe dei flash simili a quelli che questa persona mi ha riferito durante la seduta, e l’idea che mi sono fatto e’ che la nostra insopprimibile aspirazione al bene e alla gioia a volte si impone alla nostra coscienza, indipendentemente dalla nostra volontà, come a tentare la creazione di una barriera protettiva nei confronti di emozioni distruttive, un argine al dolore per mezzo del suo opposto. Queste esperienze ci dicono che il nostro desiderio di gioia non scompare neanche quando la vita imperfetta ci fa toccare con mano angosce e patimenti, potendo alludere al fatto che lo sconfinato potere dei nostri sentimenti e dei nostri pensieri e’ in grado di costruire rifugi mentali nei confronti del dolore e della paura, e strumenti efficaci per coltivare la bellezza e il desiderio anche in precarie condizioni esistenziali. San Giovanni della Croce compose il Cantico spirituale – straordinario esempio del valore spirituale della gioia e dell’amore, nella cella molto angusta della prigione nella quale era stato ingiustamente confinato, costretto a stare in piedi, talmente era limitato lo spazio che aveva a disposizione e a memorizzare progressivamente, i versi che andava componendo non avendo possibilità alcuna di scriverli. Ma io credo che siamo tutti sulla lunghezza d’onda di questo grande mistico, quando negli spazi di vita angusti e tribolati in cui a volte si trasformano le nostre esistenze, siamo ancora in grado di cogliere il potere dei nostri affetti e riaffermare il nostro diritto alla gioia e alla bellezza, coltivando l’amore e i nostri sentimenti più nobili, sfidando l’imperfezione della vita e quella del mondo con la forza della speranza attiva e della fiducia creativa. E quando la vita, come oggi accade, diventa sempre più complicata e difficile, e il mondo sempre più caotico e incomprensibile, la pratica dei nostri sentimenti perfetti diviene immancabilmente non solo via di salvezza, ma anche forma di resistenza contro l’avanzare del cinismo e della distruttivita’ perché come scrive il poeta siciliano Nino Gennaro: Quante volte abbiamo sentito dire: “la vita e’ un film” o “la vita è un romanzo” ? Ma forse non riflettiamo a sufficienza che, a differenza dei film o dei romanzi, la vita si conclude invariabilmente e prevedibilmente con la morte del protagonista; che si tratti di genere comico, giallo, d’azione, nel migliore dei casi brillante, nel peggiore dell’orrore, – in tutti i casi e senza eccezione – finirà con la scomparsa dell’attore principale, quasi sempre preceduta da un venir meno di altri co-protagonisti. Basterebbe questo per dire che c’è qualcosa che non quadra, qualcosa di radicalmente imperfetto nella vita, che qualcuno dice rappresentare lo stimolo per interrogarsi se non ci sia per caso dell’altro al di la’ della quota biologica del nostro esistere. I pensieri e i sentimenti rappresentano tra i migliori strumenti che la nostra mente ha a disposizione per ricercare strategie che possano aiutarci ad accettare o almeno a temperare l’imperfezione, l’insensatezza, la complessità, anche l’ingiustizia, di cui gia’ il biblico Giobbe si lamento’ a gran voce. E oggi volevo concentrarmi un momento proprio sulla grande efficienza di questi dispositivi ideo-affettivi per passare attraverso le imperfezioni delle vite umane, giungendo al traguardo finale con un discreto senso di integrità. Partirei dal dato più scontato ma anche più sublime, e il fatto che sia scontato non ne diminuisce di una virgola non solo la bellezza e la profondità ma anche la difficoltà di praticarlo adeguatamente: parlo dell’amore, della sua capacità di dare senso, colore, intensità, di nobilitare legami e relazioni, di produrre gioia, armonia piacere, di elevare l’umano al livello più alto delle sue potenzialità espressive ed esperienziali. L’amore riempie, riscalda, avvicina, coinvolge, comprende tutto, perdona tutto, sostiene il peso dell’incertezza, così come quello del dubbio, e rappresenta, riguardo al nostro tema, uno strepitoso viaggio verso l’infinito: non sono solo gli amori storici e famosi che continuiamo a ricordare nel tempo a godere di una qualche forma