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Le speranze dei megalomani

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Si legge in giro per i social una frase estrapolata dal romanzo “Il bar delle grandi speranze“, opera prima del giornalista statunitense J.R.Moehringer.

Nel contesto del libro, peraltro diventato nel 2021 anche un film (The Tender Bar) ben diretto da George Clooney, questa frase ha una sua ragione per esistere, i giapponesi citerebbero al riguardo la parola ikigai, tuttavia, come spesso accade nel caos pseudoculturale del mondo social, questo breve stralcio del romanzo viene interpretato nel modo sbagliato e appare quasi un’esaltazione motivazionale per i megalomani che ormai da una ventina d’anni affollano il nostro prossimo.

La frase è questa: “Capii che dobbiamo mentire a noi stessi di tanto in tanto, dirci che siamo forti e capaci, che la vita è bella e il duro lavoro avrà la sua ricompensa, e poi provare a trasformare le nostre bugie in realtà. Questo è il nostro compito, la nostra salvezza…”

Il concetto che sembra venirne fuori appare già controverso nel momento in cui il soggetto pensante ammette che dichiararsi “forte e capace” è fondamentalmente una menzogna trasmessa a se stesso e agli altri, così come lo è la bellezza della vita e la certezza di una ricompensa finale derivante dal duro lavoro svolto. Quindi nella consapevolezza di non possedere alcun talento né alcun merito e di ritenersi pure deboli nei confronti del prossimo, fa apparire questa spudorata falsità come una teatrale presa in giro per il resto del mondo. Piuttosto che trasformare una bugia in realtà si può dire che viene commessa una vera e propria truffa nei riguardi dell’intera società proprio perché il megalomane di turno ha piena coscienza della sua mediocrità.

Il mondo ormai è pieno di millantatori che si pavoneggiano come fossero “numeri uno” in qualsiasi settore delle attività umane. Accrescere a dismisura l’autostima con mere illusioni personali non migliora la vita, piuttosto ci trasforma in ridicoli sbruffoni.
La presa di coscienza dei nostri reali limiti ci rende invece più umili e ben predisposti ai rapporti con il nostro prossimo, ma questa è l’epoca della competitività sfrenata e delle “sfide” inutili con tutti, quindi abituiamoci a essere circondati da milioni di stupidi “superman“.

Autore dell'articolo: Sergio Figuccia

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