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Import Export di schiavi globali

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Abbiamo parlato di “cinesizzazione” dei lavoratori italiani già dal 2011 e forse siamo stati fra i primi ad adottare questo neologismo.

Erano i primi mesi d.m.  (dopo marchionnne), e già si cominciava a temere per la pausa caffè ma anche per il pipì-stop (l’equivalente del pit-stop nelle gare di Formula 1), interruzioni che d’altra parte in Cina e in India vengono già “conteggiate” (sottraendole ovviamente) nell’orario di servizio prestato dai lavoratori.

Si dice che le economie cinese e indiana siano salite alle stelle proprio grazie a questa tirannica e persecutoria strategia adottata “contro” i lavoratori, ma in realtà tutto questo ha solo contribuito ad aumentare la “forbice” differenziale fra la sempre più ricca classe imprenditoriale e la sempre più povera categoria di “miseri mortali”, costretti quotidianamente a non poter sollevare il sedere dal proprio posto di lavoro per 10/12 ore consecutive di servizio, e, soprattutto, per pochi spiccioli al giorno.

Oggi purtroppo il fenomeno si è allargato a macchia d’olio e lo schiavistico “disegno” è diventato globale, anzi sembrerebbe (ma siamo in tantissimi ormai a sostenerlo) che sia proprio questo uno dei principali obiettivi del cosiddetto “nuovo ordine mondiale“.

Su questo blog abbiamo ipotizzato, nel recente passato, che dietro il fenomeno della migrazione, oltre all’evidente business connesso (delinquenza organizzata, caso mafia-capitale, accoglienza pagata a peso d’oro, ecc.) si possa celare un orrendo progetto degli oligarchi globalizzatori,  dubitiamo infatti che personaggi come la merkel, dopo aver manifestato più volte la indisponibilità pressoché totale all’accoglienza, possano aver innestato, appena una settimana fa, una clamorosa marcia indietro su questo tema solo per sopravvenuti slanci umanistici.

Abbiamo pensato che nelle profondità delle sinapsi di quel sostanzioso gruppo che sta “organizzando” questi stravolgimenti planetari possa nascondersi la forte volontà di abbattere, una volta per tutte e dappertutto, il costo del lavoro.

Sparizioni dei diritti dei lavoratori nell’intero occidente (in Italia “partorite” col renziano job act), le migrazioni di interi popoli disposti a lavorare pressoché gratuitamente pur di poter sfuggire alle guerre, delocalizzazioni massive delle principali aziende per dimostrare che esistono luoghi dove la mano d’opera non costa quasi nulla, imbavagliamento dei sindacati (dove ancora non sono considerati illegali), sono tutti fenomeni che porteranno inevitabilmente a far diventare il “lavoro” unico motivo di vita per l’intera umanità, proprio come è già avvenuto in Cina e in India e in certi film di fantascienza considerati, sia dai nostri nonni che dai nostri genitori, “assurdità” senza alcuna possibilità di realizzazione.

Come detto in precedenza non siamo i soli a pensarla così, ecco infatti un video in cui il concetto viene ribadito anche dal noto blogger Claudio Messora, in pratica con argomentazioni e terminologia analoghe alle nostre. Sarà difficile opporsi a questa “forza bruta” che vuole schiavizzarci sull’intero fronte planetario, ma almeno apriamo gli occhi e non facciamoci prendere per i fondelli da coloro che tentano di illuderci che tutto tornerà come prima e che questa nostra ipotesi sia solo una “farneticante, populistica e complottistica” interpretazione degli eventi in antitesi a quella governativa.  Il futuro stabilirà se i visionari populisti siamo noi o se siamo stati presi doppiamente in giro da chi ci vuole sfruttare mascherandosi tuttavia da “salvatore della patria“.

Autore dell'articolo: Iron Icman

Iron Icman

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