di immortalità, sono sicuro che anche quelli umili e ignorati dalle masse abbiano il suggello dell’eternita’, anche se non riportati sui libri e non celebrati nel tempo. Un altro sentimento “perfetto” con il quale possiamo rendere la vita meno provvisoria e “scadente” e’ la gioia, che col precedente mantiene saldi rapporti di stretta contiguità. L’altro giorno una paziente che sta passando attraverso dolorose traversie familiari per via della malattia della madre e che spesso credo di comprendere – specie riguardo alle sue preoccupazioni – anche nei più minuti moti dell’animo, trovando spesso una sorprendente coincidenza di vissuti, mi raccontava con molta precisione e dettaglio di come in questo periodo lacerato da ansie e timori, si ritrovi a volte a percepire uno stato d’animo gioioso, di cui lei per prima si stupisce, che non comprende da dove arrivi ma che per un tempo seppure limitato la fa sentire lieta in mezzo agli affanni. Ho sperimentato in condizioni analoghe dei flash simili a quelli che questa persona mi ha riferito durante la seduta, e l’idea che mi sono fatto e’ che la nostra insopprimibile aspirazione al bene e alla gioia a volte si impone alla nostra coscienza indipendentemente dalla nostra volontà come a tentare la creazione di una barriera protettiva nei confronti di emozioni distruttive. Queste esperienze ci dicono che il nostro desiderio di gioia non scompare neanche quando la vita imperfetta ci fa toccare con mano angosce e patimenti, potendo alludere al fatto che lo sconfinato potere dei nostri sentimenti e dei nostri pensieri e’ in grado di costruire rifugi mentali nei confronti del dolore e della paura, e strumenti efficaci per coltivare la bellezza e il desiderio, anche in precarie condizioni esistenziali. San Giovanni della Croce compose il Cantico spirituale – straordinario esempio del valore spirituale della gioia e dell’amore – nella cella molto angusta della prigione nella quale era stato ingiustamente confinato, costretto a stare in piedi, talmente era limitato lo spazio che aveva a disposizione, e a memorizzare progressivamente i versi che andava componendo, non avendo possibilità alcuna di scriverli. Ma io credo che siamo tutti sulla lunghezza d’onda di questo grande mistico, quando negli spazi di vita angusti e tribolati in cui a volte si trasformano le nostre esistenze, siamo ancora in grado di cogliere il potere dei nostri affetti e riaffermare il nostro diritto alla gioia e alla bellezza, coltivando l’amore e i nostri sentimenti più nobili, sfidando l’imperfezione della vita e quella del mondo con la forza della speranza attiva e della fiducia creativa. E quando la vita, come oggi accade, diventa sempre più complicata e difficile, e il mondo sempre più caotico e incomprensibile, la pratica dei nostri sentimenti perfetti diviene immancabilmente non solo via di salvezza, ma anche forma di resistenza contro l’avanzare del cinismo e della distruttivita’ perché come scrive il poeta siciliano Nino Gennaro: Quante volte abbiamo sentito dire: “la vita e’ un film” o “la vita è un romanzo” ? Ma forse non riflettiamo a sufficienza che, a differenza dei film o dei romanzi, la vita si conclude invariabilmente e prevedibilmente con la morte del protagonista; che si tratti di genere comico, giallo, d’azione, nel migliore dei casi brillante, nel peggiore dell’orrore, – in tutti i casi e senza eccezione – finirà con la scomparsa dell’attore principale, quasi sempre preceduta da un venir meno di altri co-protagonisti. Basterebbe questo per dire che c’è qualcosa che non quadra, qualcosa di radicalmente imperfetto nella vita, che qualcuno dice rappresentare lo stimolo per interrogarsi se non ci sia per caso dell’altro al di la’ della quota biologica del nostro esistere. A fronte di tutto ciò, i pensieri e i sentimenti rappresentano tra i migliori strumenti che la nostra mente ha a disposizione per ricercare strategie che possano aiutarci ad accettare, o almeno a temperare, l’imperfezione, l’insensatezza, la complessità, anche l’ingiustizia, di cui gia’ il biblico Giobbe si lamento’ a gran voce. E oggi volevo concentrarmi un momento proprio sulla grande efficienza di questi dispositivi ideo-affettivi per passare attraverso le imperfezioni delle vite umane, giungendo al traguardo finale con un discreto senso di integrità. Partirei dal dato più scontato, ma anche più sublime, e il fatto che sia scontato non ne diminuisce di una virgola non solo la bellezza e la profondità ma anche la difficoltà di praticarlo adeguatamente: parlo dell’amore, della sua capacità di dare senso, colore, intensità, di nobilitare legami e relazioni, di produrre gioia, armonia piacere, di elevare l’umano al livello più alto delle sue potenzialità espressive ed esperienziali. L’amore riempie, riscalda, avvicina, coinvolge, comprende tutto, perdona tutto, sostiene il peso dell’incertezza, così come quello del dubbio, e rappresenta, riguardo al nostro tema, uno strepitoso viaggio verso l’infinito: non sono solo gli amori storici e famosi che continuiamo a ricordare nel tempo a godere di una qualche forma di immortalità, sono sicuro che anche quelli umili e ignorati dalle masse abbiano il suggello dell’eternita’, anche se non riportati sui libri e non celebrati nel tempo. Un altro sentimento “perfetto” con il quale possiamo rendere la vita meno provvisoria e “scadente” e’ la gioia, che col precedente mantiene saldi rapporti di stretta contiguità. L’altro giorno una paziente che sta passando attraverso dolorose traversie familiari per via della malattia della madre e che spesso credo di comprendere pienamente – specie riguardo alle sue preoccupazioni – anche nei più minuti moti dell’animo, trovando spesso una sorprendente coincidenza di vissuti, mi raccontava con molta precisione e dettaglio di come in questo periodo lacerato da ansie e timori, si ritrovi a volte a percepire uno stato d’animo gioioso, di cui lei per prima si stupisce, che non comprende da dove arrivi, ma che per un tempo seppure limitato la fa sentire lieta in mezzo agli affanni. Ho sperimentato in condizioni analoghe dei flash simili a quelli che questa persona mi ha riferito durante la seduta, e l’idea che mi sono fatto e’ che la nostra insopprimibile aspirazione al bene e alla gioia a volte si impone alla nostra coscienza, indipendentemente dalla nostra volontà, come a tentare la creazione di una barriera protettiva nei confronti di emozioni distruttive. Queste esperienze ci dicono che il nostro desiderio di gioia non scompare neanche quando la vita imperfetta ci fa toccare con mano angosce e patimenti, potendo alludere al fatto che lo sconfinato potere dei nostri sentimenti e dei nostri pensieri e’ in grado di costruire rifugi mentali nei confronti del dolore e della paura, e strumenti efficaci per coltivare la bellezza e il desiderio anche in precarie condizioni esistenziali. San Giovanni della Croce compose il Cantico spirituale – straordinario esempio del valore spirituale della gioia e dell’amore – nella cella molto angusta della prigione nella quale era stato ingiustamente confinato, costretto a stare in piedi, talmente era limitato lo spazio che aveva a disposizione, e a memorizzare progressivamente i versi che andava componendo, non avendo possibilità alcuna di scriverli. Ma io credo che siamo tutti sulla lunghezza d’onda di questo grande mistico, quando negli spazi di vita angusti e tribolati in cui a volte si trasformano le nostre esistenze, siamo ancora in grado di cogliere il potere dei nostri affetti e riaffermare il nostro diritto alla gioia e alla bellezza, coltivando l’amore e i nostri sentimenti più nobili, sfidando l’imperfezione della vita e quella del mondo con la forza della speranza attiva e della fiducia creativa. E quando la vita, come oggi accade, diventa sempre più complicata e difficile, e il mondo sempre più caotico e incomprensibile, la pratica dei nostri sentimenti perfetti diviene immancabilmente non solo via di salvezza, ma anche forma di resistenza contro l’avanzare del cinismo e della distruttivita’, in opposizione netta a chi ci vorrebbe passivi e rassegnati, perché come scrive il poeta siciliano Nino Gennaro: “O si è felici o si è complici”.

Autore dell'articolo: Daniele La Barbera

Lascia un commento